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Versione testuale - Europa
Il rispetto delle regole
Unione europea: la solidarietà non è una strada a senso unico
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Nell’etica della politica di unificazione europea, la solidarietà gioca un ruolo particolarmente significativo. Qualche giorno fa, su un quotidiano nazionale, a proposito dell’attuale situazione di profonda crisi e degli sviluppi nell’Unione monetaria, sono state ricordate le conclusioni cui è giunto, a questo riguardo, il gruppo di riflessione che agli inizi degli anni ’90 venne incaricato dall’allora presidente della Commissione europea, Romano Prodi, di ragionare su ciò che mantiene coesa l’Unione europea.
Come devono agire tra di loro gli Stati membri, dei quali alcuni sono particolarmente interessati dalla crisi e soffrono da un punto di vista sia economico che sociale, mentre altri attraversano una fase di benessere, nell’interesse dell’intera Unione? Ovviamente in modo solidale! Ma cosa significa ciò nella prassi politica? La solidarietà non nasce da sé, né da appelli alla buona volontà dei responsabili.
Per funzionare dal punto di vista della coesione, la solidarietà in una comunità deve basarsi sulla reciprocità. La solidarietà non è una strada a senso unico. Nelle relazioni politiche tra Stati – così come tra individui – non esiste alcuna solidarietà "gratis" per l’una o per l’altra parte. Un requisito importante per la disponibilità ad usare la solidarietà nei confronti dei partner è perciò anche il rispetto delle regole che la comunità si è data per la sua convivenza.
Per l’Unione europea nella sua attuale struttura, ciò significa che la disponibilità al sostegno solidale di un partner che attraversa una situazione difficile esiste solo qualora questo, a sua volta, si mostri disponibili a dare un contributo proprio al superamento di tale situazione e a rispettare gli accordi con i partner.
Questo comandamento vale per tutti gli Stati membri; nella situazione attuale, tuttavia, esso è valido particolarmente per coloro che hanno arrecato grandi danni a se stessi e alla comunità a causa dell’indebitamento eccessivo dei propri bilanci e della mancanza di disponibilità alla riforma: la loro crescita langue, la loro concorrenzialità e quindi la loro performance non sono all’altezza delle loro aspettative e delle loro necessità. Tali Paesi devono cambiare rotta e meritarsi la solidarietà della comunità con la disponibilità ad introdurre riforme, con il risparmio e la rinuncia alle prestazioni abituali. Solidarietà contro solidarietà.
La tendenza a sottrarsi alle proprie responsabilità ostacola il cambiamento. La crisi nei diversi Paesi non è casuale. La spiegazione stereotipata, secondo cui si tratta di un fenomeno europeo, internazionale o addirittura globale, addossa la responsabilità a una qualche forza anonima. Ma la crisi è diventata europea, internazionale o globale quando troppi Stati le hanno dato nutrimento, all’interno dei propri confini, mediante una politica sbagliata, a causa della mancanza di serietà, di sprechi senza limiti e del populismo irresponsabile.
La responsabilità dei singoli Stati non è solo da ricercare nei governi che, normalmente, danno espressione alle aspettative sociali. In democrazia, anche gli elettori sono garanti dei propri governi. E naturalmente, anche le associazioni imprenditoriali e i sindacati. Alla fin fine, questi soggetti hanno tratto vantaggio dalla politica che ha portato alla crisi. Ciò giustifica anche il fatto che le popolazioni dei rispettivi Paesi siano le vittime necessarie per sanare i bilanci e attuare le riforme che impediscono la crescita: si tratta di un requisito per superare la crisi e risanare l’economia.
Come si è visto nell’evoluzione degli ultimi anni di crisi, la solidarietà dei partner interviene nella misura in cui essi fanno sacrifici.
Ma al di là di tutto questo, se si vuole che abbia un efficacia nel tempo, la solidarietà deve essere istituzionalizzata maggiormente. Il mercato non produce solidarietà, poiché in esso prevale il motivo della concorrenza. E un’Unione economica e monetaria non può, di per sé, fornire solidarietà in modo affidabile, se non è dotata di una cornice politica in cui le decisioni vengano prese in base a principi federalistici e democratici, tenendo conto degli interessi e delle capacità di tutti i partecipanti. Creare questa cornice sarà il compito del futuro immediato che ci attende.

01/06/2012 - Thomas Jansen - Sir Europa (Germania)



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