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Versione testuale - Europa
La foresta di Peguy
La Giornata europea del 9 maggio in una situazione d´emergenza
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Prima della Giornata europea del 9 maggio, il giorno della dichiarazione di Robert Schuman nel 1950 - che abbiamo celebrato questa settimana - l’Europa ha conosciuto diverse elezioni importanti. Cominciamo con la Francia! Gli elettori hanno scelto François Hollande come nuovo presidente. Adesso bisogna aspettare le elezioni legislative di giugno, in cui c’è il rischio di un nuovo colpo di scena provocato dall’estrema destra. In Grecia, i partiti al potere, i partiti responsabili della miseria che conosce il Paese, hanno subito una pesante disfatta che non lascia intravedere un’alternativa. Nei prossimi giorni capiremo se sarà possibile un governo di unione nazionale o il Paese affonderà ancora di più nel caos. Il primo turno delle elezioni presidenziali e le elezioni parlamentari in Serbia può essere letto, con tutte le precauzioni, come un’affermazione della volontà europeista del popolo serbo. Gli ardori europei, tuttavia, sembrano essersi calmati. Uno dei due candidati al secondo turno dell’elezione presidenziale ha dichiarato in passato di preferire che il suo Paese diventi una provincia russa piuttosto che un membro dell’Unione europea. I risultati delle elezioni nello Schleswig-Holstein, la regione più settentrionale della Germania, infine, rappresentano un nuovo indebolimento della coalizione presieduta da Angela Merkel. Lo stesso cancelliere resta incontestato a livello federale, per il momento, tanto più che l’opposizione non riesce a formulare un’alternativa chiara a beneficio degli elettori. Al contrario, con il nuovo successo dei Pirati che introducono Internet nella politica, così come i Verdi vi avevano introdotto la questione ecologica trent’anni fa, il caleidoscopio dei partiti è diventato ancora più colorato.
Quale insegnamento possiamo trarre da questa situazione d’emergenza in Europa? In effetti, sotto le apparenze e l’effetto ingannatore dei partiti al potere che continuano a cavalcare la scissione fra sinistra e destra, s’intravede più chiaramente il delinearsi di un nuovo schema politico. Per il momento non esiste ancora nella sua forma pura, ma non tarderà a profilarsi. Metterà un po’ dovunque in opposizione due partiti: un partito nazionale e un partito europeo. Questi due partiti saranno i punti di cristallizzazione intorno ai quali si posizioneranno altre formazioni politiche e a partire dai quali prenderà forma il dibattito politico. Il partito nazionale rifiuterà chiaramente la federalizzazione dell’Unione europea tramite un governo federale, un esercito efficace e un parlamento che vota il bilancio e può aumentare le tasse. Il partito europeo, invece, vorrà arrivare a questo, e rifiuterà la rinazionalizzazione della politica monetaria e commerciale e la regolamentazione europea dell’immigrazione e del mercato comune. Questa opposizione scatenerà una strenua lotta politica che non lascerà più spazio agli indecisi. Richiederà che tutti i cittadini prendano posizione.
Riprendendo la celebre distinzione tra mistica e politica che Charles Peguy aveva introdotto cent’anni fa nel suo capolavoro "La nostra gioventù", potremmo distinguere i punti di forza e di debolezza di questi due partiti. Il punto debole del partito nazionale sarà la sua politica, poiché nell’era della globalizzazione le ricette nazionali non potranno fare fortuna. Il suo punto di forza, invece, è la sua mistica. L’appartenenza nazionale rappresenta un punto di riferimento forte per quasi tutti i cittadini. Costituisce un elemento centrale dell’identità collettiva e fa eco al sacrificio fino alla morte di coloro che hanno contribuito a formare la nazione attraverso le rivoluzioni, le insurrezioni e le guerre civili dei secoli passati.
Il punto di forza del partito europeo è incontestabilmente la sua politica, che si presenta come l’unica via possibile e realistica per l’Europa di oggi. Il suo punto debole consiste nella sua mistica. Non che non esista, ma è ormai a malapena udibile. Come diceva Peguy: "Tutto comincia nella mistica e finisce nella politica. La questione importante… è che in ogni ordinamento, in ogni sistema, la mistica non sia fagocitata dalla politica alla quale ha dato vita".
Ora, nel divenire dell’Unione europea con i suoi complicati trattati, le sue molteplici istituzioni e - tutto sommato - la sua illeggibilità, la politica ha fagocitato la mistica. Allora occorre ricordarsi del manifesto di Ventotene redatto da Altiero Spinelli nel 1941, della dichiarazione della resistenza europea a Ginevra nel 1944, dei passaggi sulla nuova Europa nel memorandum del Kreisauer Kreis a proposito di Helmuth Graf von Moltke. Non dobbiamo dimenticare gli ungheresi, i polacchi e i cecoslovacchi che si sono ribellati contro il regime comunista nel nome della libertà, spesso nel nome dell’Europa. Tutti costoro hanno rischiato la vita, spesso hanno pagato con la propria vita. Il 9 maggio rappresenta l’opportunità di commemorarli tutti e di affermare la visione di Charles Peguy, che sperava di "sostituire una concorrenza anarchica fra popoli furibondi, frenetici, con una foresta sana, con una foresta in crescita di popoli prosperi, dovunque un popolo di popoli fiorenti".

09/05/2012 - Stefan Lunte - Sir Europa (Francia)



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