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Polvere e farina
L´impasto per il pane del Corpus Domini
Nei paesi colpiti dal terremoto, la solennità del Corpus Domini si sta celebrando da giorni. Migliaia di donne, uomini, bambini e anziani costretti a scendere per strada, a mettersi in fila per un pasto, una branda per dormire, sotto un tetto di tela dove ripararsi. L’ostensorio del dolore e della paura cammina per le strade emiliane, modenesi. Una Chiesa a cielo aperto dove parroci, suore, religiosi tengono per mano l’Eucaristia più preziosa: l’umano frumento della loro gente, dove la farina del pane si è trasformata in polvere da macerie di chiese cadute, case spaccate, capannoni implosi. Eppure il miracolo del pane continua a ripetersi, a donarsi: l’ostia consacrata non è riposta nel tabernacolo, sotto quel campanile che non suona più, ma si è impastata nella massa, tra la gente, con le persone. Don Ivan Martini, nell’intento di recuperare la statua della Madonna, ci ricorda che se la parrocchia non mantiene e rafforza la sua mano materna di presenza costante, diviene insipida e insignificante. Nella solennità del Corpus Domini, dalla terra emiliana arriva un forte monito a tutte le parrocchie d’Italia: l’ostensorio ha il nostro volto perché Cristo si è incarnato. Non circondiamo il pane eucaristico con ostensori dorati perché il terremoto ci ricorda che continueremo a essere sempre vulnerabili se non ci facciamo pane di condivisione, lievito di corresponsabilità, sale di testimonianza, acqua di verità, mani che si compromettono. Questo pane che nutre e alimenta la speranza sarà ricercato anche da cuori increduli e non credenti, da cuori che vogliono bene alla loro Chiesa proprio quando riconoscono che la zizzania, in essa presente, potrà essere riconosciuta ed estirpata. Le parrocchie, con i loro laici e sacerdoti, sono chiamate a essere una perenne ostensione del volto di Cristo. Chi toccherà di striscio la parrocchia avvertirà il buon profumo del pane.
09/06/2012 - Giacomo Ruggeri
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