Una proposta di legge per i separati e divorziati in difficoltà
Una proposta di legge per "Interventi a sostegno dei genitori separati e divorziati in difficoltà", una nuova categoria di poveri divenuta in breve tempo emergenza sociale. Presentata presso il Consiglio regionale della Sardegna, la proposta di legge 317 affronta il problema sia per l‘aspetto economico, sia per i principi di solidarietà. La situazione della Sardegna, resa ancora più difficile dalla crisi economica dell‘Isola, vede la presenza di 26 mila famiglie monogenitoriali per divorzio e separazione nel biennio 2009/2010. La proposta di legge definisce gli aventi diritto e una serie di atti concreti: l‘istituzione di centri d‘assistenza e mediazione familiare; interventi relativi al sostegno abitativo temporaneo e stanziale; istituzione di un fondo per prestiti con piani di rimborso concordati per sopperire al problema dei contributi familiari; sensibilizzazione pubblica sulla bigenitorialità. Oltre il bisogno materiale. Per don Amilcare Gambella, responsabile della pastorale familiare della diocesi di Iglesias, "questo progetto di legge nasce dalle esigenze di padri in difficoltà. Gli uomini sono un po‘ le vittime: parlo di mariti e padri onesti, persone che una volta che il giudice stabilisce una quota da versare la danno, ma poi si ritrovano senza niente per loro, tanto da dover cercare ospitalità presso i genitori o presso amici. Ma questo spesso non è possibile e qualcuno si ferma a dormire in macchina". Per il sacerdote, fondatore dell‘Associazione mediazione familiare onlus, "è importante muoversi sul piano dei padri separati soli: noi - spiega - lo stiamo facendo con un progetto che abbiamo chiamato ‘Compasso - condominio mariti padri separati soli‘. Abbiamo individuato una palazzina che stiamo ristrutturando, e tra breve vi potremo alloggiare delle persone temporaneamente. È un alloggio tutelato: daremo la camera con la possibilità di portarsi nel fine settimana un figlio. Sono camere con i servizi e le comodità che un uomo aveva nella sua casa, ma anche con un letto supplementare per ospitare il proprio figlio, per dare il tempo in due o tre mesi di risolvere il problema della casa: c‘è l‘idea del mutuoaiuto, con psicologi, pedagogisti e mediatori, che, al di là del bisogno materiale, offrono un sostegno alla persona. Sono uomini che perdono la moglie, la casa di cui pagano ancora il mutuo e rischiano di perdere i figli per contenziosi e ripicche con l‘ex moglie". L‘intenzione della proposta di legge, per il sacerdote, è positiva. "È sperabile - prosegue Gambella - che diventi subito operativa perché la possibilità di riservare delle percentuali di finanziamenti per le persone che si trovano in queste situazioni è utile non solo a chi ne fruirà immediatamente, diviene un volano per l‘economia, c‘è un bisogno d‘intervento immediato che non può essere rinviato con la burocrazia". Riscoprire i valori della persona. Secondo l‘avvocato Rosalia Pacifico, esperta di mediazione familiare, membro del Centro famiglia "Oltre la porta" di Cagliari, "nonostante la disciplina normativa abbia definito l‘affido congiunto, di fatto i Tribunali sono portati a ripetere il modello precedente dell‘affido esclusivo. Nella forma è cambiata la dizione perché anche i provvedimenti provvisori richiamano entrambi i coniugi a una presenza congiunta, ma nella sostanza si ripetono quegli schemi già visti nei quali i figli vedono il padre in orari limitati e si prevede un assegno di mantenimento a carico del padre. È una replica nella sostanza dell‘affido esclusivo, con un elevato carico economico nei confronti del padre". "La maggior parte dei miei assistiti padri - racconta il legale - sono in grosse difficoltà e ciò determina gravi ripercussioni non solo nelle relazioni con l‘ex consorte, ma anche con i figli". "Quando due persone si separano si diventa tutti più poveri. Invece c‘è una resistenza a comprenderlo". "Il problema - prosegue Pacifico - è che manca la volontà di arrivare alla riscoperta del valore della persona. Si deve agire a priori, investendo sulla famiglia che è completamente ignorata dal punto di vista del supporto, dell‘aiuto per i figli. Ora, quando una famiglia si rovina ci sono responsabilità di entrambi i genitori, ma costoro sono stati lasciati soli. La famiglia è considerata da tutti la fonte alla quale attingere per una serie d‘interventi, non ultime le tasse, ma non è mai considerata destinataria di scelte serie. Al di là del fatto che dovrebbe esserci un investimento di diversa natura ed entità sul discorso dei valori, si deve intervenire a priori sulla famiglia. A posteriori stiamo mettendo una toppa in uno strappo che, se due persone si separano, è pronto a lacerarsi".