Due proposte di legge per limitare le sale da gioco
Nel solo 2011 la raccolta lorda derivante dal gioco lecito nel nostro Paese è stata di quasi 80 miliardi di euro, con un incremento del 30% rispetto all‘anno precedente, ossia di 18,5 miliardi. Dati che fanno riflettere sul modo in cui le abitudini al gioco stiano cambiando, coinvolgendo fasce di popolazione sempre più ampie. La Regione Friuli Venezia Giulia, visto il crescente proliferare di sale slot e centri per le scommesse, che coinvolgono anche i centri abitati di più modeste dimensioni, ha deciso di avanzare due proposte di legge, volte a limitare le sale da gioco e a proporre un accesso consapevole e misurato allo stesso.
Le due iniziative regionali. La prima delle due mozioni - una proposta di legge nazionale - punta a modificare il Testo unico di pubblica sicurezza del 1931, meglio conosciuto come "Codice Rocco", al fine di vietare in modo chiaro e preciso l‘installazione e l‘uso di apparecchi e congegni automatici e semiautomatici elettronici da gioco d‘azzardo nei luoghi pubblici, aperti al pubblico, circoli e associazioni, pena la confisca e distruzione dei macchinari e una sanzione amministrativa pecuniaria da mille a 6 mila euro. La seconda proposta, sottoscritta da 24 consiglieri regionali, fornisce ai Comuni un regolamento di riferimento che possa escludere il rilascio di un‘autorizzazione dove le sale da gioco siano collocate nelle vicinanze di istituti scolastici, centri giovanili e istituti frequentati principalmente da giovani, ma anche strutture residenziali e semiresidenziali operanti in ambito sanitario e socio-assistenziale. La proposta contiene anche il divieto di qualsiasi attività pubblicitaria relativa all‘apertura o all‘esercizio delle sale, con l‘obbligo degli esercenti a prestare garanzie idonee affinché sia impedito l‘accesso ai minorenni. Non da ultimo viene promossa la formazione sulla dipendenza da gioco per il personale operante, con l‘obbligo di evidenziare ai giocatori il limite d‘importo da puntare e il tempo massimo di utilizzo delle macchine. Tali proposte prendono forma da una recente sentenza della Corte costituzionale che demanda alle Regioni la possibilità di legiferare sulle sale da gioco per tutelare determinate categorie di persone e prevenire il vizio del gioco.
I rischi dell‘eccesso. I provvedimenti proposti dalla Regione si preoccupano delle conseguenze sociali dell‘offerta dei giochi su fasce di consumatori più deboli - persone psicologicamente vulnerabili o immature - maggiormente esposte alla suggestione di vincite facili e guadagni immediati. Sono proprio le categorie più fragili quelle esposte a un maggior rischio di dipendenze da gioco: le statistiche affermano che gioca il 66% dei disoccupati e il 47% degli indigenti e il nostro Paese conta un milione di persone che pratica regolarmente il "gioco lecito"; di questo la metà è composta da giovani. "Si sta assistendo a una vera colonizzazione, non c‘è area in Regione, anche nelle realtà più piccole, che non abbia una sala slot o centri dove effettuare scommesse", afferma Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta che dal 1993 con l‘Associazione per il recupero dei giocatori d‘azzardo - Agita (www.sosazzardo.it) di Campoformido, in provincia di Udine, si occupa di queste tematiche. "La dipendenza è un problema sociale - prosegue - e il ‘gioco‘ è entrato nella cultura e nei modi d‘essere delle persone, sostenuto da pubblicità e programmi tv. L‘offerta sta diventando sempre più crescente e mi domando a cosa serva tutto questo gran parlare, se la situazione è ormai questa". Come confermato da De Luca, sono proprio le persone che si trovano a vivere un momento di trauma e difficoltà, ad esempio la perdita del lavoro, a cercare qualcosa cui agganciarsi, finendo molto spesso nella spirale dell‘azzardo, convinti di poter raggiungere un guadagno grande e immediato.
La situazione in Regione. Nel 2011 sono stati 50 i giocatori che hanno concluso la terapia presso l‘associazione Agita insieme con le loro famiglie, poiché le dipendenze nascono da un disagio che coinvolge tutto il nucleo familiare. "L‘azzardo bypassa tutte le classi sociali e, nella nostra Regione, è un problema aggravato dalla vicinanza con Slovenia, Croazia e Austria, poli di attrazione con molti casinò. Gli interventi posti in atto dall‘amministrazione locale sono lodevoli, ma la situazione è già degenerata. Inoltre al momento ci sono solo proposte di legge: quando e se si arriverà a una legge, sarà ancora più tardi", commenta De Luca. Essenziale, secondo lo psicoterapeuta, dovrebbe essere una regolamentazione regionale unica, che non deleghi le scelte ai Comuni, evitando quindi che ogni amministrazione cittadina ponga una propria scelta, differenziata dalle altre. Non da ultimo, per De Luca, sarebbero necessarie due condizioni a priori: "Eliminare ogni tipo di pubblicità che riguardi il gioco ed eliminare la possibilità di giocare d‘azzardo; senza questo i regolamenti messi in atto potranno servire a poco su un problema ormai diffuso".