SIR - Regione
Quello che è rimasto
Preoccupazioni per la sorte delle banche locali
Toscana: quale sorte per le banche locali?
Toscana: quale sorte per le banche locali?
La Regione Toscana non può disinteressarsi di quello che sta accadendo all‘interno del gruppo bancario Intesa Sanpaolo. Con una mozione, predisposta dal consigliere regionale Marco Carraresi, e approvata all‘unanimità dal Consiglio regionale, si è chiesto alla Giunta regionale di intervenire "per tutelare gli interessi delle realtà produttive, dei risparmiatori e del personale dipendente, a garanzia del radicamento e della forte sinergia con la realtà produttiva del territorio". Perché quello che è accaduto non è di poco conto, con Intesa Sanpaolo che ha ceduto ai francesi del Crédit Agricole 96 sportelli del gruppo in Italia: di questi diciotto sono in Toscana, ed è stata ceduta l‘intera partecipazione detenuta tramite la controllata Banca Cr Firenze in Cassa di risparmio della Spezia (80% del capitale). Ancora, la Banca popolare di Vicenza ha a sua volta deciso l‘incorporazione di Cariprato, della quale controllava il 92%, ponendo di fatto fine alla storia dell‘istituto bancario pratese che durava da 180 anni. Il vescovo di Prato, mons. Gastone Simoni, un po‘ a sorpresa, il giorno precedente il consiglio di amministrazione, aveva commentato: "Mi pare sia un bel colpo estivo alla dignità e alla fiducia di cui invece Prato avrebbe bisogno in questi momenti di crisi".

Analizzare il problema. Per capire quello che è successo bisogna andare a fondo nell‘analisi. "C‘è un processo che riguarda un po‘ tutte le aziende - spiega Stefano Biondi, segretario toscano della Fiba-Cisl, con 10 mila iscritti tra i bancari - le banche stanno tutte puntando ad economie di scala. Tradotto in poche parole a ridurre i costi. Questo a detrimento dei marchi e anche di quei collegamenti con i territori che i vari marchi avevano in origine. E nel tempo si arriverà anche ad una riduzione del numero di sportelli". Per la Toscana poi c‘è una "debolezza intrinseca", che dura da almeno 20 anni, quando si è persa l‘occasione di dar vita ad un‘unica grande Cassa di risparmio toscana. "Non voglio dire che chi arriva si comporta da pirata - aggiunge -. Però, ci sono dei vincoli; anche le operatività di finanziamento di credito tengono conto di alcuni parametri. E dovendo scegliere, sicuramente privilegia le aree dove è più radicato". Questo è vero per le grandi banche nazionali. Ma anche "i nostri istituti soffrono per una bassa patrimonalizzazione, anche rispetto ai parametri che Basilea II e Basilea III (accordi interbancari sui requisiti di capitale, ndr) che impongono nei finanziamenti alle imprese. Questo pone limiti oggettivi all‘erogazione del credito. Ma può diventare anche un alibi facile".

Debolezza intrinseca. Il 2009 è stato un anno difficile per l‘economia. Il Pil toscano ha perso il 5% e anche le banche ne hanno risentito. Le esportazioni stanno ripartendo. Ma adesso potrebbe mancare quel "volano" della ripresa che è il credito alle imprese. Istituti con la testa altrove chiudono i rubinetti. "Non si può pensare - dice ancora Biondi - che in Toscana l‘onere del volano finanziario sia supportato dalle sole Banche di credito cooperativo: non ce la potrebbero fare. Abbiamo una debolezza intrinseca sugli assi di credito tradizionali". E la Regione? Secondo Biondi "sta facendo quello che può: ci si doveva pensare 10 o 20 anni fa; fino agli anni ‘80 avevamo una rete straordinaria di Casse di risparmio". "Si è pensato alle Fondazioni - continua - che si liberavano del patrimonio della banca per fare sul territorio attività di sostegno al sociale e allo sviluppo, senza tener conto che si perdeva il volano della finanza. È stata una visione miope. Ci si è illusi che un‘azienda valeva un‘altra sul territorio. Ma senza la cabina di regia non c‘è più un‘attenzione privilegiata al territorio. Adesso quello che dobbiamo fare è proteggere il più possibile quello che è rimasto. Vedere se riusciamo a mantenere il più possibile almeno un pezzo di pensiero strategico in Toscana".

Rischi da considerare. Quello che il segretario dei bancari Cisl auspica è "una strategia che coinvolga le parti sociali e le istituzioni per custodire, da una parte, il più possibile il patrimonio che abbiamo e dall‘altra ‘condizionare‘" le aziende che vengono da noi a fare acquisti ad adottare regole precise". Perché "se non mettiamo dei paletti, temo molto per la Cassa di San Miniato o per quella di Volterra". Si parla anche della vendita della Cassa di risparmio di Livorno, Pisa e Lucca, oggi in mano alla Popolare di Verona, che ha un gran bisogno di liquidità. E il rischio è che vada all‘estero "anche perché il sistema creditizio italiano in questo momento non mi sembra in grado di acquisirle". Questa "debolezza" del sistema creditizio toscano per Biondi presenta anche altri rischi. "Dovremo ragionare anche su alcuni fenomeni, come quello del riciclaggio del denaro sporco e dell‘indebitamento delle famiglie che apre la strada all‘usura. C‘è un‘espulsione progressiva dal sistema creditizio normale o di imprese o di singoli cittadini che non son più bancabili per qualche incidente di percorso, come non pagare qualche rata di un piccolo prestito o di un rientro di un fido. Allora si rivolgono a finanziarie meno attente ed è l‘inizio della fine", conclude.

a cura di Simone Pitossi

(31 agosto 2010)


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 16-MAR-12
 

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