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Versione testuale - Europa
La dignità e la rete
Il report Eavi sulla tutela degli utenti in sei Paesi
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La Danimarca può vantare i migliori risultati a livello europeo in materia di utenti. È quanto emerge dal recente report “Broadcasting and Citizens. Viewers’participation and media accountability in Europe” dell’Eavi (European association for viewers interest - Associazione europea per gli interessi dei telespettatori), organismo indipendente che opera con il sostegno e in collaborazione con Commissione europea, Consiglio d’Europa ed Unesco. Secondo la ricerca, “gli Stati europei riconoscono l’importante funzione svolta dai massmedia” e devono assicurare che i giovani, in particolare, abbiano accesso a “informazioni e programmi” miranti a promuoverne “il benessere sociale, spirituale e morale nonché la salute fisica e mentale”. Questo è anche l’obiettivo dell’Eavi e dei suoi programmi di informazione e sensibilizzazione sulla media literacy, una sorta di “alfabetizzazione” che consenta agli utenti di analizzare e valutare criticamente i messaggi dell’universo mediatico. Presentiamo una sintetica panoramica dei sistemi di tutela dei telespettatori in sei Paesi Ue, tratta dalla ricerca.

Francia. Regolamentazione e autoregolamentazione: questi i due poli della tutela dei telespettatori nel Paese. Autori ed operatori applicano un codice di condotta da loro elaborato, ma rimane fondamentale il ruolo del Conséil superieur l’audiovisuel (Csa), cui lo Stato conferisce poteri sanzionatori nei confronti di emittenti che trasmettano programmi violenti o pornografici. Numerose le associazioni a tutela degli utenti, in particolare di adolescenti e giovani; tuttavia, osservano gli autori del report, esse “restano sconosciute alla maggioranza della popolazione”. Degno di nota il Ciem, associazione per la tutela dei minori attualmente impegnata nella creazione di un network con altre realtà.

Spagna. Dopo le elezioni del 2004 è iniziata la “rinascita di un autentico servizio pubblico” e si va verso una riforma complessiva del sistema audiovisivo. Notevole la libertà concessa alle comunità autonome che hanno propri Consigli regionali per la tutela dei telespettatori. Le 17 associazioni degli utenti sono raggruppate nella Fiatyr (Federazione iberica telespettatori e radioascoltatori) cui aderiscono anche alcune realtà portoghesi. Tra le iniziativa più significative i corsi per contrastare gli effetti negativi dei media sui minori e per “addestrare” gli insegnanti sule potenzialità educative dei media.

Germania. Imponente l’offerta di canali e programmi per un “mercato” televisivo “che è il più competitivo d’Europa ma anche uno dei più frammentati”, sottolinea l’indagine. Ogni Länder ha la possibilità di decidere la presenza di emittenti ad accesso pubblico ma, avverte la ricerca, “mancano grandi associazioni per la tutela degli utenti”. Nondimeno tutte le emittenti sono obbligate a nominare un responsabile per la protezione dei minori che partecipa ai dibattiti riguardanti la produzione e l’acquisizione dei programmi. Interessanti il programma “Flimmo”, che consente ai genitori di controllare l’offerta televisiva, e la “Red card” contro la violenza nei media.

Regno unito. Nel solo gennaio 2007 l’Ofcom (Uffico comunicazioni per la tutela degli utenti) ha ricevuto 44.500 segnalazioni riguardanti la quinat serie di celebrity Big Brother. Sul territorio operano anche la Voice of listener & viewer (Vlv), che è riuscita a “convincere” le principali emittenti televisive a trasmettere negli orari del prime-time programmi adatti ai più piccoli e di informazione religiosa, e la Consumers association (Ca), che riunisce oltre 700mila aderenti. Importante anche il National consumer council; di recente la Bbc ha inoltre creato un link per dialogare con autori e produttori.

Danimarca. Tre le istituzioni pubbliche di tutela cui utenti, cittadini e gruppi sociali danesi si possono rivolgere direttamente: The Press Council, il Consumer ombudsman e The Radio &TV Board. All’interno della società civile si contano inoltre diverse associazioni: tra queste l’Arf (33mila iscritti) e il Klf (40mila). Quest’ultima, legata ai valori cristiani, “si occupa di temi etici e morali mettendo in guardia da programmi potenzialmente dannosi”. In otto regioni è attiva anche la neonata Kmu di chiara ispirazione cattolica. Infine, un team di pedagogisti e psicologi infantili fa parte del “Media Council for children and young people”, che provvede alla classificazione dei film, alla regolamentazione dei videogames, a stabilire e mantenere contatti con le emittenti.

Portogallo. Nel Paese la tutela dei telespettatori ha raggiunto “risultati significativi”, si legge nel report. Due associazioni in particolare, ACMedia e Atv, vigiliano sui media. L’Istituto dei consumatori detta le linee guida sui temi più rilevanti. Dal 1989 fa sentire la propria voce anche il quotidiano Pùblico, nato per incoraggiare l’uso dei mezzi di comunicazione come strumento pedagogico promuovendo la sinergia scuola-media e producendo materiali di supporto per gli insegnanti.

12/04/2012 -



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