Versione testuale
- Europa
L´etica della fraternità
Relazione di Michel Camdessus alla plenaria dei vescovi europei
La crisi economica e finanziaria è anche una "crisi etica" che pone in discussione "i valori sui quali si è fondata la costruzione europea", minando il modello dell’economia sociale di mercato e persino i cardini della democrazia partecipativa. Michel Camdessus è intervenuto il 21 marzo durante una sessione dell’assemblea plenaria della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) con una relazione dal titolo "Solidarietà come principio dell’Unione europea".
Crisi che viene da lontano. Già direttore del Fondo monetario internazionale e presidente onorario delle Settimane sociali di Francia, Camdessus ha svolto un’analisi articolata della crisi economica e ha quindi posto in relazione i tentativi di risposta alla recessione con il dovere di "ritrovare lo spirito di solidarietà" e di "fraternità" che hanno caratterizzato la costruzione comunitaria, ponendo questi stessi valori quali parametri per le relazioni fra l’Europa e il resto del mondo. "Questa crisi viene da lontano", ha affermato il relatore: "il nostro modello sociale è stato surrettiziamente destabilizzato dal diffondersi dell’individualismo, dell’utilitarismo neoliberale e i nostri principi basilari ne sono stati intaccati". "Noi possiamo oggi misurare le devastazioni generate dalla messa in sordina, se non dall’abbandono, dei nostri valori. Dobbiamo dunque ritrovarli in questa fase di crisi" e il primo di tali valori da riscoprire "per una nuova partenza è, senza dubbio, la solidarietà".
Responsabilità verso il mondo. "Solidarietà significa anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti": citando Benedetto XVI e la "Caritas in Veritate", Camdessus ha quindi sviluppato una riflessione centrata su tre punti principali: la necessità di "individuare la natura della crisi" che l’Europa e il mondo intero stanno attraversando, la quale "comporta un aspetto etico in relazione alla crisi di valori che i cristiani non possono ignorare"; l’impegno comune per individuare e indicare le "responsabilità degli europei di fronte al resto del pianeta", con un occhio di riguardo alle regioni più povere e alle popolazioni senza mezzi materiali; Il dovere di realizzare conseguenti "gesti di solidarietà che noi potremmo, o meglio dovremmo, compiere risolutamente al servizio del bene comune globale". L’oratore ha fra l’altro richiamato ampi passaggi del documento della Comece sul modello sociale europeo ("Una Comunità europea di solidarietà e di responsabilità", gennaio 2012) auspicandone la massima diffusione.
Fenomeni globali. Michel Camdessus è poi tornato a ribadire il dovere di condividere i problemi generati dalla crisi con i paesi in via di sviluppo secondo il principio di solidarietà posto a fondamenta dell’integrazione europea, così come indicato già da Robert Schuman nella sua "Dichiarazione" del 9 maggio 1950 che diede avvio al processo di edificazione della "casa comune". Per Camdessus – che si è rifatto anche a documenti di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II - l’Europa deve evitare di chiudersi in se stessa, deve rifuggire le tentazioni dei nazionalismi, assumendo piuttosto "un’etica della fraternità verso il resto del mondo". L’oratore ha affrontato aspetti concreti della situazione economica e sociale alla luce dello sviluppo ineguale, dei fenomeni di portata globale come ad esempio le migrazioni, la privazione del bene-acqua per tanta parte della popolazione della Terra, le conseguenze legate alla carenza di istruzione, di lavoro, di servizi sanitari… L’ex presidente del Fmi ha insistito sull’urgenza di sviluppare una governance condivisa, con adeguati livelli politici e istituzionali sovranazionali. Camdessus non ha mancato di sottolineare che, per tutto questo, occorrono cristiani preparati, generosi e creativi, "da porre al servizio del bene comune".
Il saluto a Van Luyn. "L’esperienza e l’impegno profusi da mons. Adrianus Van Luyn all’interno della Comece lo hanno reso un punto di riferimento" per la Chiesa in Europa: il cardinale Reinhard Marx, vice presidente della Comece, nell’introdurre la conferenza di Camdessus, ha dal canto suo segnalato l’impegno europeista del vescovo olandese, membro dell’organismo ecclesiale per 18 anni e di questo presidente negli ultimi 6 anni. Nel corso della serata l’altro vice presidente, mons. Piotr Jarecki, ha tracciato un profilo di Van Luyn - che lascia l’incarico al suo successore emerso dalla plenaria Comece del 21-23 marzo - definendolo "prete straordinario", "uomo del dialogo" e "cristiano impegnato per la costruzione dell’Europa unita". "Mons. Van Luyn – ha proseguito Jarecki – è sempre stato attento al dialogo con i giovani e può essere considerato una fonte di ispirazione per le nuove generazioni". Del presidente uscente della Comece è stata indicata inoltre "la capacità di alimentare il dialogo ecumenico" e di "instaurare un confronto con le istituzioni europee aperto e strutturato", come indicato nel Trattato di Lisbona.
23/03/2012 -
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