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Con parole migranti
Una lettera a Benedetto XVI alla vigilia dell´incontro (30 maggio - 3 giugno)
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“Carissimo Benedetto, come Pietro, tu confermi i fratelli nella fede: ci aiuti a perseverare nella verità del Vangelo tra tentazioni e fatiche. Ci rendi forti nei momenti più delicati, quando lo smarrimento ci assedia e ci fa vacillare”. Inizia così una lettera delle famiglie migranti della diocesi di Milano indirizzata a Benedetto XVI in occasione del VII Incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà nel capoluogo lombardo dal 30 maggio al 3 giugno. Le comunità etniche, che vivono a Milano, da tempo si stanno preparando a questo evento mondiale. Un vero e proprio cammino, come spiega il direttore Migrantes della diocesi di Milano, don Giancarlo Quadri: è stato “un cammino lungo e non sempre facile”, fatto in gran parte nelle diverse comunità dei migranti della diocesi di Milano e in due mini eventi promossi dai gruppi familiari di ciascuna comunità”.

Il sogno e l’incubo. Nella lettera le famiglie migranti di Milano ricordano la loro lontananza spesso dagli affetti più cari e le loro fatiche. “Tra speranze e angosce – scrivono tra l’altro – godiamo la bellezza della fede che i nostri padri ci hanno trasmesso e, insieme, sentiamo questa stessa fede vacillare; ci sembra che la fede non sia più sostenuta come un tempo da tradizioni familiari e sociali; ci aggiriamo, a volte perduti, cercando volti e parole che sappiano alimentarla in noi; ci pare che la festosa vivacità che la rivestiva sia sopportata a stento dai nostri fratelli europei e anche in noi a fatica essa diventa canto e gioia”. I migranti chiedono al Papa d’indicare loro “le strade per uscire dalla logica del profitto. È mare di morte quando il sogno giusto di un lavoro onesto diventa l’incubo di non farcela: quando il cuore viene invaso dall’ossessione di guadagnare sempre di più; quando restiamo in balìa delle onde del consumismo. E siamo così affannati nel fare tante cose per vivere ai livelli di questo mondo ricco, che finiamo per non respirare più, non sentiamo più i profumi della vita di Dio, non ascoltiamo più il canto di amore di Dio per noi e per tutti. E anche la voce delle nostre preghiere si fa timida, sterile. La tua parola ci aiuti a fare del nostro lavoro una testimonianza di solidarietà e di vicinanza a tanti fratelli anziani, sofferenti, fragili”.

Le lingue diverse. “Aiutaci – scrivono – a pescare i nostri figli; la loro vita è la nostra gioia. Che le reti della nostra testimonianza umile e forte e le reti della nostra parola riescano a prenderli e a introdurli nella vita vera, quella di Dio. Che siano felici, sentendosi amati; e che, felici, facciano il bene. Aiutaci a educarli alla fede, a promuovere i loro talenti, a essere vicini alle loro paure, a comprendere le loro cadute e le loro fughe, a intendere il linguaggio del loro silenzio e delle loro grida: spesso ci spaventa il loro smarrimento, ormai distanti dal mondo delle nostre tradizioni e della nostra fede”. “Aiutaci – scrivono ancora – a pescare i fratelli e le sorelle che abbiamo incontrato qui e che vivono con noi; quelli che ci sono vicini e quelli che ci evitano e ignorano”. “Con te – concludono – vogliamo pescare fratelli e sorelle di tante parrocchie perché, insieme con noi, accolgano gli stranieri con passione e gentilezza, formando comunità veramente cattoliche, dove risuonano lingue diverse lodando insieme la bellezza del Signore”.

Oltre venti comunità. Le comunità dei migranti presenti a Milano e nel territorio diocesano che hanno collaborato al percorso sono oltre venti: filippini, latino-americani e salvadoregni, rumeni, albanesi, polacchi, ucraini, coreani, cinesi, giapponesi, copto-cattolici, eritrei, africani francofoni. “Siamo partiti a gennaio del 2011 – spiega don Quadri – con l’indicazione data a ciascun gruppo di riflettere sulla condizione dei migranti e sulle difficoltà che incontrano nella migrazione, soprattutto nei confronti della vita familiare”. Il primo incontro dei gruppi familiari delle comunità si è svolto il 29 gennaio scorso, festa ambrosiana della famiglia: è emerso un documento finale riassuntivo delle grandi idee raccolte nelle discussioni dei gruppi familiari”. Il secondo appuntamento si è svolto domenica 6 maggio.
“Il Papa al VII incontro mondiale delle famiglie troverà anche 15.000 genitori, padri e madri, rappresentanti del grande e variegato mondo delle famiglie cattoliche immigrate in Italia”, aggiunge mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes: “Le famiglie immigrate nel nostro Paese sono un segno di apertura alla vita, testimoniano il dolore della distanza dal proprio Paese, arricchiscono il cammino differente della nostra Chiesa, costruiscono il Paese di domani. La Lettera a Benedetto XVI delle famiglie milanesi testimonia le gioie e le speranze di queste nuove famiglie in Italia, giunte da 198 Paesi del mondo”.

21/05/2012 -



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