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Un laicato che riparte
Katholikentag: pensieri e impegni per la Chiesa, il Paese e l´Europa
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Si è tenuto nei giorni scorsi a Mannheim il Katholikentag, lo storico incontro del laicato cattolico tedesco, che ha avuto come tema "Osare una nuova partenza". Sarah Numico, per Sir Europa, ha posto alcune domande su questo evento e sulle sue prospettive a Stefan Vesper, segretario generale dello Zdk (Comitato centrale dei cattolici tedeschi).

Come definirebbe quest’edizione del Katholikentag? Quali erano le attese della vigilia?
"Dopo gli sconvolgimenti causati dai diversi casi di abuso sessuale verificatisi nella Chiesa negli ultimi decenni, era importante contribuire, anche con il Katholikentag, a ridare una nuova consapevolezza ai cattolici e all’intera Chiesa. Credo che siamo riusciti in questo intento. Al termine della grande Messa finale, il presidente dello Zdk, Alois Glück, ha esclamato tra gli applausi: ’Abbiamo fatto l’esperienza di una Chiesa viva, di fede profonda e vitale. Anzi, possiamo dire che la situazione della nostra Chiesa sia molto più che la somma delle sue mancanze. Nella nostra Chiesa e in nome della Chiesa, ma anche attraverso i molti cattolici che agiscono da cittadini sotto la propria responsabilità, avvengono molte cose grandiose’. Nella ’Kirchenmeile’, il punto d’incontro del Katholikentag, ho potuto vedere con gioia la varietà e l’impegno di tante comunità ecclesiali, delle associazioni e delle organizzazioni territoriali".

L’Europa è stata richiamata in questa edizione del Katholikentag anche per la presenza di numerosi rappresentanti delle Conferenze episcopali, nei dibattiti e negli eventi organizzati. Quale idea di Europa emerge da questa assemblea?
"Per noi è molto importante che al Katholikentag abbiano partecipato numerosi cattolici di altri Paesi europei: diverse centinaia, e oltre una dozzina di vescovi. L’idea europea ci è molto cara e come Zdk abbiamo diffuso una dichiarazione in cui esortiamo a non pensare all’Europa in base ai suoi limiti ma alle sue opportunità. Si parla troppo ’male’ dell’Europa. Durante il Katholikentag abbiamo presentato l’Europa come progetto di pace. E anzi: l’unificazione europea è un progetto unico al mondo e al contempo una necessità storica. Crediamo che, in considerazione della crisi finanziaria, sia importante ripensare alle basi spirituali dell’opera di unificazione europea. Mi auguro che il Katholikentag abbia contribuito a rafforzare la rete che esiste oramai da tempo tra i laici cattolici e naturalmente anche tra i vescovi europei. Mi ha fatto piacere che fossero presenti anche rappresentanti del Forum europeo dei Comitati nazionali dei laici (Elf) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), così come i rappresentanti della Conferenza degli episcopati della Comunità europea" (Comece, ndr).

Quale volto della Chiesa tedesca emerge dal Katholikentag?
"Il volto di una Chiesa viva e varia. Siamo profondamente convinti che questa varietà non rappresenti un pericolo ma una ricchezza. Nel nostro Paese sono decine, centinaia di migliaia le persone che si impegnano per la Chiesa. Non è forse un tesoro, questo? A Mannheim lo si è potuto vedere dagli oltre 200 stand distribuiti in tutta la città. In questo impegno vi è così tanta energia, così tanto coinvolgimento personale, così tanta testimonianza, che non possiamo non rallegrarcene. E un’altra cosa importante è che a Mannheim si è discusso molto: in modo aperto, libero, senza paure, limiti o divieti. Così i vescovi e noi laici, tutti noi sappiamo come la pensiamo. Questa è una parte importante del nostro dialogo comune, portato avanti con onestà e con una buona collaborazione. Al riguardo, mi piace citare ancora una volta Alois Glück che ha detto: ’Ci siamo consultati, abbiamo discusso e dibattuto in libertà di spirito e di parola, con rispetto nei confronti dell’altro e delle sue posizioni. Questa cultura del dialogo deve diventare il criterio da applicare per tutti i  nostri dibattiti ecclesiali’. Se si riesce a discutere insieme in pace, in modo onesto e libero, si evitano anche le tensioni che sono attualmente percepibili ad esempio in Austria. Anche per questo motivo, il Katholikentag rappresenta una grande occasione".

"Osare una nuova partenza" era il titolo dell’incontro. E allora secondo lei, quale direzione ha preso questa nuova partenza?
"Abbiamo voluto e vogliamo una nuova partenza, un nuovo inizio, sia all’interno della Chiesa che nella società. La stampa tedesca riferisce sui temi relativi alla Chiesa – direi quasi purtroppo – più che su quelli sociali. Siamo convinti che occorra trovare un nuovo stile di vita per fronteggiare le grandi sfide dei nostri tempi: dai mutamenti climatici ai cambiamenti demografici, dalla crisi energetica fino alla povertà del mondo. Su questi argomenti, durante il Katholikentag abbiamo cercato soluzioni e risposte con l’aiuto di molti esperti presenti. Ovviamente si tratta di un processo: il mondo non si può cambiare in cinque giorni di Katholikentag… Ma i cattolici discutono tra loro e vengono messi in condizioni di impegnarsi all’interno della società in modo qualificato. In ogni caso, ritengo che i due anni di grande lavoro di preparazione dell’evento sono valsi la pena. Tra l’altro, Mannheim è la città natale di Alfred Delp, ucciso dai nazisti. Abbiamo ricordato le sue parole: ’Fidiamoci della vita, poiché Dio la vive insieme a noi!’".

25/05/2012 -



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