Il ruolo dei centri di mediazione familiare nella crisi di coppia
Nell‘ambito del piano sociale integrato regionale 2007/2010 sono stati attivati, nei distretti sociosanitari, i centri di mediazione familiare per supportare i genitori separati. Tali centri hanno il compito di fornire un sostegno alla coppia in fase di separazione o divorzio e raggiungere un accordo sulle modalità di realizzazione dell‘affidamento congiunto. Vogliono garantire, inoltre, uno spazio neutrale in cui i genitori possano confrontarsi fra loro sugli aspetti che riguardano la relazione affettiva ed educativa dei propri figli. All‘interno del piano quadriennale per l‘edilizia, inoltre, sarà previsto il finanziamento di programmi d‘intervento per particolari categorie di utenza fra le quali i genitori separati in gravi difficoltà economiche.
Prevenire i conflitti. "È giusto aiutare le coppie a rendere meno traumatica per loro e per i propri figli la separazione, ma sarebbe ancora più giusto cercare in tutti i modi possibili di non arrivare a questa situazione, che riduce la conflittualità, ma non annulla l‘infelicità e il senso di fallimento che si porta dietro specialmente chi subisce la separazione". Ne è convinto Aldo Delfino, presidente di "Aiuto Famiglia onlus", associazione particolarmente attiva nella sensibilizzazione delle persone tramite apposite campagne di promozione dell‘unità familiare e di prevenzione della crisi di coppia. In concreto però, prosegue Delfino, "accogliamo con favore il concretizzarsi della legge regionale per il sostegno dei genitori separati in situazione di difficoltà" perché "quando si è fatto tutto il possibile per prevenire la separazione o aiutare le coppie a superare le crisi già in atto allora, nell‘interesse dei figli, è doveroso contenere al minimo la conflittualità attraverso uno spazio neutrale e con l‘aiuto di un mediatore familiare".
Sostegno per i genitori. Per Emanuele Scotti, vicepresidente dell‘associazione "Famiglie separate cattoliche", "l‘attivazione dei centri di mediazione familiare consentirà di poter fornire un concreto sostegno alla coppia in fase di separazione o divorzio, al fine di raggiungere un accordo sulle modalità di realizzazione dell‘affidamento congiunto evitando, soprattutto, che la separazione diventi l‘occasione per la strumentalizzazione dei figli". Il rischio, infatti, è che siano proprio loro a pagare le conseguenze dei disaccordi tra i genitori. "L‘attivazione dei centri di mediazione familiare - aggiunge Scotti - va nella direzione auspicata da molti, e in primo luogo dalle associazioni di separati che, dall‘approvazione della legge sull‘affidamento condiviso, segnalano la necessità d‘integrazioni e correttivi, affinché il fondamentale principio della bi-genitorialità, ossia della parità di diritti e doveri di entrambi i genitori dopo la separazione, non resti una mera enunciazione di principio".
Più attenzione dalle istituzioni. "Riusciranno davvero i distretti sociali a svolgere anche questo compito?", chiede Enzo Ognibene, presidente della sezione ligure dell‘associazione "Padri separati". "I distretti sociali - spiega - sono già oberati da tutta una serie di servizi per cui la nostra preoccupazione è che i fondi stanziati non siano poi sufficienti a coprire anche le esigenze di questo settore". Ognibene parla di uno scarso coinvolgimento, da parte delle istituzioni, delle stesse associazioni di separati "con la motivazione che i fondi a disposizione sono sempre troppo pochi". "Si può arrivare al paradosso - afferma - che un papà separato - magari lavoratore dipendente, senza problemi particolari né di tipo psicologico, né economico - non trovi l‘aiuto sperato da parte delle istituzioni perché queste ultime sono impegnate solo a seguire i casi di persone border line con difficoltà personali e sociali molto forti".
Prevenzione dei conflitti. Una "bella notizia" ma "non basta" è, invece, il primo commento del presidente del Forum ligure delle associazioni familiari, AnnaMaria Panfili, che aggiunge: "Non è sufficiente che le istituzioni intervengano a comporre il conflitto una volta che esso si è generato" perché "una reale politica di tutela della famiglia e delle persone che la formano non può dimenticare che i conflitti vanno anzitutto prevenuti ed evitati". Panfili ricorda che un servizio di prevenzione dei conflitti servirebbe, prima di tutto, agli adulti "troppo spesso impegnati ad affermare le proprie esigenze e aspettative per accorgersi delle sofferenze altrui e soprattutto di quelle dei figli". L‘auspicio di Panfili è che "le istituzioni prevedano anche aiuti concreti per le coppie che si sposano". In questo senso "gli interventi a favore dei separati, per non generare confusione culturale, andrebbero bilanciati da ben più ampi interventi a favore dei coniugati".