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Dolore e macerie
Nuovi crolli e 15 morti per le scosse di questa mattina
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Ancora crolli e nuovi morti per le violente scosse di questa mattina in Emilia. 5,8 gradi richter alle 9; 5,3 alle 12.56 e 5,2 alle 13, con epicentro nel mirandolese e danni nelle province di Modena, Ferrara e Bologna, oltre che nel mantovano. Quindici le vittime finora accertate, 12 i dispersi, oltre 200 i feriti. Il 4 giugno sarà proclamato il lutto nazionale per le vittime del sisma.

Situazione grave. “La situazione è molto grave, è venuto giù quel che era rimasto”. Così Luigi Lamma, direttore del settimanale diocesano di Carpi “Notizie”, ha comunicato al Sir le sue prime impressioni dopo la nuova scossa di terremoto, mentre si rincorrevano le notizie sui morti e le distruzioni provocate dal nuovo sisma ed erano praticamente fuori uso i cellulari nella zona colpita (al punto che è stato lanciato un appello a togliere le password dalle reti wi-fi per renderle disponibili a tutti). “C’è molto caos e panico tra la gente, che si è riversata sulle strade”, ha riferito Lamma. Secondo la Regione Emilia Romagna, sono “oltre cinquemila le persone evacuate dalle loro abitazioni dopo le nuove scosse, 4.500 nel modenese e le altre tra le province di Bologna e Ferrara”; in totale si parla di 14 mila sfollati, ma la cifra pare destinata a salire. A tal riguardo “la Protezione civile – comunica la Regione – sta lavorando per rafforzare (con un migliaio di posti) le strutture già esistenti, mentre grazie all’aiuto di altre regioni saranno attrezzati 5 nuovi campi di accoglienza con 1.250 posti. In aumento anche gli alberghi disponibili ad ospitare la popolazione delle zone colpite. A Crevalcore due treni speciali con cuccette e posti letto accoglieranno circa 450 sfollati”. Controlli a tappeto sono stati condotti sulle strutture sanitarie della regione, evacuando “in via precauzionale” gli ospedali di Carpi, Reggiolo, Correggio e Cento; trasferiti a Bologna i pazienti della residenza sanitaria assistita di Crevalcore e sgomberate pure le strutture di Concordia e Cavezzo.

I nuovi crolli. Per quanto riguarda i luoghi di culto, a Carpi “sono comparse delle crepe sulla facciata della cattedrale”, già inagibile per la caduta di calcinacci, mentre a Mirandola sono crollati il duomo e la chiesa di San Francesco. Gravemente colpite le chiese già lesionate dal precedente sisma del 20 maggio: distrutti, tra gli altri, il campanile di Mortizzuolo, la chiesa di san Possidonio e quella di Fossoli. Non esiste più neppure la torre dell’orologio di San Felice sul Panaro. Gran parte del paese di Cavezzo (7.300 abitanti) è ridotto in macerie: il sindaco, Stefano Draghetti, ha chiesto tende e bagni chimici per l’accoglienza dei residenti. “La situazione è drammatica, il paese non esiste più e dobbiamo dare ricovero a tutti”, ha spiegato ai giornalisti. “Bisogna ricominciare daccapo”, ha aggiunto riferendosi ai lavori di messa in sicurezza e ai sopralluoghi condotti sugli edifici la scorsa settimana, ma la priorità ora è “sopravvivere”. Smentita la notizia (circolata per qualche ora) della morte del parroco della cattedrale Santa Maria Assunta di Carpi, tra le vittime è invece da registrare un altro sacerdote, don Ivan Martini, parroco a Rovereto sul Secchia (Novi), morto questa mattina in chiesa a seguito della caduta di travi e calcinacci mentre stava facendo un sopralluogo insieme a un vigile del fuoco, cercando di recuperare una statua della Madonna. Nato a Cremona nel 1947, dal 1985 era al servizio della diocesi di Carpi come sacerdote “fidei donum”.

Solidarietà e aiuti. Si rincorrono, intanto, i messaggi di solidarietà e le manifestazioni di vicinanza, dalle istituzioni all’associazionismo. Benedetto XVI segue con “grande dolore e partecipazione” la situazione dell’Emilia, ha fatto sapere il portavoce vaticano p. Federico Lombardi. A Finale Emilia è stato allestito un Centro di coordinamento Caritas, con una presenza fissa della delegazione regionale, consentendo risposte mirate ed evitando iniziative improvvisate. “È necessario l’impegno di tutti, per restare accanto alla popolazione colpita e per portare aiuti concreti in risposta ai bisogni crescenti”, ha detto don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana. E la presidenza della Cei ha stanziato un milione di euro “come primo contributo per fronteggiare la prima emergenza”. “Vicinanza e concreta solidarietà” alle “famiglie e alle comunità ecclesiali e civili ferite negli affetti e nelle cose”, e “disponibilità e adesione ad ogni azione che possa portare aiuto e sostegno alle popolazioni” è stata pure espressa, in un messaggio, dalla presidenza nazionale dell’Azione Cattolica italiana. Il presidente delle Acli, Andrea Olivero, ha invece proposto che il 2 giugno diventi “giornata nazionale della donazione per le popolazioni colpite dal terremoto”. “Invito tutti i cittadini ad avere fiducia. L’impegno dello Stato sarà garantito perché tutto avvenga nel modo migliore ed efficace”, ha infine affermato il presidente del Consiglio, Mario Monti, dicendosi “certo che supereremo questo momento”. Al suo fianco il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, che ha promesso “un percorso rapido e semplificato per riprendere” e che si farà quanto necessario “per dare la certezza” che si ricostruirà.

29/05/2012 -



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