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La "fantasia" è all´opera
L´impegno della diocesi di Bologna per le comunità colpite
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Sacerdoti a fianco della gente e comunità parrocchiali impegnate soprattutto per aiutare chi ha bisogno e animare l’estate di bambini e ragazzi rimasti nelle zone del terremoto. Questo l’impegno della Chiesa bolognese per le zone colpite dal sisma che rientrano nel territorio diocesano. Francesco Rossi, per il Sir, ne ha parlato con mons. Giovanni Silvagni, vicario generale dell’arcidiocesi.

Qual è la situazione delle chiese che sono sotto la diocesi di Bologna?
“Ne abbiamo oltre un centinaio danneggiate, seppur in diversa misura, soprattutto nella parte che rientra nelle province di Modena e Ferrara – come Castelfranco Emilia, Cento, Sant’Agostino – ma non solo. In quest’area la situazione è critica, con poche chiese agibili. A Crevalcore non sono agibili chiesa, canonica e altre opere parrocchiali. L’asilo ‘Stagni’ è parzialmente inagibile per lesioni nella parte più antica, e nella parte che invece è agibile è stata posta la sede provvisoria della parrocchia, mentre la Messa viene celebrata all’aperto o in una cappellina. Danni vi sono pure a San Giovanni in Persiceto, Pieve di Cento, San Pietro in Casale, Medicina, Budrio...”.

Il 29 avete emanato un’ordinanza che imponeva la chiusura, in via precauzionale, delle chiese in diversi vicariati. È ancora valida?
“Quest’ordinanza recede rispetto a quelle chiese che non hanno subito lesioni di alcun tipo, ma c’è la massima cautela, e comunque non si apre finché non siano state compiute tutte le verifiche necessarie”.

E i parroci dove dormono?
“I sacerdoti rimangono il più possibile sul posto e fanno di tutto per non abbandonare la loro gente. Diversi dormono ospiti di famiglie, oppure in camper o sotto le tende. Nessuno se ne sta con le mani in mano, tutti s’impegnano per allestire nuovi ‘luoghi di culto’ dove celebrare l’Eucaristia, far incontrare la comunità, e per far partire l’attività estiva con i ragazzi”.
A Crevalcore nel mese di luglio vi sarà un’animazione per bambini e ragazzi, aperta a tutto il paese...
“Animare le attività estive adesso è una priorità per i volontari, soprattutto i giovani che hanno finito la scuola. Per il resto ci si sta attivando, con una grande disponibilità del clero e di tante persone che sono pronte per essere coinvolte. Come a Crevalcore, anche a Cento vi è un’esperienza di ‘Estate Ragazzi’ prolungata, dove tutti convergono negli spazi della vicina parrocchia di Penzale. Qui, inoltre, il parroco va a celebrare l’Eucaristia nei vari rioni della parrocchia, per ‘andare incontro’ ai fedeli. Potremmo dire che la fantasia è all’opera per cercare di vivere in una situazione che dopo il 20 e il 29 maggio è radicalmente cambiata”.

Come si può contribuire alle necessità delle persone e delle comunità?
“In caso di beni materiali il suggerimento è di chiedere alle varie agenzie che sono sul territorio di cosa ci sia bisogno. Non si sta realizzando uno stoccaggio di generi da distribuire, è meglio un rapporto diretto per rispondere a eventuali specifiche necessità. Così si muove anche il banco alimentare per i prodotti ortofrutticoli che abbiamo a Villa Pallavicini, a Bologna, e che distribuisce quotidianamente frutta e verdura alle parrocchie che hanno un centro d’ascolto. Ora parte di questi prodotti viene indirizzata alle zone terremotate, dove ce n’è bisogno”.

Servono offerte di denaro per le parrocchie?
“Certamente, le comunità parrocchiali hanno bisogno di denaro per comprare o noleggiare prefabbricati o tensostrutture, oltre che per affrontare le esigenze quotidiane. Ricordiamoci che alcuni luoghi sono rimasti senza nulla”.

Alle esigenze delle parrocchie contribuisce anche la Caritas diocesana?
“Quello che viene devoluto alla Caritas, anche per l’emergenza terremoto, va esclusivamente alle famiglie in difficoltà, ovvero ciò che viene raccolto a livello diocesano viene dato alle parrocchie perché, a loro volta, lo ridistribuiscano alle persone e famiglie in stato di bisogno, anche a motivo del terremoto. Abbiamo tante Caritas parrocchiali che operano bene”.

A volte si lamenta una certa rigidità e burocratizzazione delle istituzioni e della Protezione Civile...
“Tutto si può realizzare solo incanalando in maniera ordinata le diverse disponibilità: prima c’è l’emergenza da affrontare giorno per giorno – ossia dare da mangiare e da dormire alle persone, mettere in sicurezza gli edifici per prevenire danni e vittime in caso di ulteriori scosse –, poi si possono fare progetti a medio e lungo termine”.

13/06/2012 -



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