Versione testuale
- Europa
Vita, diritti umani e crisi
Il numero di giugno di Europe Infos
Europe Infos di giugno racconta di "Uno di noi", l’iniziativa di cittadinanza europea sulla difesa della vita umana, registrata l’11 maggio scorso; del necessario cammino di riforma della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha visto passi avanti significativi grazie alle riflessioni emerse da un recente incontro; della consultazione pubblica della Commissione europea riguardo ai servizi di assistenza sociale, sia come prospettiva per nuovi posti di lavoro, che per il miglioramento di questo genere di servizi. Si parla anche di persecuzione religiosa e diritto all’asilo politico; di bilanci un anno dopo la primavera del mondo arabo; e delle misure proposte dalla Commissione per una ripresa del mercato del lavoro. L’editoriale è a firma di Frank Turner, Ocipe, sulle "turbolenze economiche e politiche in Europa" (clicca qui[>>]).
"Uno di noi": proteggere la vita con un’iniziativa cittadina europea (Ice). Fino ad oggi, cinque sono state le Ice registrate dalla Commissione europea. La più recente, su proposta italiana, è ufficialmente partita l’11 maggio scorso. Le Ice se seguono correttamente il loro iter, hanno come obiettivo di "chiedere alla Commissione europea di proporre una legislazione su delle questioni di competenza comunitaria", ricorda José Ramos-Ascensão, segretariato Comece. Le questioni legate alla vita non rientrano di per sé nella materia comunitaria, ma tuttavia "vi sono settori in cui la vita umana è molto minacciata come la ricerca, la cooperazione allo sviluppo in materia di sanità o il settore economico-finanziario". L’iniziativa "Uno di noi" ha per oggetto la "protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di qualsiasi essere umano, fin dal concepimento, negli ambiti rilevanti di competenza comunitaria in cui si iscrive questa protezione". E l’Ice appena registrata ha già alcune proposte concrete di modifiche legislative negli ambiti citati. Perché ciò possa avvenire, l’Ice deve riuscire a raccogliere nei prossimi 12 mesi almeno un milione di firme, tra almeno sette Paesi dell’Ue.
Riformare la Corte europea dei diritti dell’uomo. Sono 150 mila i casi che attendono di essere sciolti negli uffici della Corte europea. Questo è il segnale che occorre mettere mano a una ri-definizione delle competenze e del funzionamento della Corte. Se ne è discusso in una conferenza voluta dalla Presidenza britannica del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa nel mese di aprile a Brighton, che ha dato origine ad alcuni passi avanti, nonostante le tensioni e le controversie in materia. La dichiarazione finale "ha riconosciuto che l’autorità e la credibilità della Corte dipendono in gran parte dalla qualità dei giudici e delle loro sentenze", come pure ha "riaffermato il diritto al ricorso individuale", sintetizza Alessandro Calcagno, segretariato Comece. Numerose ed efficaci sono state le proposte in ambito più tecnico circa il funzionamento della Corte e la sua relazione con gli Stati. "Sembra chiaro che nel futuro il ruolo della Corte non sia messo in pericolo, né che si assecondi il gioco di coloro che violano più gravemente (e più frequentemente) la Convenzione – una minoranza di Stati che varrebbe la pena sorvegliare da vicino". Se per un verso, i governi non possono dettare alla Corte in quale direzione far muovere la giurisprudenza o le funzioni dei giudici, per altro verso la Corte deve evitare di essere vista come un organismo che fa intrusione nelle tradizioni nazionali rispettate in materia di diritti dell’uomo. A scongiurare questo pericolo viene in aiuto il cosiddetto "margine di valutazione", principio da alcuni contestato, che però verrà introdotto nel preambolo della Convenzione. Il cammino di Brighton dovrà continuare, per ridare efficacia e credibilità alla Corte, anche se, si chiede Calcagno, forse "bisognerebbe educare e creare una cultura che incoraggia, facilita e valorizza gli accordi e i compromessi, piuttosto che le prove di forza finali".
Servizi sociali per uscire dalla crisi. Secondo le statistiche di Eurostat sarebbero 24 milioni i cittadini europei disoccupati, e László Andor, commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, avrebbe recentemente affermato che i cosiddetti servizi alle persone giocano un ruolo importante nella ripresa del mercato del lavoro. Si tratterebbe "di un largo ventaglio di attività che contribuiscono al ben essere delle famiglie e delle persone a domicilio, come la cura dei bambini e degli anziani, la conduzione della casa, il giardinaggio e anche il bricolage, attività un tempo svolte dalle donne e ora delegate ad esterni", spiega Markus Vennewald, segretariato Comece. Sulla base dei calcoli dell’Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (Ocde), la Commissione ipotizza 100 milioni di posti di lavoro in questo settore, in cui alto è il tasso di lavoro in nero. Per esplorare il funzionamento di questo ambito e le potenzialità in termini economici, la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica, a cui si può accedere fino al 15 luglio 2012 (http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch[>>]).
13/06/2012 -
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