Il nuovo piano triennale per i beni culturali
È stato presentato il nuovo piano triennale regionale per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura, secondo il dettato della legge regionale 14/2006 in materia di gestione del patrimonio culturale e artistico dell‘Isola. Si tratta di un‘ennesima riproposizione, in termini di proroga fino a settembre 2008, di provvedimenti già esistenti, con una serie di rielaborazioni in materia di criteri di assegnazione dei fondi, deleghe agli enti locali e alle province, parametri di accessibilità e di merito e nuovi termini di qualità da raggiungere.
Sogni e burocrazia. Don Francesco Tamponi, segretario della Consulta regionale per i beni culturali e responsabile dei beni culturali per la diocesi di Tempio-Ampurias, è molto critico: "Sinora non c‘è stata una vera e propria politica dei beni culturali. Questa programmazione triennale è un libro dei sogni, con i criteri di qualità e gli standard da raggiungere, ma la delega, che dovrebbe essere data agli enti locali, in realtà resta sotto la tutela dei funzionari dell‘assessorato regionale ai beni culturali, che continuano a influire sull‘operato delle province". Secondo don Tamponi, "manca comunicazione e coordinamento tra i vari operatori, tra la Regione e gli enti locali. Come possiamo pretendere che si accordino le cooperative, le associazioni, se non c‘è una guida dal punto di vista strategico? Chi deve aiutare a programmare? La Regione, ma il piano culturale non è stato concertato con nessuno". Per Tamponi, il problema dei tempi tecnici e delle proroghe è grave: "Non si può far uscire un piano culturale a giugno, per realizzarlo in agosto".
E i beni culturali ecclesiastici? Un altro problema è che "se a settembre non si saranno raggiunti i criteri stabiliti in termini di qualità da parte dei singoli beni culturali, non ci saranno finanziamenti. Ma senza programmazione e senza soldi i piccoli musei locali, i musei diocesani, come possono fare la catalogazione? E se non si saprà quanti soldi si potranno gestire per il prossimo anno, andando di proroga in proroga, come si potranno raggiungere i termini richiesti per la qualità? Come potrò organizzare il sistema museale della mia diocesi? Abbiamo delle punte di eccellenza negli archivi e nelle biblioteche, ma non si parla proprio di archivi" nel piano. Per il sacerdote è triste che "nella Consulta dei beni culturali della Sardegna non si prendano in considerazione i beni culturali ecclesiastici, e allora abbiamo deciso di andare avanti da soli: abbiamo bisogno di manager dei beni culturali, non di operatori; abbiamo bisogno di gente che sappia valorizzare i beni delle diocesi, mettendo in contatto le realtà locali con chi ha attenzione a livello europeo per la cultura". Il tutto creando collaborazioni con il territorio, con il turismo, con gli enti e gestendo gli aspetti organizzativi.
Una proroga tira l‘altra. "La volontà di riordino e di ridefinizione del piano triennale, è del tutto condivisibile, è legittima e auspicabile - dice Fabrizio Frongia, presidente del Consorzio Camù (Centri d‘arte e musei di Cagliari) - ma quello che non si capisce è come intendano materialmente arrivare agli obiettivi. Nel piano triennale non c‘è una virgola rispetto alla possibilità di salvaguardare operatività e professionalità ad oggi costruite dagli operatori sardi, il che vuol dire che è difficile capire se quelli che lavorano presso istituti museali, e non solo, potranno continuare a farlo dopo il bando delle gare". Si dice solo che "si faranno le gare, si afferma che ci saranno dei procedimenti, in cui tra l‘altro le risorse sono trasferite alle province, quindi gli enti locali nel caso in cui siano proprietari di un bene dovranno accordarsi con la provincia che deve mettere a bando il progetto! Come imprenditori a oggi noi abbiamo assistito a sei proroghe di un piano triennale, prorogato sempre per periodi esigui, per tre, sei mesi". Anche adesso, fa notare Frongia, "noi sappiamo che andremo a gestire gli spazi che occupiamo sino settembre, ma non abbiamo alcuna idea di ciò che succederà dal primo ottobre, e quindi è bloccata la ricerca di ulteriori forme di partenariato di cui il settore ha assoluto bisogno, perché le risorse sono in diminuzione ormai da anni". Per Frongia il problema della disponibilità dei beni per programmare è in stretta relazione con il rilancio del settore turistico: "Ricade in una preparazione che deve essere fatta due, tre anni prima. Per accogliere i turisti bisogna programmare con un minimo di respiro, cosa che le sei proroghe non ci hanno permesso di fare. Perché è inutile fare investimenti per promuovere un qualunque avvenimento, sito, manifestazione da oggi a due anni se non si può sapere se sarai tu il gestore dello spazio in cui operi. E quindi tutti quegli operatori - ristoratori, negozianti, imprenditori - che non vedono il ritorno immediato di eventuali impegni non investono sui beni culturali dell‘Isola".