Giovani e lavoro: in difficoltà la formazione professionale
Si è svolto a Genova nei giorni scorsi il Salone Abcd Orientamenti, una "tre giorni" organizzata dalla Regione Liguria, dalla Provincia e dal Comune di Genova, assieme all‘Università, all‘ufficio scolastico regionale, alla Camera di Commercio e alle Province di Imperia, Savona e La Spezia per favorire l‘accesso dei giovani al mercato del lavoro. Alla vigilia dell‘inaugurazione, i lavoratori liguri degli enti di formazione professionale hanno lanciato il loro appello contro la paventata chiusura del comparto, oggi in forte crisi. Se non cambieranno le attuali condizioni - si legge in un comunicato congiunto di Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal - "la formazione professionale non sarà più in grado di garantire lo svolgimento delle attività formative ed educative". Per i lavoratori del settore servono certezze e programmazione. Per questo hanno consegnato al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e ai presidenti delle Province un documento dal quale partire per trovare una soluzione. In Liguria gli allievi iscritti ai corsi sono più di 1.500 e, nonostante la crisi, "ogni 10 allievi che escono dalla formazione professionale 7 trovano occupazione". Opportunità per superare la crisi. "La maggior parte degli enti di formazione accreditati sono di matrice cattolica", ha spiegato Renato Spinelli, coordinatore regionale della Cisl Scuola per la formazione professionale in servizio presso il Villaggio del Ragazzo di Cogorno, struttura legata alla diocesi di Chiavari. "Quando parliamo di formazione professionale - ha aggiunto - parliamo di assolvimento dell‘obbligo scolastico, formazione, integrazione culturale e accoglienza di persone portatrici di handicap. È un mondo assai variegato composto per la quasi totalità da enti no profit, quindi senza scopo di lucro. Caratteristica questa che, se per un verso li inserisce in una condizione particolare, dall‘altra è la loro debolezza". In pratica, ha continuato Spinelli, "si trovano nella condizione di fare da portafoglio alle Province e alla Regione perché, per fare fronte ai ritardi dei pagamenti degli enti pubblici, sono costretti a fare ricorso a prestiti bancari, sui quali devono però pagare interessi passivi che nessuno rimborserà mai". "Sarebbe un paradosso - ha sottolineato Spinelli - che proprio coloro che operano nel settore della formazione professionale fossero i prossimi disoccupati. Infatti, questo settore è l‘unica realtà, al momento, che ha le prerogative per risolvere i problemi della crisi economica che stiamo vivendo. Infatti, il settore è in grado di formare giovani che riescono a inserirsi velocemente nel mondo del lavoro e può garantire la formazione e la riqualificazione di quanti hanno perso il posto di lavoro o sono in cassa integrazione". Regione virtuosa. "Anzitutto dobbiamo riconoscere che la Liguria è una regione virtuosa, perché è l‘unica in Italia ad avere sottoscritto un protocollo d‘intesa tra gli enti di formazione professionale e l‘ente regionale. Si tratta di un protocollo dove sul piano politico si riconosce la valenza e la positività dei percorsi di formazione", ha dichiarato Paolo Faveto, direttore generale del Cnos-Fap Liguria Toscana. "Purtroppo - ha proseguito - viviamo un quadro complessivo di crisi economica, per cui anche noi temiamo che la nostra attività formativa possa essere oggetto di ridimensionamento. Se ciò accadesse, sarebbe un grave danno per i lavoratori, ma soprattutto per i ragazzi che sarebbero quelli maggiormente colpiti". In merito al problema dei finanziamenti, Faveto ha ricordato che "oggi riceviamo i finanziamenti addirittura nove mesi dopo che abbiamo speso i soldi, quando va bene. Noi, ad esempio, abbiamo attività formative svolte e rendicontate nel 2008 che a tutt‘oggi devono ancora essere rimborsate dalla Regione". Servizio pubblico. "Di fronte a un mercato del lavoro nel quale sempre più spesso compare la parola ‘precarietà‘ - ha detto don Fabio Bianchini, delegato per la Liguria del Cnos-Fap - in Italia la formazione professionale vive da sempre uno stato di precarietà perché in qualunque momento chi ha la responsabilità politica su queste tematiche può decidere di non finanziare più il settore della formazione professionale. Tutto il comparto nel quale operiamo è legato a politiche regionali non vincolate da normative statali". "Il nostro - ha avvertito - è un timore fondato perché, quando diminuiscono le risorse, il settore della formazione professionale è quasi sempre tra i primi a subirne le conseguenze. Per questo sosteniamo da tempo che il problema delle risorse è fondamentale e le regioni devono capire che è necessario investire risorse proprie e non solo utilizzare fondi statali o europei". Il punto fondamentale, ha concluso don Bianchini, è di capire sempre di più che "il nostro è un servizio pubblico".