Un nucleo di esperti per "far fronte" al problema dei rifiuti
In Campania l‘"emergenza rifiuti" sembra non finire mai e, a dispetto della parola emergenza, sono anni che ci si trova a combattere, in alcuni periodi, contro tonnellate di rifiuti per le strade. Il 24 novembre si è insediata la task force voluta dalla Giunta regionale della Campania per fornire supporto tecnico alle attività di vigilanza e comunicazione sulla salute in relazione all‘emergenza rifiuti. Ne fanno parte esperti di igiene pubblica, epidemiologia, malattie infettive e gestione ospedaliera, in cooperazione con l‘Ordine dei Medici. Bollettini periodici informeranno gli operatori sanitari e la popolazione sulla situazione e su eventuali rischi. A coordinare il "Nucleo di esperti in campo sanitario", avente il compito di monitorare anche in relazione all‘ultima "emergenza rifiuti" lo stato di salute della popolazione è stato chiamato Donato Greco, capo del Dipartimento di prevenzione e comunicazione del ministero della Salute. Intanto, il presidente della Regione, Stefano Caldoro, ha assicurato di riuscire a rimettere a posto gli impianti e a far decollare la differenziata in 6-12 mesi.
Pericoli per la salute. Pasquale Giustiniani, membro della Commissione giustizia e salvaguardia del creato della Conferenza episcopale campana e docente di bioetica alla facoltà di giurisprudenza della seconda Università di Napoli, parte da lontano per arrivare a parlare della "continua emergenza rifiuti" in Campania:"Il 31 dicembre 2009 si è deciso che l‘emergenza era terminata. Nell‘ottobre del 2009, il presidente della Provincia di Napoli descriveva una situazione sostanzialmente in via di normalizzazione. Oggi, invece, veniamo a sapere con certezza che il termovalorizzatore di Pantano di Acerra per 5 anni non ha bruciato cdr (combustile derivato da rifiuti) ma rifiuto tal quale. Il tutto contro il parere d‘insediamento della Commissione d‘impatto ambientale; si è continuato a bruciare di tutto in una zona già inquinata dalla Multi fibre, con presenza della terribile diossina nei terreni". Adesso, osserva Giustiniani, "la Giunta regionale insedia un task torce per informare. I rischi sulla salute non sono eventuali ma conclamati ed esistenti, già ben noti alla popolazione che da anni guarda preoccupata all‘andamento delle richieste di esenzione dal ticket a seguito di patologie da cancro". E poi, si chiede l‘esperto, "cosa sapremo veramente se solo da pochi mesi si può entrare nel termovalorizzatore e nelle discariche, che erano stati dichiarati dal Governo ‘siti di interesse nazionale strategico‘? Inoltre, come si coordinerà questa task force con il Settore ambiente della provincia e con l‘Arpa regionale, che peraltro non funzionano ancora in coordinamento fra loro?". Forse "qualche informazione sul rischio salute potrà essere data su altri versanti". Per esempio, "sulle ecoballe, a milioni ancora in attesa di essere conferite, spesso fatte di rifiuti ordinari, certamente non eco. O anche dal monitoraggio del ‘sistema‘ (si fa per dire) delle discariche, oppure delle emissioni di diossina nella cosiddetta ‘terra dei fuochi‘, tra Marcianise e Caivano, dove ogni sera si brucia di tutto". In molte discariche, sottolinea Giustiniani, "le inadempienze sono gravi per quanto riguarda il pericolo d‘infiltrazione nel terreno di reflui e di percolati vari. E infine, i rischi per la salute a Napoli, dove pare si tratti prevalentemente di un problema di raccolta, anche a seguito del nuovo appalto che ha consentito lo sdoppiamento dell‘Asia". Per l‘esperto, "ogni giorno di ritardo significa più percolato, incremento di ratti, focolai di malattie. Che si addizionano alle tante tonnellate di immondizia a cielo aperto del casertano. Il cardinale Sepe sta per indire un ‘Giubileo civile‘, con la presenza di un premio Nobel per l‘Ambiente a Napoli: il primo segno di un grande cambiamento?".
La gente è scoraggiata. Mario Di Costanzo, direttore dell‘Ufficio laicato dell‘arcidiocesi di Napoli, evidenzia come sia "improprio" parlare di "emergenza" per il caso dei rifiuti per le strade a Napoli e in Campania: "Quella che noi chiamiamo emergenza è la conseguenza del fatto che nell‘arco dei decenni, nonostante ci sia stato un fiume di denaro arrivato in Campania, non si è riusciti a fare una politica seria dei rifiuti". Il problema più serio, per Di Costanzo, è che "la gente è scoraggiata e non crede più alle Istituzioni quando promettono di risolvere la questione. E ciò è un disastro. Come si fa a parlare di responsabilità o di corresponsabilità per esempio rispetto alla raccolta differenziata? C‘è un fenomeno di lontananza dei cittadini dalle Istituzioni o, il che è peggio, delle Istituzioni dai cittadini". Il ripetersi di "emergenze" nel settore rifiuti è legata anche a un altro fatto: "In questa materia c‘è una moltiplicazione e una sovrapposizione di competenze e proprio questo favorisce il gioco dello scaricabarile tra le varie autorità". A livello comunale, comunque, "una seria politica per favorire la raccolta differenziata non è stata fatta, se non in pochi casi. Il problema è che la gente, se vuole fare la differenziata, è costretta poi a portare i sacchetti per lunghi tratti a piedi prima di trovare gli sversatoi per la carta, il vetro, la plastica... Per far decollare la differenziata serve una normale diligenza amministrativa".