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Versione testuale - Europa
Un´anima all´economia
Il Forum europeo cattolico-ortodosso di Lisbona
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Nessuna ricetta tecnica per superare la crisi economica e finanziaria che attanaglia l’Europa. Ma le Chiese hanno a cuore il destino dei popoli europei: conoscono le difficoltà delle persone e delle famiglie e chiedono all’economia di rimettere al centro l’uomo e il bene comune. È quanto emerso dal Terzo Forum europeo cattolico-ortodosso (Lisbona, 5-9 giugno). Tre giorni di lavoro e confronto su un tema di grande attualità, "La crisi economica e la povertà: sfide per l’Europa di oggi". Hanno partecipato rappresentanti delle Conferenze episcopali europee e dei diversi Patriarcati e Chiese ortodosse d’Europa.

La voce della Chiesa. Di fronte alla crisi non è compito della Chiesa presentare soluzioni specifiche. Il compito della Chiesa è piuttosto quello di "dire che la realtà economica moderna svuotata della dimensione valoriale è anti-umana e distruttiva sia per gli individui sia per la società". È la linea di pensiero dell’igumeno Filaret Bulekov, vicepresidente del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, il quale aggiunge: "Oggi la Chiesa è di nuovo chiamata a ricordare che senza porsi mete spirituali, è impossibile assicurare il benessere e lo sviluppo degli individui e delle società umane". Anche per mons. Paolo Pezzi, arcivescovo dell’arcidiocesi della Madre di Dio di Mosca, "siamo di fronte all’alternativa: o pensare l’economia e la finanza come luoghi senza spazio per Dio e quindi ultimamente non umani, o concepirle come occasioni di vivere la verità del Vangelo che anima la società". "Laddove manca un riferimento alla verità del Dio amore, l’altro - sia esso uomo o popolo - viene facilmente ridotto a entità economica interessante solo in quanto rispondente alla logica utilitaristica di domanda e offerta del mercato". Ed ha aggiunto: "I drammatici tassi di disoccupazione di molti Paesi europei, le enormi difficoltà di molti giovani lasciati soli dalle politiche statali a fondare una famiglia e oppressi dalle dinamiche lavorative sono i segni di una crisi che è innanzitutto spirituale e poi economica e finanziaria. L’interiorità stessa delle persone è ferita e indebolita".

Dare un’anima all’Europa. Secondo l’arcivescovo Athenagoras di Sinope (Belgio, Patriarcato ecumenico), "ciò che è in pericolo è il cuore dell’uomo". "La crisi che viviamo attualmente non è solamente una crisi economica e finanziaria. Nasconde una crisi più generale: una crisi spirituale e morale. Nel mio Paese d’origine, il Belgio, circa 6 persone ogni giorno si suicidano. Le persone muoiono di solitudine. Più che mai, la gente ha bisogno di dare un senso alla vita". "D’altra parte – ha aggiunto l’arcivescovo – l’Unione europea attraversa un periodo difficile perché – e lo dobbiamo purtroppo constatare – la costruzione della nostra Europa unita non riposa su solide fondamenta". Si tratta, in ultima analisi, di "perseguire l’ideale europeo e, se desideriamo perseguirlo, occorre dare un’anima all’Europa". Perché, ha fatto notare l’arcivescovo, "se l’Europa continua a rimanere esclusivamente una zona d’interessi economici piuttosto che un luogo di civiltà e di senso, allora l’Ue resterà una falsa zona economica, minacciata dalle identità politiche e culturali".

Una preghiera ecumenica. Cattolici e ortodossi hanno anche pregato insieme. Si è celebrata nel cuore del Forum anche una preghiera ecumenica per "coloro che hanno responsabilità nel mondo politico affinché i governi in Europa siano promotori di pace e di giustizia" e per "tutti quelli che soffrono e, in modo particolare, per i più poveri, gli ammalati, i disoccupati perché Dio mandi l’Angelo della pace che li custodisca, dia loro sollievo e li difenda da ogni male". "Nel mondo intorno a noi – ha detto il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) – vediamo tanti segni di tristezza e di crisi, travisamenti che possono venire da una certa cultura e dalla società. L’egoismo collettivo e l’alienazione delle finanze e dell’economia dalla realtà minacciano la vita della nostra società" e rischiano "di compromettere la possibilità della vita per le future generazioni". Ed ha proseguito: "Abbiamo appena celebrato la Pentecoste, lo Spirito Santo è presente tra di noi. Il nostro incontro è esso stesso segno della chiamata di Dio. La sua presenza è la causa della nostra gioia, la forza per andare oltre i nostri limiti, il coraggio di cercare l’unità dei cristiani e portare speranza al mondo".

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13/06/2012 -



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