Versione testuale
- Europa
Dolore e vergogna
Documento di sintesi dopo la visita apostolica
La Santa Sede rinnova "il senso di sgomento espresso da papa Benedetto XVI nella lettera ai cattolici d’Irlanda" e "la vicinanza che egli ha più volte manifestato alle persone vittime di tali atti peccaminosi e criminali compiuti da sacerdoti o religiosi": lo afferma una sintesi dei risultati della visita apostolica in Irlanda, il cui documento conclusivo è stato presentato il 20 marzo alla stampa presso il Saint Patrick’s College di Maynooth, in Irlanda. Nel testo di sintesi si sottolinea come questa visita apostolica abbia avuto "un carattere pastorale", permettendo di "attestare la gravità delle mancanze che hanno dato luogo nel passato a una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte dei vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori".
Prevenzione e formazione. Nel testo viene sottolineato come le "Linee guida" enunciate nel precedente documento "Safeguarding Children" del 2008 prevedano alcuni aspetti di basilare importanza per continuare a monitorare e prevenire misfatti in questo ambito: anzitutto si parla di "un capillare coinvolgimento dei fedeli e delle strutture ecclesiastiche nel lavoro di prevenzione e formazione"; si ribadisce la disponibilità piena a "una stretta collaborazione con le autorità civili nella tempestiva segnalazione delle accuse". Un ulteriore passaggio impegna gli arcivescovi delle arcidiocesi visitate dagli inviati della Santa Sede a "dare assicurazione che eventuali nuovi casi di abusi che venissero alla luce saranno prontamente sottoposti tanto alle competenti autorità civili quanto alla Congregazione per la dottrina della fede".
Per un’autentica identità presbiterale. Oltre a come affrontare l’assistenza nei confronti delle vittime degli abusi, il testo si occupa anche degli autori degli abusi (preti e religiosi) e di coloro che tra i religiosi sono stati accusati ingiustamente. Si ricorda così che vescovi e superiori religiosi, in collaborazione con il "National Board for Safeguarding Children", "dovranno sviluppare una normativa per trattare i casi di sacerdoti o religiosi verso cui siano state avanzate accuse, ma nei confronti dei quali il pubblico ministero abbia deciso di non procedere". Allo stesso modo, si legge nel testo di sintesi, "si dovranno stabilire norme per facilitare il ritorno nel ministero di sacerdoti falsamente accusati e per offrire l’adeguata attenzione pastorale ai sacerdoti o religiosi che siano stati ritenuti colpevoli di abusi su minori". Quanto alla formazione nei seminari e negli istituti religiosi, nel documento vaticano si afferma che è necessario assicurare che "la formazione offerta sia radicata in una autentica identità presbiterale, offrendo una più sistematica preparazione alla vita imperniata sul celibato sacerdotale, sapendo mantenere un adeguato equilibrio tra le dimensioni umana, spirituale ed ecclesiastica". Sempre in tema di formazione dei candidati al sacerdozio ministeriale e alla vita religiosa, il testo vaticano sottolinea l’importanza d’"introdurre più rigorosi criteri di ammissione" e di "mostrare un maggiore impegno per la formazione intellettuale dei seminaristi". Tra gli ulteriori aspetti citati nel documento, si parla della riflessione circa l’attuale configurazione delle diocesi, da riconsiderare in vista di rendere le strutture diocesane "meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa".
"Andiamo avanti". Nessuna sostituzione o interferenza a quanto la Chiesa d’Irlanda, il Consiglio nazionale per la tutela dei bambini nella Chiesa cattolica in Irlanda, o le varie agenzie statali hanno fatto e stanno facendo per affrontare con efficacia il dramma degli abusi sessuali sui minori commessi da sacerdoti e religiosi. Lo ha sottolineato il card. Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, presentando alla stampa irlandese la sintesi con i risultati della visita apostolica in Irlanda. "È importante sottolineare – ha detto il cardinale – che la visita non era destinata a sostituire il continuo lavoro che la Chiesa in Irlanda e le varie agenzie statali hanno fatto e continuano a fare, per affrontare con efficacia gli abusi sui minori. Fondamentalmente, quindi, la relazione di oggi è di natura diversa". "Come vescovi – ha poi affermato il cardinale – vogliamo unirci al grande senso di dolore e di vergogna espresso nelle conclusioni della visita apostolica", per quello che è successo "all’interno della comunità cristiana". L’arcivescovo ha poi ringraziato Benedetto XVI e tutti coloro che "così generosamente hanno lavorato per assicurare un esito positivo alla visita apostolica". Ed ha concluso: "Andiamo avanti con rinnovata fede e speranza, mentre ci prepariamo ad ospitare il 50° Congresso eucaristico internazionale e a trarre nuova linfa e rinnovamento dall’avvicinarsi dell’Anno della fede".
21/03/2012 -
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