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Non ci sono più chiese
La situazione nel mirandolese, a pochi chilometri dall´epicentro
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Ventidue chiese parrocchiali inagibili su 38, altre 5-6 danneggiate. Tra queste il duomo di Carpi e quello di Mirandola, oltre a tutte le chiese della “bassa” mirandolese, a pochi chilometri dall’epicentro. Nel territorio della diocesi di Carpi il terremoto ha colpito duro i luoghi di culto, come pure le fabbriche: innumerevoli i capannoni distrutti. E ora, per tanti lavoratori (qui come altrove nelle zone del sisma), il rischio è la cassa integrazione.

A Mirandola 4 mila fuori casa. Solo il Comune di Mirandola, in questi giorni, sta assistendo circa 2 mila persone sfollate tra la tendopoli allestita dalla Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, alcuni asili, scuole e il palasport. Ma i funzionari del Comune stimano in 4 mila quanti sono fuori casa. La stessa sede del municipio è stata allestita in fretta e furia nella scuola media – trasformata nel “Com”, Centro operativo misto, motore della macchina dei soccorsi – per poter garantire quanto meno i servizi essenziali, come l’ufficio tecnico o quello scolastico. Il centro cittadino è transennato in vari punti e, man mano che i tecnici fanno i sopralluoghi e proseguono le scosse, la “zona rossa” si va ampliando. “Abbiamo 2.500 segnalazioni di danni tra aziende e case private”, riferiscono al Sir dall’ufficio stampa del Comune, ricordando che nel territorio ci sono pure “150 aziende ferme perché stanno aspettando l’agibilità o hanno riportato danni”. Tra queste, diverse del comparto biomedicale che ha proprio in questa fetta della bassa emiliana un polo d’eccellenza. Non si conoscono i tempi e tanti che vi lavorano, ora, temono la cassa integrazione. Da lunedì sono partite le verifiche sulle attività commerciali, e il giorno seguente sulle abitazioni, mentre agli abitanti non resta che pazientare.

L’accoglienza degli sfollati. Al Com è stato ospitato per i primi giorni pure un Centro d’accoglienza destinato a mamme, bambini e anziani non autosufficienti, mentre il piazzale antistante è pieno di macchine con i sedili ribaltati e gente che, la notte, vi si chiude dentro per dormire. Una settantina di persone è stata trasferita in alcuni alberghi a Modena e in un centro sociale a San Prospero, mentre la casa protetta di Mirandola, risultata agibile, ha visto raddoppiare gli ospiti, aprendosi a diversi anziani costretti a lasciare la propria casa. Ora, una nuova tendopoli sorgerà in piazzale Costa, dove fino a sabato scorso i bambini andavano per giocare e volare sulle giostre. Condizione essenziale per accedere a tutti i servizi è la residenza nel Comune, eppure “vi è un’alta percentuale di stranieri – riportano in Comune – perché, a differenza di chi è nato qui, non hanno una rete parentale o amicale a cui appoggiarsi, e spesso vivevano in abitazioni fatiscenti”.

Un’insistente domanda religiosa. “Non c’è più una chiesa che sia agibile”, lamenta il parroco di Mirandola, don Carlo Truzzi. “Nel duomo – spiega – sono crollate le volte e parte del tetto, mentre il campanile potrebbe venire giù”. Sfollato anch’egli, ha trovato rifugio per queste notti “presso un confratello”, mentre di giorno lo si trova in città, a parlare con la gente che “ha bisogno di essere ascoltata”. Ma lui non perde la speranza: “La mia chiesa – dice – la vedo ricostruita”. Il terremoto riporta all’essenziale, è così “c’è un’insistente domanda religiosa – prosegue don Carlo – come elemento di normalità. La gente vuole che ci sia la Messa, anche durante la settimana”. Le celebrazioni in questi giorni avvengono in luoghi “di fortuna” e ci si passa parola; domenica sarà all’aperto “e una messa verrà celebrata anche nella tendopoli”.

Partire dai bambini. Uscendo dalla città vi è una litania di paesini, ciascuno – fino a sabato scorso – con la sua chiesa, che spesso rappresenta l’unico punto di aggregazione: Concordia, San Possidonio, Fossa, San Martino Carano, San Giacomo Roncole, solo per citarne alcuni. A Mortizzuolo, frazione di Mirandola da 1.400 anime, la punta del campanile è crollata sfondando il tetto e finendo sull’altare, e “a ogni nuova scossa ne cade un pezzo”, nota il parroco, don Carlo Bellini, mettendo il dito nella piaga: il perdurare delle scosse non permette di porre un punto fermo sui danni. “L’asilo parrocchiale e il teatrino – precisa – domenica erano ancora in buone condizioni”, mentre ora le nuove scosse li hanno resi inagibili. Lunedì la parrocchia avvierà, in anticipo rispetto al programma, l’annuale campo estivo “per dare un senso di ripartenza alla popolazione, aiutare i bambini a stare insieme e permette ai genitori che ancora hanno il lavoro di andarci”. È importante, in queste circostanze, l’attenzione ai bambini che devono “rielaborare il trauma”, spiega Marco Carione, psicoterapeuta e direttore dell’asilo di Mortizzuolo, raccontando di alcuni “che non riescono più a entrare in casa e dormire”, oppure “rifiutano completamente il cibo”. “Non bisogna negare il trauma”, sostiene; per i più piccoli “disegno e gioco sono gli elementi principali per superarlo”, mentre con quelli “grandi” bisogna parlare, sempre con pazienza e sapendo che ci vuole tempo. La ricostruzione passa, prima di tutto, da loro.

a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Mirandola

24/05/2012 -



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