La legge finanziaria 2011 e le esigenze delle famiglie
Il 28 febbraio la Regione Campania ha approvato la legge finanziaria 2011, che si caratterizza per la riduzione dei costi degli apparati politici e amministrativi. Per il sostegno alla famiglia, c‘è il bonus di euro 2.000 una tantum a favore dei bambini nati o adottati a decorrere dal gennaio 2011 in nuclei familiari con due figli minori a carico e con reddito annuo inferiore ai 16.000 euro e il sostegno agli oratori delle parrocchie della Chiesa cattolica e di altre Confessioni. C‘è poi il sostegno alle madri lavoratrici, promuovendo la realizzazione all‘interno dei luoghi di lavoro di asili nido. Sono concessi contributi in conto capitale a fondo perduto a sostegno dei progetti per interventi strutturali per la realizzazione di asili nido e micro-nidi all‘interno di aziende private con almeno tre madri lavoratrici. Tali contributi non superano l‘importo massimo di 10 mila euro.
Un intervento poco utile. "L‘attenzione dimostrata sulle misure per la riduzione dei costi è positiva, ma sono sufficienti per la copertura delle spese del bilancio?", si chiede Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli Campania, che è critica sulla scelta di "mettere sullo stesso piano la riduzione del costo per la formazione del personale, quella dei rimborsi spesa dei consiglieri e la spesa delle auto blu". Secondo Cavallaro, "anche per le misure di sostegno alla famiglia, è buona l‘intenzione ma sembra più uno slogan. Il bonus una tantum di 2 mila euro per i bambini nati o adottati si riferisce a una famiglia con già due figli minori a carico e un reddito annuo inferiore ai 16 mila euro, già al di sotto della soglia di povertà. Perciò 2 mila euro una tantum non risolvono niente. Una famiglia in queste condizioni avrebbe bisogno di alloggio, lavoro, aiuti per le spese mediche". Concorda su questo punto Michele Tarallo, presidente del Forum delle associazioni familiari della Campania: "È un intervento che, se meritorio nelle intenzioni, si limita ai soli casi di estrema povertà e, quindi, non è di promozione della famiglia, ma di pura assistenza. Risulta pure limitato a un numero molto basso di famiglie (famiglie sotto la soglia di povertà assoluta che mettono al mondo il terzo figlio). Il provvedimento è quindi più di immagine che di sostanza". Troppo poco. "Nella legge finanziaria si parla di voler realizzare un asilo nido quando ci sono almeno tre madri lavoratrici, ma ci si rende conto degli ammontari?", si domanda ancora Cavallaro. E "quanto può essere incisivo questo contributo di 10 mila euro? Un contributo così parco non permette a un‘azienda privata di affrontare la costruzione di un asilo nido all‘interno dell‘azienda. La soluzione migliore sarebbe prevedere questi contributi non solo per interventi strutturali, ma anche per favorire convenzioni con associazioni e cooperative sociali, che gestiscono asili. In questo modo si eviterebbero i costi fissi di gestione da parte dell‘azienda e si darebbe lavoro ad altri enti". Secondo Tarallo, "è un‘iniziativa importante quella degli asili nido aziendali. L‘impegno della Regione in questo campo è meritoria, ma l‘impatto può essere positivo solo se sono messe in campo risorse significative e tali da sostenere concretamente i nidi aziendali non solo nella loro formazione e avvio, come prevede il provvedimento, ma anche che nella loro conduzione per abbattere i costi che devono sostenere le famiglie". Inoltre, "è importante che nella gestione siano coinvolti, e compartecipanti alla spesa, i datori di lavoro oltre che la Regione". Meglio sul fronte degli oratori: "Sostenere gli oratori è fondamentale per l‘educazione dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, perciò l‘intervento è sicuramente positivo", sostiene Tarallo. Valenza educativa. Per Mario Di Costanzo, direttore dell‘Ufficio diocesano laicato di Napoli, "ci sono aspetti rilevanti sotto il profilo educativo, ad esempio, la riduzione da cinque a tre dei componenti dei consigli di amministrazione delle società partecipate (peraltro si prevede anche la riduzione dei relativi compensi nella misura del 10%). Nella stessa linea si pone la riduzione dell‘80% delle spese previste per le consulenze. Si sa che il fenomeno ha assunto, nel corso degli anni, dimensioni macroscopiche e francamente insostenibili. In effetti, in entrambi i casi in questi anni l‘obiettivo è stato - in larga parte - quello di beneficiare politici di secondo livello ovvero ambienti politicamente vicini". Analogamente, "sono interessanti le limitazioni apportate all‘istituto del distacco di dipendenti da altre amministrazioni. Mi sembra che si parli di amministrazioni e non delle società partecipate, il che farebbe intendere che queste ultime dovrebbero essere del tutto escluse dal fenomeno. Questo è importante perché il tentativo che si è registrato in questi anni è stato proprio quello di distaccare dipendenti di partecipate, assunti per chiamata diretta, presso uffici regionali con l‘idea di stabilizzarli in un secondo momento in regione come dipendenti a tutti gli effetti ma, di fatto, senza uno straccio di concorso. Un messaggio, in altri termini, destinato a produrre effetti devastanti proprio sul piano della formazione civica ed educativa dei giovani".