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Dalla polemica all´ascolto
Test Invalsi: un´occasione per un confronto sulle questioni serie
Si stanno svolgendo, nelle scuole italiane, i test Invalsi. Si tratta di test che ormai sono ben conosciuti nella scuola italiana, perché introdotti da qualche anno e subito con polemiche. C’è chi sostiene che si tratti di prove inutili e costose, aride e incapaci di valutare le vere esperienze educative in atto negli istituti scolastici. C’è chi, invece – e il Ministero è in prima fila – sostiene la possibilità, proprio attraverso i test Invalsi, di fotografare in modo efficace la situazione della scuola italiana, promuovendo una cultura della valutazione di cui saremmo, invece, carenti. Per alcuni docenti si tratta di una invasione di campo sgradita e in diverse situazioni proprio i docenti si sono opposti. Molta parte sindacale cavalca la protesta. I Cobas hanno parlato di sciopero, denunciando anche pressioni indebite sui collegi docenti. “I Signori Invalsi e il ministero - si legge in una nota del sindacato di base - dopo aver ripetutamente modificato le date dei loro ridicoli quiz, stanno spingendo la grande maggioranza dei presidi ad esercitare minacce e illegali pressioni su docenti e studenti affinché non si sottraggano alla distruttiva farsa degli indovinelli Invalsi". Ci sono poi gli studenti, che soprattutto nelle superiori hanno proposto il boicottaggio: scheda bianca. Si spende troppo per questi test, troppo poco per investire nella scuola. Al di là della questione test – possono anche servire – e di qualche enfasi di troppo, sembra però di poter raccogliere, da queste “lamentele”, un problema della scuola italiana, accentuatosi in questi anni e sul quale vale la pena di riflettere: una scarsa condivisione e un certo dirigismo di fondo. Se soprattutto a partire dagli anni Settanta erano fiorite nel mondo della scuola, forse fino all’eccesso, iniziative decentrate, innumerevoli sperimentazioni, protagonismi didattici – chiamiamoli così – all’insegna di una certa autonomia (ora c’è la scuola dell’autonomia) e della partecipazione, ormai da tempo si è affievolita la spinta propulsiva, forse fiaccata dagli innumerevoli tentativi di riforma proposti a livello nazionale, discussi, bocciati, riproposti, modificati, avviati parzialmente e così via. Con un mondo scolastico – e in particolare una classe docente – che ha finito per essere trascinata e travolta da cambiamenti non sempre comprensibili. Una classe docente nella quale serpeggiano fatica, disillusione e forse sfiducia. Magari anche per questioni anagrafiche (l’entusiasmo delle leve giovani manca, anche per il sistema di reclutamento bloccato). Questo è il tema di fondo, che torna nella questione Invalsi: la scuola è terreno dove occorre muoversi cercando il consenso, cioè la condivisione delle idee, non semplicemente l’omologazione. È officina di futuro, dove gli operatori –docenti, ma anche allievi e famiglie – sono tutti attivi: è la condizione perché la scuola funzioni. E allora devono sentirsi, ciascuno con le proprie specificità, protagonisti. Un docente non può essere il “somministratore” di test, per restare alla polemica sull’Invalsi. Piuttosto dovrà sentirsi partecipe di una azione collettiva, condivisa e nella quale ciascuno fa la sua parte. E così gli allievi: cavie o protagonisti? “Valutati, non schedati” è uno slogan di questi giorni. La scuola è luogo di alleanze e di intelligenze, e può imparare ogni volta qualcosa dalle esperienze che fa. La polemica sull’Invalsi può essere anch’essa un passo avanti, un’occasione in più per ascoltare, cercare di capire e magari ripartire con più entusiasmo.
17/05/2012 - Alberto Campoleoni
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