Grazie alla creazione di un tavolo tecnico congiunto di esperti italiani e sloveni in materia di istruzione, il Friuli Venezia Giulia si caratterizza sempre più come una Regione europea. Compito del tavolo tecnico sarà quello di elaborare un programma di iniziative transfrontaliere nei settori dell‘istruzione, dell‘alta formazione e dell‘innovazione, che coinvolgano la Repubblica di Slovenia e la Regione Friuli Venezia Giulia. La decisione è stata presa nel corso di un incontro, svoltosi a Lubiana in Slovenia, tra il sottosegretario di Stato sloveno per l‘Istruzione, Alenka Kovca, e l‘assessore regionale all‘Istruzione, Università e Ricerca del Friuli Venezia Giulia, Roberto Molinaro, coadiuvati da personalità del mondo delle relazioni internazionali, delle lingue e dell‘istruzione di ambo le parti. Unire le intelligenze. La presenza delle scuole della minoranza linguistica slovena in Friuli Venezia Giulia e del plurilinguismo costituiscono un vantaggio oggettivo per lo sviluppo dei territori, favorito dalla situazione contingente di assenza di confini. Da ciò sorge l‘interesse e la disponibilità del governo sloveno a dar corso assieme al Friuli Venezia Giulia a piani che possano diventare buone prassi europee da estendere poi ad altre realtà. Tre le macro aree di comune interesse definite, l‘approfondimento delle conoscenze delle realtà scolastiche e dell‘alta formazione tramite seminari transfrontalieri; la qualità e l‘innovazione della scuola, da perseguire con scambi e cooperazioni di docenti e alunni transfrontalieri e con una prospettiva di coinvolgimento anche della Carinzia; i titoli di studio e il loro riconoscimento quale strumento per agevolare la mobilità dei giovani. Commentando l‘iniziativa Francesca Vuaran, vicepresidente regionale dell‘Associazione italiana maestri cattolici, ha sottolineato come "tenuto conto del rilevante impoverimento di risorse, è di tutta evidenza l‘opportunità di unire intelligenze e impegno progettuale per favorire il raggiungimento di quelle competenze europee che il Parlamento e il Consiglio europei considerano la chiave dell‘apprendimento permanente per la realizzazione e lo sviluppo personali, per la cittadinanza attiva, per l‘inclusione sociale e l‘occupazione". Il valore del plurilinguismo. Il plurilinguismo si caratterizza come uno dei fondamenti della nuova cittadinanza europea, perché strumento essenziale per la comprensione e l‘integrazione tra popoli e genti. Far conoscere le lingue parlate sul territorio, anche in piccole realtà significa compiere passi avanti verso l‘Europa. Occorre anche considerare la presenza degli immigrati nei vari Comuni della Regione, che va dal 5 al 15%, i quali parlano lingue diverse. Ci sono poi Comuni della fascia di confine che richiedono l‘attivazione di scuole bilingue, mentre ci sono genitori del Friuli Venezia Giulia che risiedono sul Carso e iscrivono i loro figli alle scuole slovene. Alla luce di questa articolata situazione occorre, secondo l‘amministrazione regionale, cominciare a passare dai progetti di plurilinguismo nelle scuole locali a percorsi scolastici che assicurino continuità. "La collaborazione, il fare assieme, il riconoscere un‘appartenenza comune, il prendere coscienza di un essere comune, di prospettive condivise e di un‘identità - la nostra - realmente composita, è fondamentale per poter realizzare la nostra umanità, sfruttare appieno e in maniera creativa tutte le risorse della ragione, costruire la rete di relazioni imprescindibili dell‘essere persona all‘interno di un panorama culturale e valoriale storico, attuale e aperto al futuro", ha commentato don Fulvio Marcioni, incaricato della pastorale universitaria e giovanile della diocesi di Gorizia, esprimendo il suo apprezzamento all‘iniziativa. Europa senza confini. In un‘ottica europea e di superamento dei confini, con i quali la popolazione regionale ha a lungo convissuto, un‘occasione di questo tipo rappresenta anche il superamento delle ultime barriere che, a volte, ancora esistono nelle mentalità e, soprattutto, nella burocrazia. "Dopo decenni di convivenza condotta in fasi alterne di diffidenza reciproca, dovuta sostanzialmente a chiusure di tipo culturale e politico che impedivano la costruzione di una conoscenza libera da pregiudizi, oggi - anche grazie agli studi delle neuroscienze e in particolare della neurolinguistica - è possibile sostenere con convinzione il forte valore rappresentato anche dall‘educazione plurilingue, soprattutto in una Regione come il Friuli Venezia Giulia, segnata da periodiche divisioni storiche tra minoranze, dall‘emigrazione e da fenomeni immigratori non più solo di passaggio", ha sottolineato Vuaran. "Sono persuaso che solo partendo dal comprendere e fare nostro il macropaese - ha concluso don Marcioni - saremo realmente capaci di comprendere e fare nostro il micromondo che è tra di noi, frutto dell‘immigrazione da terre lontane sotto vari punti di vista. In altre parole i giovani riusciranno ad essere cittadini del mondo e dell‘Europa solamente a partire da una coscienza di cittadinanza locale".