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Versione testuale - Europa
Obiettivo zero vittime
Oltre 30 mila morti all´anno per incidenti stradali. Un quinto sono under25
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"La tragica perdita di giovani vite sulle strade europee è inaccettabile. Sono estremamente preoccupato per gli incidenti provocati dal consumo di droghe o alcol, in particolare tra i giovani di entrambi i sessi". Siim Kallas, commissario Ue responsabile per i trasporti, ha presentato una serie di dati sugli incidenti in occasione della quarta Giornata europea per la sicurezza stradale, celebrata il 25 luglio. Le cifre sulle quali il commissario estone si è soffermato maggiormente riguardano le vittime di età compresa tra i 18 e i 25 anni; per questo l’Esecutivo insiste su una serie di iniziative in chiave preventiva.

Quali risposte? "Sono fiducioso che potremo progredire verso l’obiettivo ’zero vittime’ in materia di sicurezza stradale esattamente come abbiamo potuto compiere buoni progressi negli ultimi 10 anni", ha affermato Kallas. La via da percorrere, tuttavia, "è ancora lunga. Solo cambiando l’atteggiamento dei giovani alla guida sarà possibile continuare a salvare delle vite". Gli incidenti stradali, che raggiungono ogni anno la cifra di un milione nei 27 Stati aderenti considerando solo quelli di una certa gravità, continuano a essere - secondo i dati proposti dall’Esecutivo - la "principale causa di morti e disabilità permanenti per i giovani, sia nel mondo che in Europa". Le vittime totali in un anno sono oltre 30 mila nell’Ue27; un milione e mezzo i cittadini che restano feriti. Il 19% dei decessi a causa di incidenti stradali nell’Ue nel 2010 ha riguardato giovani di età tra i 18 e i 25 anni, "sebbene questa fascia di età comprenda solo il 10% della popolazione totale": ciò significa che questa fascia d’età è doppiamente esposta al rischio di morire in incidenti stradali. L’Ue ha peraltro avviato il Piano d’azione 2011-2020 per la sicurezza stradale: ma occorre che le azioni concrete, che spettano soprattutto agli Stati membri, non siano rimandate oltre. Occorre un mix tra una migliore preparazione alla guida, strade urbane, regionali e autostrade più curate e sicure (in alcuni Paesi la situazione delle infrastrutture viabilistiche è giudicata molto carente), automezzi più sicuri, sistemi di intervento rapido in caso di incidenti. Senza trascurare una maggiore severità sul piano legislativo e delle forze dell’ordine in caso di guida pericolosa (velocità, uso di alcool…).

Dati allarmanti. Proprio il 25 luglio si è svolta a Nicosia la conferenza internazionale che ha caratterizzato sul piano istituzionale la Giornata della sicurezza stradale. Altri appuntamenti erano stati previsti in altre città europee. L’incontro nella capitale cipriota ha riunito in particolare gruppi di giovani, organizzazioni per la sicurezza stradale e funzionari che operano nel campo della sicurezza provenienti da tutta l’Unione e dai Paesi vicini. Fra i dati presentati a Nicosia emerge che nel corso del 2010 (ultimi dati disponibili su scala continentale) 31 mila incidenti stradali mortali hanno toccato persone di età compresa tra i 18 e i 25 anni, fra cui l’80% erano maschi e il 20% femmine; nel 40% degli incidenti mortali era coinvolto un giovane alla guida. Il maggior numero di incidenti mortali ha riguardato autovetture (66% dei casi), quindi motocicli (20%), pedoni (2%), biciclette (8%) e altri mezzi (autotreni, bus, 4%). La Commissione ha affermato: "Le morti a causa di incidenti stradali tra i giovani non sono inevitabili. I decessi nella fascia di età 18-25 anni sono diminuiti del 49% dal 2001 al 2010. Ma per poter raggiungere l’ambizioso obiettivo di ridurre della metà i morti sulle strade, è necessario coinvolgere attivamente proprio i giovani".

Risarcimenti. La scorsa settimana la Commissione aveva del resto avviato una consultazione pubblica con l’intento di aiutare le vittime di incidenti stradali all’estero: ma in questo caso l’attenzione si porta non tanto sulle conseguenze dirette sulle persone (sicurezza, pronto intervento, cure mediche), quanto sul fatto che chi è coinvolto in un incidente, più o meno grave, lontano dal Paese d’origine, spesso fatica a ottenere un risarcimento oppure l’intervento dell’assicurazione. Se si tiene conto che 130 milioni di europei hanno programmato una vacanza in un altro Paese dell’Unione quest’anno e che di questi, circa tre quarti usano l’automobile o la motocicletta, si comprende che il problema non è di secondaria importanza. "Inevitabilmente alcuni turisti saranno coinvolti in incidenti stradali, lungo il tragitto o durante le vacanze", ha spiegato la commissaria lussemburghese alla giustizia, Viviane Reding. Ma come si può chiedere un risarcimento se si è vittima di un incidente in un Paese straniero? Dove si può presentare la domanda? E qual è il termine per inoltrare la richiesta di indennizzo? Per questo l’Esecutivo ha avviato una consultazione pubblica "per aiutare le vittime di incidenti stradali transfrontalieri, che possono incontrare difficoltà in caso di incidente all’estero a causa dei termini variabili per la presentazione delle domande di risarcimento". La consultazione, cui si accede mediante il sito della Commissione, resterà aperta fino al 19 novembre.

27/07/2012 -



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