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Un passo avanti
Disabili: meno burocrazia e servizi migliori

Semplificare le procedure burocratiche legate al riconoscimento della disabilità. È lo scopo della legge regionale 4/2008, recentemente approvata dall'assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, dal titolo "Disciplina degli accertamenti della disabilità. Ulteriori misure di semplificazione e altre disposizioni in materia sanitaria e sociale". Oltre a regolare la "disciplina degli accertamenti per il riconoscimento della disabilità" (titolo I), il provvedimento contiene "misure di semplificazione in materia sanitaria e sociale" (titolo II), "disposizioni sull'organizzazione e sul funzionamento del servizio sanitario regionale" (titolo III), nonché tratta di "autorizzazione e accreditamento delle attività sanitarie" (titolo IV). In concreto, si pone l'obiettivo di snellire i percorsi istituzionali e amministrativi, nonché semplificare le misure burocratiche attraverso l'abolizione di 21 tipologie di certificati. Inoltre prevede "nuove forme di istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e organizzativo", "l'istituzione di registri di patologia" e "nuove norme in materia di accreditamento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie".

Un'unica certificazione. Una legge "estremamente positiva, tant'è che era richiesta da tempo dalle diverse associazioni che si occupano di persone disabili". È favorevole al provvedimento Walter Baldassari, direttore generale dell'Opera dell'Immacolata, realtà bolognese che "da oltre 40 anni opera per la promozione e l'inserimento sociale e lavorativo dei disabili". Sul fronte della semplificazione burocratica, "prima - osserva Baldassari - occorreva affrontare una procedura e ottenere un certificato a sé per ogni esigenza del disabile: dalla scuola, al lavoro, all'accompagnamento. Ora, invece, non è più necessario moltiplicare le incombenze". Un risultato per il quale la Federazione italiana per il superamento dell'handicap (Fish) ha dato un riconoscimento all'assessore regionale competente. "Con la certificazione unica - spiega la Fish -, prevista quale chiave d'accesso a tutti i percorsi integrativi, si consegue per la prima volta in Italia la ricomposizione sulla persona con disabilità dei suoi diritti, prima frazionati in numerose commissioni e decine di certificazioni per la medesima patologia". "Ciò - prosegue - oltre a dare dignità alle nostre famiglie, determina per loro, come pure per l'ente pubblico, un minor onere e un passo in avanti verso la presa in carico" attraverso un "progetto individuale".

Fuori dal "capestro" degli appalti. Ma, a fianco della semplificazione amministrativa, la legge regionale ha pure "altri aspetti" che "non possiamo che vedere favorevolmente", aggiunge Gaspare Vesco, pedagogista e referente tecnico del coordinamento regionale dell'Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale). È il caso "dell'accreditamento per i servizi socio-sanitari, che darà finalmente la possibilità di uscire dal capestro degli appalti", che ora mettono a rischio la continuità nella "gestione di servizi che danno soddisfazione e benessere alle persone con disabilità e tranquillità alle loro famiglie". Sulla stessa linea Baldassari, che rimarca l'importanza di passare "dalle gare d'appalto a contratti di servizio", dove non si punta solo al criterio economico, ma anche alla continuità nell'erogazione del servizio, con "un'attenzione e un rispetto sapiente delle storie e dei valori di riferimento". Per questo, sottolinea il direttore dell'Opera dell'Immacolata, "occorre prestare grande attenzione a questo semestre, nel quale verranno introdotti criteri importanti circa l'accreditamento delle strutture socio-sanitarie che si occupano di disabilità". Tra i "criteri base", cita "il personale qualificato, i rapporti numerici, la garanzia dei contenuti che si vanno a sviluppare nelle diverse tipologie per garantire buone prestazioni".

Le sfide future. "Purtroppo - rileva Vesco - i bisogni delle persone aumentano e sono in continua evoluzione, le famiglie invecchiano e necessitano sempre di maggiore aiuto". A fianco di questa legge, pertanto, "la Regione nei prossimi anni, avvalendosi anche del Fondo regionale per la non autosufficienza, dovrà impegnarsi nel fare un'attenta analisi dei nuovi bisogni, per progettare e sperimentare servizi sempre più flessibili e rispondenti alle necessità delle persone e delle loro famiglie". Ancora, "dovrà lavorare con maggiore attenzione e impegno sulla figura dell'operatore sociale", un'attività "poco conosciuta, ma sicuramente poco riconosciuta", che spesso "non viene riconosciuta fino in fondo come un vero e proprio lavoro". "Le professioni di aiuto educative e assistenziali, di chi lavora con le fasce più deboli, nonostante l'impegno da parte di molti e lo sviluppo dei servizi che le vedono protagoniste - conclude il pedagogista -, hanno un'immagine sociale sfuocata, con un mercato del lavoro non sufficientemente attento, con basse remunerazioni e il più delle volte con quasi nessuna possibilità di carriera".

a cura di Francesco Rossi

(12 marzo 2008)

 


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