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Versione testuale - Europa
Fra Strasburgo e Atene
Il dibattito economico-politico europeo su rigore e crescita
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Il prestito da 100 miliardi alla Spagna, le elezioni legislative in Grecia (con ricadute certe sulla stabilità di Eurolandia), il sostegno alle banche di Cipro. Ma anche il "two-pack" sulla sorveglianza di bilancio e il prossimo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno consacrato alla "crescita". La sessione plenaria dell’Europarlamento (11-14 giugno) ha affrontato vari argomenti, provvedimenti legislativi e dibattiti ruotanti attorno alla crisi finanziaria che continua a minacciare la "casa comune" europea.

Regole e riforme. Intervenendo in aula a Strasburgo, José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha indicato con vigore la strada dell’integrazione economica comunitaria, basata su regole, riforme e investimenti. "È il momento di un maggiore impegno per l’unione economica e monetaria, che dobbiamo costruire nel medio e lungo periodo", ha affermato il capo dell’Esecutivo, ricordando al contempo la necessità di "decisioni immediate" da parte degli Stati membri. "Il Consiglio europeo di fine giugno dovrebbe varare un’iniziativa per la crescita", necessaria a superare la recessione in atto: "C’è bisogno di una rimodulazione dei fondi strutturali", di "incoraggiare gli investimenti" attraverso i project bond e la Banca europea degli investimenti, di potenziare il mercato unico. In emiciclo il discorso di Barroso è apparso più politico che "tecnico": "Occorre più integrazione, di bilancio, bancaria, ma soprattutto politica, per salvaguardare l’euro e l’Unione nel suo complesso". E sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp), ovvero il bilancio Ue per il periodo 2014-2020, Barroso ha specificato: "Non è un bilancio per Bruxelles, ma per i cittadini, uno strumento per realizzare azioni a favore di disoccupati, imprese, agricoltori, giovani, ricercatori…". Così "gli Stati che vogliono diminuire il budget Ue non realizzano risparmi, semmai sottraggono fondi per la crescita".

Le scelte degli Stati. Non c’è voce che si sia sottratta a pronunciarsi sui temi economici, strettamente connessi – questa è ormai una convinzione maggioritaria – al futuro politico dell’Ue. Joseph Daul, capogruppo dei Popolari all’Europarlamento, è stato il più determinato nel richiamare i governi dei 27 a un’azione coesa di fronte alla crisi. "La domanda che rivolgo a tutti gli Stati aderenti è questa: siamo in grado di agire politicamente insieme, oppure vogliamo continuare a farci imporre le decisioni dai mercati finanziari?". In vista del summit dei capi di Stato e di governo, Daul ha aggiunto: "È chiaro che nessun Paese può far fronte da solo alle sfide globali in campo demografico, economico, culturale, militare. Gli Stati facciano una scelta, che è quella del rafforzamento dell’integrazione politica europea". Con l’orecchio proteso agli andamenti di Borsa e alle notizie provenienti da Madrid e Atene, gli eurodeputati hanno quindi dato il via libera al cosiddetto "two-pack" che, con il precedente "six-pack", realizza un nuovo strumento per il rigore dei conti statali, così da poter poi essere aperti alle azioni per la crescita. "Resto convinto che sia meglio predisporre in anticipo strumenti, anche legislativi, per evitare le crisi o per contenerne gli effetti, piuttosto che arrivare tardi", ha affermato Jean-Paul Gauzes, eurodeputato francese, "rapporteur" su uno dei due provvedimenti. Elisa Ferreira, portoghese, che ha steso il secondo regolamento del pacchetto, ha invece ricordato che "ora si avvia una fase di trattative con le altre istituzioni Ue" (trilogo) dove si augura che prevalga una dimensione "più ampia del problema", comprendente la sorveglianza comune sui budget statali e "un’azione volta alla crescita".

Il voto greco. Costante, sempre a Strasburgo, si è rivelata l’attenzione nei riguardi della Grecia e del voto che, il 17 giugno, determinerà a seconda dell’esito elettorale il cammino del Paese all’interno, o forse al di fuori, dell’area euro. "Mi auguro che il risultato delle elezioni portino alla formazione di un governo pro-europeo, impegnato per la stabilizzazione della Grecia all’interno dell’Ue e della zona euro", ha dichiarato al riguardo l’eurodeputato britannico Andrew Duff. Il Parlamento Ue è stato sede di varie iniziative di segno europeista in vista del voto. Bas Eickhout, deputato olandese, ha aggiunto: "C’è troppo in gioco per lasciare la risposta della crisi agli scettici o a coloro che non pensano con lungimiranza. Responsabilità, solidarietà e comprensione reciproca sono nell’interesse del popolo greco e dei cittadini europei". "Il grande problema che si avverte nel mio Paese – ha spiegato Anni Podimata, greca, vice presidente dell’Euroassemblea - è la perdita di speranza. Non si vede la luce in fondo al tunnel". "Siamo consapevoli delle forti responsabilità nazionali che hanno portato a questa situazione", ha riconosciuto. "Ma abbiamo visto anche quanto è stata riluttante l’Europa prima di intervenire". L’Ue "deve ripristinare la fiducia verso il progetto europeo" presso i cittadini greci, senza la necessità di rinegoziare il memorandum della troika (Ue, Bce, Fmi), ma emendandolo in alcune sue parti.

15/06/2012 -



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