Il sostegno a consultori familiari e iniziative socio-educative
La Giunta regionale sarda ha stanziato 5.000.000 di euro per la riorganizzazione della rete dei consultori familiari e il sostegno alle responsabilità di cura e di carattere educativo delle persone e alle famiglie, oltre la riqualificazione delle funzioni sanitarie e sociali delle Asl e dei Comuni. Con la deliberazione n. 40/9 del primo settembre scorso l‘assessorato dell‘igiene, sanità e assistenza sociale vuole avviare una serie di interventi che riaffermino "il ruolo dei consultori familiari quali servizi fortemente orientati alla promozione della salute della donna, del bambino e della famiglia, alla prevenzione, informazione ed educazione sanitaria". L‘azione sarà portata avanti per ciascuna Asl, con la ridefinizione degli ambiti territoriali, il completamento delle équipe nelle sedi principali e delle offerte attive nelle sedi distaccate. La delibera prevede di consolidare il coordinamento e l‘integrazione delle attività sociali di competenza dei Comuni con le attività sociosanitarie dei consultori, e di aumentare la partecipazione e collaborazione di cittadini e volontariato. Particolare riguardo viene posto nell‘azione di prevenzione e intervento per i problemi della violenza contro le donne e dell‘assistenza delle vittime, per la realizzazione di una rete di case di accoglienza e centri antiviolenza su tutto il territorio regionale con i dovuti finanziamenti. Attualmente nell‘Isola sono attivi 80 consultori pubblici tra principali e sedi distaccate.
Lavorare insieme. "I consultori pubblici in Sardegna sono molto sanitarizzati - dice don Amilcare Gambella, direttore dell‘ufficio per la pastorale familiare della diocesi di Iglesias - solitamente c‘è la presenza di un medico ed eccezionalmente di uno psicologo. La gente ci va non tanto per conflittualità in famiglia, ma per questioni che riguardano l‘aborto, per prescrizioni della pillola, soprattutto accompagnando dei minori. In alcuni casi c‘è la richiesta di un approccio e un percorso con una psicologa o eventualmente uno psichiatra, ma difficilmente ci sono assistenti sociali o persone legate al mondo del volontariato nei consultori pubblici". Eppure, prosegue don Gambella, "l‘integrazione tra pubblico e mondo del volontariato era prevista già nelle leggi istitutive dei consultori. Ora la tendenza negli anni ha radicalizzato il processo di sanitarizzazione degli stessi, ma la società odierna richiede molto di più dal punto di vista relazionale. Manca la formazione alla vita". C‘è però un problema di scelte finanziarie: "In Sardegna almeno dal punto di vista economico vediamo che è stata decisa un‘opzione per la famiglia - precisa il sacerdote - ma io non so se riusciremo ad adire a questi contribuiti come consultori cattolici (quasi tutti legati alla Confederazione italiana dei consultori cattolici). Noi sappiamo che in Lombardia, Veneto e Trentino, sono stati fatti accordi anche di tipo economico tra queste strutture private che offrono un servizio pubblico e le istituzioni. Se questa opportunità in Sardegna non dovesse esserci ancora una volta saremmo discriminati. Eppure lavoriamo molto bene sul territorio, oltretutto abbiamo delle professionalità assenti negli altri consultori, ad esempio la figura del mediatore familiare".
Una risposta dal mondo cattolico. Secondo l‘avvocato Rosalia Pacifico, del Centro culturale domenicano per il matrimonio e la famiglia "Oltre la Porta" di Cagliari, "il servizio pubblico potrebbe anche essere accettabile sia per le sovvenzioni regionali che per le competenze, ma per il privato convenzionato siamo a zero. Bisognerà vedere quale sarà l‘attuazione del provvedimento, per creare qualche cosa di valido. Perché bisogna andare verso un discorso non tanto di carattere materiale quanto di sostegno di natura personale, culturale, psicologico; questa è la parte più importante ma carente. È questa la vera attività sulla quale bisogna investire, attraverso al ricerca e la valorizzazione delle competenze specifiche". Per l‘avvocato, "bisogna ripartire dalla cultura della famiglia, che è stata completamente distrutta. Deve essere il mondo cattolico a farsi portatore di questa verità: se si riesce a ripartire da questo, pensando che si deve investire perché si cresca e si venga educati con una corretta gestione ed evoluzione della vita e della famiglia, se si approfondisce il discorso della formazione culturale familiare sarà un buon punto di partenza. Ci sono molte forze che potrebbero dare un impulso determinante se magari si avesse il coraggio di vivere diversamente la propria posizione in un discorso più comunitario".