La seconda sessione del Congresso internazionale teologico pastorale
Una società che non si occupa della famiglia è una società che va contro se stessa. Lo ha affermato il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, aprendo oggi presso il MiCo Fieramilanocity la seconda giornata del Congresso internazionale teologico pastorale, nellambito del VII Incontro mondiale delle famiglie in corso di svolgimento a Milano (30 maggio - 3 giugno). Alla società e alla politica il cardinale ha chiesto espressamente di farsi carico di una cultura della famiglia a 360°: Non bisogna soltanto garantire la stabilità, ma anche una sana cultura della famiglia, dove la bellezza della famiglia naturale sia percepita come nucleo centrale del vivere insieme.
Unessenziale dimensione da riscoprire. Nellintrodurre i lavori della giornata, mons. Jean Laffitte, segretario del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha sottolineato che la famiglia è il luogo dove il lavoro conserva tutte le sue dimensioni, quella personale e quella sociale: solo un lavoro degno consente alla famiglia di avere la sicurezza necessaria perché ciascun membro della famiglia possa diventare sempre più protagonista della vita familiare, iscritta nel disegno divino del Creatore. Il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, ha proposto una relazione su La famiglia e il lavoro oggi in una prospettiva di fede a partire dallinvito contenuto nella lettera agli Ebrei: Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento (Eb 12,1-2). Nellattuale contesto socio-culturale di crisi dobbiamo riscoprire e rilanciare con consapevolezza e forza rinnovate lessenziale dimensione familiare del lavoro umano, che deve essere ripensato, interpretato e valorizzato a partire dal suo rapporto intrinseco non solo con la persona che lavora, ma anche e innanzitutto con lintero soggetto familiare. La Bibbia ci parla del lavoro fin dalle sue prime pagine, presentandoci Dio come il Creatore che plasma luomo a sua immagine e lo invita a lavorare la terra e a custodire il giardino dellEden in cui lo ha posto. Innanzitutto, il lavoro è un segno della benedizione di Dio e nella Scrittura la gioia dellessere famiglia e la dimensione del lavoro sono talmente armonizzate tra loro, tanto da formare un tuttuno. Una prospettiva biblica ulteriore riguarda il comandamento del sabato, che dà senso anche al lavoro proprio in una linea familiare, nellottica dellalleanza tra Dio e il suo popolo.
La dimensione etica. La dimensione etica del lavoro, ha ricordato il card. Tettamanzi, è legata al duplice e inscindibile aspetto di grazia e di responsabilità di cui sono segnate, secondo il disegno di Dio e le esigenze più profonde del cuore umano, le realtà della famiglia e del lavoro in se stesse e nella loro reciproca relazione. I fondamentali momenti etici nella relazione famiglia-lavoro sono due. Il primo è quello di favorire la cultura del lavoro, ladeguata conoscenza e il riconoscimento dei valori e delle esigenze, dei diritti e dei doveri implicati nel rapporto famiglia-lavoro. Il secondo è quello di una reale assunzione di libertà, unadeguata responsabilità nel vivere la realtà della famiglia e del lavoro e della loro reciproca implicazione. Larcivescovo emerito ha evidenziato la pari dignità di tutti i lavori: Forse il tempo, le forze fisiche e psichiche, le responsabilità dellultimo lavoratore valgono meno del tempo, delle forze e delle responsabilità di un alto dirigente di finanzia o di industria o di governo o di partito o di sport? Cè un dato elementare di valore di ogni lavoro che non può affatto essere eliminato e che va fortemente riconosciuto. Il card. Tettamanzi ha concluso il suo intervento con un interrogativo: Abbiamo noi la consapevolezza della novità cristiana presente e operante nel nostro lavoro? Crediamo veramente che è anche nel lavoro e attraverso il lavoro delle nostre giornate che noi ci salviamo e ci santifichiamo?.
Tra opportunità e precarietà. Nella sua relazione su La famiglia e il lavoro oggi: tra opportunità e precarietà, il sociologo cileno Pedro Morandé Court ha sottolineato che il lavoro serve alla famiglia per creare il sostentamento materiale della vita, senza cui non ci può essere sviluppo umano, ma esso ha anche la funzione di educare i bambini nella verità e nel bene. Il lavoro porta inscritta in sé una dimensione di dono, in quanto è la risposta oggettiva che gli esseri umani danno al dono della vita e a tutti gli altri doni che ricevono dai loro antenati, dai loro genitori, dalle loro famiglie e dai loro maestri.