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Versione testuale - Europa
La via della solidarietà
Comece e altre Chiese cristiane sulla politica di coesione
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"In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me". Un versetto preso a prestito dal vangelo di Matteo svela, più di ogni altra espressione, le motivazioni e lo stile con il quale i cristiani sono chiamati a impegnarsi con senso di carità e di giustizia a favore dei più poveri, dei bisognosi, di chi tende una mano invocando pane, aiuto, attenzioni, ma anche a operare per fornire opportunità sociali, istruzione, sviluppo socioeconomico. È quanto ricorda il documento pubblicato il 5 luglio dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) assieme alla Commissione chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee, al Consiglio delle Chiese evangeliche in Germania e al Consiglio dei vescovi tedeschi, che si concentra sulla politica di coesione sociale e regionale dell’Ue. Il testo esplicita anche la volontà di segnalare il ruolo che le comunità cristiane svolgono nel campo della solidarietà (sociale, territoriale) a livello europeo, così da essere, nei fatti, un interlocutore credibile per le istituzioni Ue.
"Lo scopo della politica regionale" dell’Unione europea, come è definito dai Trattati, "è di ridurre le disparità tra le regioni e promuovere lo sviluppo territoriale bilanciato ed eque opportunità" fra le diverse aree del continente, rileva il documento ecclesiale (disponibile in inglese e tedesco all’indirizzo web www.comece.org[>>]). "La politica regionale è un’espressione di solidarietà all’interno dell’Ue. Per i cristiani la solidarietà è una naturale espressione della loro fede". Per questo le Chiese cristiane "sono convinte, soprattutto in un momento in cui il processo di unificazione è sottoposto a un test severo, che la politica regionale dell’Unione sia di estrema importanza" per la coesione, stabilita dai Trattati. Il testo ribadisce dunque l’importanza della politica di coesione dell’Ue27 e ne affronta la riforma avviata dalla Commissione con la pubblicazione di una vasta documentazione, lo scorso 6 ottobre, sul riordino dei fondi strutturali e in relazione alla definizione del bilancio pluriennale Ue 2014-2020.
Comece e altre Chiese cristiane intitolano il documento "Il ruolo degli attori ecclesiali nella politica di coesione europea": esso illustra l’impegno ecclesiale a livello continentale per sostenere persone e famiglie in difficoltà, per favorire l’inclusione sociale delle persone con minori opportunità, oppure emarginate o povere, oltre alle innumerevoli iniziative realizzate dalle comunità credenti nel settore dell’educazione, in quello della cultura, dello sport, dei servizi legati al welfare… Caritas e Diaconia sono solo due delle tante "sigle" ecclesiali attive in tale ambito.
L’intervento delle Chiese giunge a proposito. Proprio in questa fase si stanno intensificando i negoziati tra le istituzioni Ue e gli Stati membri sul bilancio pluriennale: la Commissione ha chiesto una disponibilità nell’arco di sette anni, di almeno 336 miliardi di euro per la politica di coesione, che si realizza principalmente mediante Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, Fondo di coesione, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. Le azioni che, mediante questi fondi, si possono promuovere in tutta Europa intendono creare posti di lavoro, favorire l’istruzione e la formazione professionale, realizzare opportunità di inserimento sociale per le persone disabili, aiutare il reinserimento nella vita attiva degli anziani, fornire soccorsi a chi vive nelle aree rurali o meno sviluppate economicamente, costruire infrastrutture, dare una mano alle piccole e medie imprese…
La politica di coesione si fonda proprio sul principio di solidarietà. La Commissione Ue sostiene la necessità di rafforzare, soprattutto in questa fase di crisi, la "dimensione sociale" e solidaristica della politica di coesione. Le Chiese possono quindi costituire una "sponda" solida e credibile a quelle posizioni politiche che, in Europa, intendono marciare in questa direzione.

11/07/2012 - Gianni Borsa (Sir Europa) - Bruxelles



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