Non è la parabola dellamministratore disonesto perché il Signore ne salva non la furbizia, ma la capacità di pensare al futuro, a quando la disonesta ricchezza verrà a mancare. Un suggerimento che la Chiesa ricorda a tutti gli sposi quando, nella benedizione, dice: Sappiate riconoscere Dio nei poveri e nei sofferenti, perché essi vi accolgano un giorno nella casa del Padre. Gli amici di cui tener conto sono i poveri perché saranno essi, nel giudizio finale, a suggerire gli invitati ammessi al banchetto celeste. Papa Sisto volle Lorenzo come suo arcidiacono, con lincarico di occuparsi delle attività caritative della diocesi di Roma. Era l‘anno 257. Lanno successivo limperatore Valeriano ordinò luccisione di tutti i vescovi, presbiteri e diaconi. Papa Sisto II e sei dei suoi sette diaconi furono presi il 6 agosto e decapitati; a Lorenzo, il settimo diacono, concessero un po di tempo, comandandogli di consegnare tutti i beni della Chiesa. Lorenzo invece distribuì tutto ai poveri e dopo si presentò agli aguzzini indicando loro i poveri che lo avevano seguito dicendo: Ecco, i tesori della Chiesa sono questi. Ci si serve della ricchezza, non la si serve per esserne - in realtà - posseduti. Gli imbecilli misurano il proprio valore e successo sul metro della ricchezza accumulata. Il cuore appesantito dalle cose è incapace di ascoltare la richiesta dellaltro e la voce di Dio che risuona nella coscienza. Lavidità fa schiavi e disumani, secondo il rimprovero che san Basilio rivolge al ricco: Tu sei veramente povero, anzi, privo di ogni vero bene. Sei povero di amore, povero di umanità, povero di fede, povero di speranza. Il primo posto è di Dio. Il suo regno è il tesoro nascosto e la perla preziosa. Coincide con lamore. Luomo, dice Benedetto XVI, diventa simile a Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama. Amare e volere il bene è la vocazione delluomo, nella quale trova la sua felicità, prima nella storia e poi nelleternità. La ricchezza, come tutte le altre cose, va messa a servizio dellamore, cioè di Dio, della comunione fraterna. È con i nostri patrimoni che diventiamo fratelli, scriveva Tertulliano nei primi tempi del cristianesimo. E san Massimo di Torino, in antitesi alla miseria spirituale del ricco egoista, diceva che luomo misericordioso diviene più ricco, quando comincia a possedere di meno per il fatto di donare ai poveri. Tra i beni che arricchiscono ci sono le persone, capaci di darci molto, ma che sono irriducibili a semplice strumento. Solo lamore gratuito è allaltezza della loro dignità. Gli altri sono un bene in se stessi e devo cercare il loro bene con la stessa serietà con cui cerco il mio. Come il mercato è il luogo dello scambio dei beni materiali, così la famiglia è lo spazio della gratuità e dellamore. Il marito è un dono per la moglie e viceversa la moglie è un dono per il marito. I genitori sono un dono per i figli e viceversa i figli sono un dono per i genitori. I fratelli sono un dono luno per laltro. In una famiglia vera ognuno considera gli altri non solo come un bene utile per la propria vita, ma come un bene in se stessi, un bene insostituibile, senza prezzo. Anzi, se cè unattenzione preferenziale è per i più deboli: i bambini, i malati, gli anziani. Certo, gli altri sono anche un peso, da portare con amore paziente, senza tener conto del dare e dellavere, disponibili a perdonare e a chiedere perdono.