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Il futuro è nel territorio
Dalle Acli, a congresso nazionale a Roma, uno slancio di pensieri e progetti
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“C’è futuro per l’Italia a condizione di costruire nuove relazioni ispirate a solidarietà, condivisione e comunione”. Lo ha detto questo pomeriggio a Roma mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo all’apertura del 24° Congresso nazionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese. Acli artefici di democrazia partecipativa e buona economia”, in corso fino al 6 maggio (testo integrale su www.chiesacattolica.it[>>]). “Anche le comunità cristiane – ha precisato mons. Crociata - sono toccate da questo appello, anzi sono in prima fila” perché “la Chiesa non si chiama fuori dalle condizioni dell’ora presente”. I credenti “operano nel vivo dello scorrere del tempo, pur senza lasciarsi rinchiudere completamente in esso”.

Ricerca del bene comune. Pur avvertendo “lo spaesamento di questa stagione storica”, il segretario Cei ne ha evidenziato le “non poche potenzialità e promesse”. Di fronte alla “fragilità del tessuto etico e civile”, alle “accresciute distanze fra i soggetti sociali, anche a causa della crisi non solo economica che ci colpisce, forse perfino della spinta alla dissoluzione della persona, non raramente messa in questione nei suoi cardini fondamentali”, mons. Crociata ha esortato ad agire “nel segno della responsabilità diffusa e del bene integrale della persona e della comunità”. “Non siamo condannati a rimanere vittime degli eventi”, ha avvertito, ma “è possibile abbracciare la responsabilità di farsi protagonisti, così da orientare la storia verso sviluppi di giustizia, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità”. A tal fine è necessario che, “accanto alla difesa dei diritti, non venga meno il senso dei doveri, la competenza nel proprio lavoro, la correttezza nello svolgimento di compiti istituzionali e nell’osservanza delle leggi, la giustizia nei rapporti sociali, e, qualunque sia il ruolo sociale, il rispetto della cosa pubblica e la ricerca sincera del bene comune”. “La crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica”, ha osservato ancora il segretario Cei richiamando il recente incoraggiamento di Benedetto XVI al riguardo. Infine un richiamo a Giuseppe Toniolo, beatificato il 29 aprile, e la sollecitazione a “mettere al primo posto l’impegno formativo, nella convinzione che senza vita spirituale e coerenza etica non cresce un adeguato e fecondo impegno sociale per la promozione della persona e della collettività”.

“Buona politica” e responsabilità dei cristiani. In Italia, di fronte al rischio di “una deriva anti-politica senza sbocchi” o di “soluzioni populistico-demagogiche”, “c’è bisogno di buona politica” e “qui si apre per i cristiani uno spazio di responsabilità etica e politica non delegabile”. Ne è convinto Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli. Nella sua relazione introduttiva (testo integrale su www.acli.it[>>]), Olivero ha precisato che “il passaggio d’epoca che stiamo vivendo” chiede “una capacità di risposta che solo una nuova cultura politica può compiutamente dare”. Un vero “percorso riformatore” alla luce della “fraternità” nel quale “si apre la possibilità di individuare il compito e lo spazio dei cattolici nella vita pubblica del nostro Paese”. Pertanto “la rivoluzione cristiana della fraternità può diventare l’anima del riformismo cattolico, dentro e oltre la crisi”. Si tratta di “un paradigma spirituale e culturale” che “va ad intercettare la crisi nel suo punto più decisivo”, la “questione antropologica”. Per Olivero la “crisi della democrazia”, che in Italia “si presenta come crisi della rappresentanza e della rappresentatività dei soggetti tradizionali della politica”, “rischia la deriva dell’antipolitica”.

Riformismo “degli ultimi”. “L’affidamento alla competenza dei tecnici – ha spiegato - non basta a dare risposte ai cittadini sempre più impoveriti dalla crisi”, se non è accompagnato “da un ascolto costante dei bisogni reali e del disagio sociale”. Proprio qui “si colloca la possibilità di mettere alla prova della democrazia reale e realizzabile il paradigma politico della fraternità” che “invoca il bene comune come suo orizzonte”, come “principio di costruzione della polis”. Di qui la necessità di “un “riformismo degli ultimi” per “civilizzare l’economia e civilizzare la politica”. “Compito arduo, ma non impossibile, difficile ma necessario che il riformismo cattolico declinato nelle molteplici forme della fraternità praticata e vissuta, può e deve oggi assumersi”. Occupazione per i giovani, contrasto alla povertà, nuova legge elettorale, ripristino della fiducia tra cittadini e sfera pubblica le principali sfide. Quale il “compito” delle Acli? Anzitutto “dare una nuova centralità ai territori”, quindi dare alle associazioni “nuova e più chiara politicità” perché “la sconfitta dell’antipolitica” sta “nella capacità di tornare ad essere protagonisti”. Di qui l’intenzione di “costruire 500 nuovi circoli”, l’annuncio di dare vita entro l’autunno ad un “piano straordinario per l’occupazione giovanile”, e il lancio dell’idea di creare su tutto il territorio “comitati per il bene comune”. Un pensiero anche all’Europa, che deve tornare ad essere “un laboratorio di crescita che rilanci” il “valore dell’economia sociale di mercato”.

03/05/2012 -



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