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La Giunta regionale ha approvato il 30 gennaio una delibera che delinea larticolazione delle scuole per il prossimo anno scolastico: gli istituti comprensivi saranno 272, 60 (tra direzioni didattiche e medie autonome) le autonomie, 175 gli istituti superiori. Così in Toscana si raggiunge (per i comprensivi nei Comuni non montani e Isole minori) la media di 1.052 alunni e (per i comprensivi nei Comuni montani) la media di 628 alunni, permettendo di mettere in sicurezza la rete scolastica regionale rispetto ai parametri ministeriali introdotti dalla legge 111/2011 (minimo di mille alunni, ridotto a 500 per i Comuni montani e le Isole minori). Sono dieci anni che in Toscana si lavora per la graduale realizzazione di istituti comprensivi. Per quanto riguarda il secondo ciclo, la Regione mette in guardia sulla possibilità che alcune autonomie non raggiungano i parametri numerici introdotti lo scorso 14 novembre dal ddl stabilità 2012, a proposito delle assegnazioni del personale dirigenziale (minimo di 600 alunni ridotto a 400 per i Comuni montani e le Isole minori). Posti di lavoro persi. Secondo Cristina Zini (Cisl Scuola), la Toscana ha adottato da tempo quel criterio degli istituti comprensivi che il precedente governo ha voluto per risparmiare risorse, introducendo una soglia di minimo mille studenti per istituto, sotto la quale i differenti istituti vanno accorpati. Già vicinissima allobiettivo posto dal ministero, la Toscana - secondo il sindacato - ha voluto andare oltre. La Regione prevede di cancellare 24 autonomie scolastiche, tra direzioni didattiche e scuole medie, e costituire 32 istituti comprensivi, mentre lo stesso ministero indicava solo in 12 gli istituti comprensivi sui quali intervenire. A tal riguardo cè una questione sicurezza. Lassurdo - spiega Zini - è che tra gli istituti comprensivi ce ne siano alcuni di dimensioni mastodontiche, tanto da mettere in discussione, con le attuali norme, la sorveglianza stessa da parte del personale Ata (ausiliari tecnici amministrativi, ndr). Poi cè il problema dei posti di lavoro. Il piano della Regione - osserva il sindacato - comporterebbe la perdita di circa 130 posti di lavoro (48 dirigenti e segretari e oltre 80 operatori scolastici Ata). E il tutto a fronte di un incremento di classi richieste dai territori (148 per linfanzia, 35 nella primaria con 175 richieste di passare al tempo pieno e 32 classi alle medie). In pratica, per Zini, si tagliano ancora posti di lavoro quando servirebbero circa 400 docenti e 200 unità di personale Ata in più, a fronte di un incremento previsto di 2 mila alunni. In merito agli istituti superiori Zini chiede di mantenere lautonomia nelle istituzioni, in tutto 32, che caratterizzavano per la loro natura il territorio, anche se sottodimensionate. Scuole sovraffollate. Critica pure lAssociazione genitori (Age) della Toscana, secondo la quale non hanno senso le scelte della Regione in merito alla razionalizzazione della rete scolastica. Che le scuole sovraffollate siano più difficili da gestire è evidente, e allora come si può parlare di maggiore qualità dellofferta formativa se la media richiesta dalla legge 111/2011, che peraltro nessuna Regione raggiunge, è di mille alunni, mentre in Toscana si avrà addirittura una media di 1.056 alunni per istituto scolastico?. Perché - si chiede la presidente regionale Age, Rita Manzani Di Goro - gli alunni toscani debbono essere penalizzati , ad esempio, a quelli di Campania, Molise, Calabria, Sicilia e Puglia che hanno una media di circa 700 alunni per istituto? E per quale motivo Firenze, che già ha 8 istituti scolastici in meno di quanto previsto, con una media attuale di 1.101 alunni, deve subire 7 ulteriori tagli? Può essere utile sapere che Torino ha 22 scuole più del consentito, Milano 42, Roma 60, Napoli 108, Bari 65, Reggio Calabria 35 e Palermo 57. Certo non faranno scandalo i 4 istituti in eccesso nella provincia di Grosseto, che è montuosa e molto estesa, se a far da riferimento è la media regionale. Negli ultimi dieci anni - continua - sono stati creati in Toscana 246 istituti comprensivi; ciò che è rimasto, mal si presta a ulteriori verticalizzazioni e la proposta di razionalizzazione della Regione Toscana per lanno scolastico 2012/13 ne è la prova: in più casi scuole confinanti sono state attribuite a istituti comprensivi diversi, uno dei quali si trova addirittura al di là di un fiume, le quinte elementari in uscita non hanno classi di scuola media a sufficienza per accogliere tutti gli alunni; a Porto Santo Stefano la continuità è stata fatta con la media dellIsola del Giglio, a unora di traversata. Numerose famiglie saranno quindi costrette a iscrivere il figlio al di fuori dellistituto di competenza, risultando così penalizzate nelle graduatorie. La conseguenza sarà quella di restare esclusi dal tempo pieno o dal posto nella scuola materna: queste - conclude Manzani Di Goro - sono problematiche difficilmente riassorbibili per le famiglie e per il tessuto scolastico tutto. a cura di Simone Pitossi (08 febbraio 2012) |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 16-MAR-12
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