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La valle non è violenta
Il ´´no´´ rispetta le regole della democrazia e rifiuta lanci di pietre, bulloni e bombecarta
Qualche avvisaglia c’era già stata, ma davvero niente faceva pensare ad un’altra terribile notte “no-Tav” in Val di Susa. Una notte, quella tra sabato 21 e domenica 22 luglio, macchiata di sangue, di violenza, al cantiere di Chiomonte. Una notte di paura. L’impressione è di essere finiti in un vicolo cieco da cui non si riesce più a uscire. Tutti: “sì-Tav” e “no-Tav”. Già è incredibile questa storia della Tav per la sua lunghezza. Vent’anni di parole, di progetti, di giochi politici. Ogni tanto qualche vertice e, poi, di nuovo silenzi, rinvii. Italia, Francia, Europa. Ma quello che più colpisce è che attorno a questo progetto si sia raccolto un “no” che nulla ha a che fare con l’originario, legittimo dissenso di tanti valsusini. Se è vero che nelle centinaia di violenti dell’altra notte c’era gente di mezza Europa, allora vuol dire che i valsusini “no-Tav” non hanno saputo vigilare, i cancelli della loro protesta sono stati aperti a tutti e per quei cancelli è entrato di tutto. Tra le tante cose lette, mi hanno colpito queste parole: “Caschi scuri, fazzoletti sul volto, maschere antigas, scudi ricavati con i cartelli stradali modificati, cesoie per tagliare le recinzioni, pietre e bulloni destinati a chi sta dall’altra parte della barricata. Una grossa fionda trasformata in un mortaio per lanciare pietre e bombecarta. Un piccolo esercito composto da centinaia di militanti, armato alla meglio, ha attaccato l’altra sera poco prima della mezzanotte il cantiere Tav a Chiomonte in Val di Susa”. E quando domenica a mezzogiorno mi ha chiamato “Radio Vaticana” per un commento, francamente non sapevo che dire. Perché non c’è alcuna giustificazione. Azioni come questa vanno semplicemente condannate e bisogna avere il coraggio di prendere le distanze dai violenti. Per molti anni l’acronimo “nimby” (non nel mio cortile) è stato uno dei messaggi della protesta “no-Tav”. E se i valsusini trovassero ora il coraggio di dire: nessun violento nel mio cortile? Il vero, decisivo, “nimby” oggi è questo. Fuori i violenti dalla Valle. Le regole della democrazia sono semplici ma precise. Consentono a tutti di dire il loro “no”. Ma non di essere violenti. Riusciranno i valsusini a spedire una cartolina dalla loro Valle che rassereni tutta l’Italia? È ora di spedirla, non c’è più tempo da perdere.
(*) direttore “La Valsusa” (Susa)
24/07/2012 - Ettore De Faveri (*)
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