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Quale via percorrere?
Il card. Vallini al IX Simposio internazionale dei docenti universitari
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Oggi “siamo nel guado di una crisi chiamata ad affrontare varie sfide: culturale, economica, politica, etica, religiosa, con al fondo una seria questione antropologica”. È l’analisi del card. Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, che ha aperto oggi, in Campidoglio, il IX Simposio internazionale dei docenti universitari, organizzato in occasione dei 20 anni dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria, diretto dal vescovo Lorenzo Leuzzi, sul tema: “Giovani, formazione, università”. Al Simposio – che proseguirà fino al 23 giugno, al Centro congressi Auditorium Antonianum – partecipano circa 500 persone, provenienti dall’Europa ma anche da Indonesia, Cina, India, Libano, Nigeria, Gabon, Capo Verde, Zambia, Etiopia, Repubblica del Congo, Repubblica Centro Africana, Stati Uniti d’America, Perù e Brasile. Alla cerimonia inaugurale – presieduta da Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale – è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo.

Sbocchi imprevedibili. “La fisionomia storico-culturale dell’Europa, risultato di una sintesi maturata lungo i secoli tra radici ebraico-cristiane, concezione di città-Stato greca e legge romana, con gli apporti successivi della cultura illuministica, è messa in crisi”, ha detto il cardinale: una crisi dagli “sbocchi imprevedibili, con esiti di forte smarrimento culturale e di grave disagio sul piano dei comportamenti”. Un fatto è certo, ha fatto notare il porporato: “Alla ‘globalizzazione negativa’ che abbraccia i poteri della finanza, del commercio, dell’informazione, della criminalità, del traffico di droga e di armi, del terrorismo, non sembra per ora seguire una ‘globalizzazione positiva’”. Senza contare, ha aggiunto il card. Vallini, che “non esistono strumenti giuridico-politici globali di controllo e di contrasto a livello internazionale e di promozione di politiche virtuose altrettanto globali”.

La questione giovanile. “Quale via potrà trasportarci a riva e offrire alle nuove generazioni interessi e ideali degni dell’uomo?”, si è chiesto il card. Vallini, definendo il Simposio “un’occasione significativa di riflessione e di proposta d’intenti per un futuro fecondo delle nuove generazioni, nelle quali i valori fondamentali dell’umanità sono ancora fortemente presenti”. Nella prima metà del secolo scorso, ha esordito il cardinale tracciando un excursus della condizione giovanile, e dello sviluppo dell’università, “non vi fu una vera e propria ‘questione giovanile’, anche grazie all’azione educativa svolta in campo cattolico dalle parrocchie e dall’associazionismo religioso allora molto fiorente in un contesto sociale abbastanza legato al territorio”. La Seconda Guerra Mondiale “sconvolse il mondo dei giovani”, nel dopoguerra la creazione di un sistema democratico “sembrò tradurre in pratica alcuni di quei valori per i quali tanti nel fiore degli anni avevano dato la vita”. Il ripristino della pace, infatti, “accolse i giovani nel grande progetto della ricostruzione, seguito dal cosiddetto ‘miracolo economico’”. In quell’epoca, “gli ideali della Resistenza animavano alcune combattive minoranze, mentre i più cadevano nella trappola dell’arricchimento facile”. La formazione dei giovani, in questo contesto, “attraversava il contrasto tra forti ideali e nuovi compromessi, portati dal primo affermarsi dei media e dalla propaganda consumistica”. È stata l’esplosione del Sessantotto, per il card. Vallini, a far emergere “per la prima volta i giovani come soggetto autonomo della società”, ma negli Anni Settanta si scivolò in un “ribellismo generazionale senza obiettivi concreti”, che si ridusse “a una liberazione dei costumi, a una superficiale conquista di beni di consumo o di droghe cadendo anche nella violenza di piazza fine a se stessa”. Un processo di “degenerazione”, questo, che “generò un vuoto di ideali”.

Un mondo ricco di mezzi, ma non di fini. Gli anni Ottanta e Novanta, ha osservato il cardinale, “svilupparono il consumismo”, che divenne “pervasivo del costume e della politica, espressione di un individualismo egocentrico e di un impoverimento etico”, e “anche la Chiesa, nonostante l’impegno nel trasmettere ai giovani visioni alte della vita, ha perduto consistenti fette di gioventù”. Da allora in poi, “tutto è stato concepito come relativo, anche i valori etici e civici, nella facile corsa al ‘tutto e subito’: il risultato è che in questi anni non ci fu più una vera e propria formazione dei giovani”, mentre “il gioco finanziario pervase il mondo occidentale, esaltando le Borse con le manovre d’indebitamento privato e pubblico”. Oggi, con la rivoluzione informatica, per il card. Vallini occorre fare i conti con le conquiste tecnologiche diventate “una protesi, un prolungamento di noi”, mentre le “scienze sperimentali hanno trasformato la visione del mondo e la stessa autocomprensione dell’uomo”. “Il mondo di oggi è ricco di mezzi, ma non lo è altrettanto di fini”, la denuncia del card. Vallini, secondo il quale “l’uomo, condizionato dal relativismo”, arriva “a smarrire il significato delle cose e all’incapacità di saper rispondere alla domanda di senso”: l’“irrilevanza del trascendente” produce così “un impoverimento etico, che tende a sfumare sempre di più i valori”.

21/06/2012 -



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