Presto un Testo unico per sostenere diritti e dignità
La Regione Liguria si appresta a varare un Testo unico sulla famiglia. La notizia è stata resa nota dall‘assessore alle Politiche sociali, Lorena Rambaudi. L‘intento è quello di stilare un testo che comprenda, con i dovuti aggiornamenti, tutte le norme già esistenti al fine di facilitare le famiglie nel riconoscere i propri diritti nel campo delle politiche sociali e sanitarie, della scuola, della casa. Promuovere la sussidiarietà. "È particolarmente apprezzabile il fatto che l‘assessore abbia sollecitato un parere preventivo della Consulta regionale della famiglia al fine di arrivare alla stesura di un testo di legge che esprima le esigenze del territorio. è la prima volta che accade". Così la presidente del Forum delle associazioni familiari, Anna Maria Panfili. Questo, spiega, è un aspetto tanto più importante in una regione nella quale "i dati sono sconfortanti" con un bassissimo tasso di natalità, con un alto numero di separazioni, divorzi e interruzioni volontarie di gravidanza. Secondo Panfili, il testo di legge dovrebbe avere, tra le priorità, la "promozione della famiglia normale" e "non solo il sostegno alle famiglie indigenti". Per questo sulla scia del dettato costituzionale "è necessario passare da un principio di mero assistenzialismo ad una sussidiarietà vera". "Anche se quello che stiamo vivendo è un periodo difficile per introdurre elementi innovativi a causa del taglio delle risorse - aggiunge - chiediamo che almeno si faccia un passo avanti sul piano culturale attraverso l‘introduzione di norme che dicano con chiarezza che la famiglia è di per sé un valore, una risorsa cui guardare con fiducia, e che sappiano guardare con attenzione ai progetti familiari dei giovani sostenendo le coppie che si sposano. La famiglia, infatti, non è un costo ma una risorsa per la società". "Se i fondi pubblici si sono ridotti - precisa Panfili - cominciamo almeno a regolarne l‘uso in modo equo, tenendo conto dei carichi familiari nel sistema fiscale e tariffario locale". E poi "serve po‘ di ottimismo: il taglio delle risorse può diventare occasione di crescita per le realtà territoriali, sia perché stimola ad una più trasparente definizione delle priorità cui destinare i fondi, sia perché suggerisce di innovare le politiche locali investendo sulla collaborazione pubblico-privato, sulle reti familiari di solidarietà low cost, e in genere sull‘associazionismo familiare". Bene per la società. Per Marcello Campagna, presidente dell‘associazione famiglie per l‘accoglienza, deve essere chiaro che "radicare delle famiglie, concepire ed accogliere figli è un bene per tutti". Lo sforzo di dare vita ad un Testo unico è lodevole perché la famiglia "pur essendo una, si sente spesso parcellizzata dal punto di vista delle competenze, delle funzioni dei servizi". "Apprezzabile", anche se può apparire "un eccesso di prudenza", l‘ipotesi secondo cui nel testo di legge in preparazione non si voglia entrare nel merito di definire cosa sia la famiglia, rimandando piuttosto questa definizione "ai principi costituzionali evitando così fughe in avanti o tentativi di snaturarne il concetto". Campagna ricorda che l‘assessorato ha comunicato la volontà di non escludere i singoli dalle prestazioni di legge. Un‘affermazione, spiega, che "da parte di alcuni membri della Consulta ha suscitato una presa d‘atto e anche la volontà d‘impegnarsi a fondo per far emergere, in ogni caso, le peculiarità della famiglia che devono essere riconosciute anche a livello di prestazione dei servizi". Il caso più concreto, dice, è "il calcolo del ticket che è fatto sul reddito familiare complessivo, sia che si tratti di una persona sola, sia che ci si trovi di fronte ad una famiglia con tre o quattro bambini". Questi "sono i classici modi irrealistici di prestare servizi senza tenere conto che realtà diverse hanno esigenze diverse". D‘altronde, "sono le tematiche connesse al quoziente familiare, e al livello di determinazione del criterio di erogazione dei servizi, che da sempre l‘associazionismo, in particolare quello di matrice cattolica, non manca mai di portare all‘attenzione del legislatore". Per questo, conclude, "se nel testo di legge ci fosse un invito alle amministrazioni a tenere conto di questi parametri sarebbe molto positivo". Ridare dignità alla figura paterna. "Senza la famiglia non si va lontano, mancano i presupposti per la crescita dei bambini e per una vita dignitosa per gli anziani", afferma Mimma Guelfi, del Centro di aiuto alla vita. "Il nostro desiderio - aggiunge - è che ogni persona venga considerata inserita all‘interno di una famiglia, cioè all‘interno di un legame stabile che è l‘unico che garantisce sia la crescita, sia la permanenza in una situazione favorevole per lo sviluppo psicologico". Lavorando a stretto contatto con donne che sono dibattute se portare o non portare avanti una gravidanza, Guelfi ricorda che, in alcune leggi sulla tutela della maternità, caso emblematico è la 194, la figura paterna non esiste. "È necessario - conclude - ridare una dignità e una posizione al papà, dal momento che, molto spesso, questa è una figura trascurata".