Versione testuale
- Europa
Trascendere i confini
Chiesa greco-cattolica e migrazioni
Dal 28 febbraio al 1° marzo, la capitale della Germania, Berlino, ha ospitato l’8° incontro nel quadro dei cosiddetti "Dialoghi di Kiev", un non-partito, un’iniziativa indipendente ucraino-tedesca, nata nel 2005, subito dopo la famosa Rivoluzione arancione in Ucraina, con l’obiettivo di aiutare i cittadini ucraini ad allargare i propri orizzonti nei confronti dell’Europa e del relativo ruolo dell’Ucraina. Il tema di quest’anno era "La migrazione come sfida europea: il caso dell’Ucraina" e ha visto la partecipazione di oltre duecento leader religiosi, laici e politici tedeschi e ucraini. La Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc) era rappresentata da Yosyf Milan, vescovo ausiliare dell’arcieparchia di Kiev e capo del dipartimento della pastorale e delle missioni dell’Ugcc, nonché da Hryhoriy Seleshchuk, capo della Commissione ecclesiale per le migrazioni, e da Ihor Shaban, capo della Commissione ecumenica dell’Ugcc. Quest’anno i partecipanti del forum hanno discusso varie questioni riguardanti la migrazione ucraina. Una delle principali conclusioni raggiunte nel corso dell’incontro è stato il disperato bisogno di una comprensione radicalmente nuova dei sistemi politici e della società, centrata sulla persona umana, al fine di risultare efficace nel risolvere i problemi migratori attuali. Certo, tutti vorremmo credere che ogni Paese sul nostro pianeta si impegni a fornire ai propri cittadini l’opportunità di condurre una vita più confortevole, nonostante le sfide che ogni Stato si trova ad affrontare: chi più, chi meno. Se prendiamo l’Ucraina, ad esempio, sembra che circa cinque milioni di persone vivano all’estero come emigrati. Tuttavia, non solo i cittadini ucraini lasciano il proprio Paese per motivi vari, principalmente per lavoro, ma si contano anche circa due milioni di immigrati che si sono trasferiti in Ucraina, per diverse ragioni, da quando il Paese ha riconquistato l’indipendenza nel 1991. Il fatto è che questi processi migratori costituiscono una sfida non solo per il governo ma anche per la Chiesa greco-cattolica ucraina, di cui circa un milione di fedeli vivono fuori dalla loro madrepatria. Dal momento che i membri della Chiesa greco-cattolica ucraina, che è diffusa praticamente in ogni continente, sono persone di etnia ucraina o di cultura almeno parzialmente ucraina (da cui il nome), la principale sfida della Chiesa greco-cattolica ucraina nel settore della migrazione in Ucraina è sostanzialmente quella di fornire un’assistenza spirituale per i suoi emigrati, soprattutto in quelle regioni del mondo dove non esistono strutture dell’Ugcc, e non tanto per gli immigrati stranieri, anche se le porte della Chiesa sono sempre aperte per loro. Potremmo certamente continuare a lungo, ponendoci delle domande sul motivo per cui questi processi di migrazione globale si verificano, cosa alla quale avremmo pieno diritto; tuttavia, data la natura della Chiesa universale, è davvero importante sapere cosa li provoca? Veramente no, poiché la Chiesa, che è il Corpo mistico di Cristo stesso, trascende tutti i confini fisici. Quindi, la domanda che la Chiesa si pone non è tanto "perché?", bensì "come?".
Il patriarca Sviatoslav sulla cessione dei santuari nazionali Il patriarca Sviatoslav Shevchuk della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina (Ugcc) ha inviato una lettera al relatore parlamentare Volodymyr Lytvyn e ai deputati ucraini con la richiesta di ritirare dall’esame la proposta di legge 9690 sulle modifiche ad alcune leggi ucraine relative alla cessione dei beni culturali agli enti religiosi. Il leader della Ugcc ritiene inaccettabile la cessione dei santuari nazionali, che appartenevano alla Chiesa unificata di Kiev, ad un’unica denominazione, cioè il Patriarcato di Mosca della Chiesa ortodossa ucraina. Questo modo di rispondere alle raccomandazioni europee sulla restituzione dei beni della Chiesa, si legge nella lettera, è una "distorsione dell’essenza della restituzione, che prevede la piena composizione dei problemi dei beni in modo da rettificare i danni materiali commessi da un regime ateo". Sviatoslav Shevchuk avvisa che tali misure rappresentante "una chiara minaccia alla pace interconfessionale" raggiunta nello Stato negli ultimi anni. In tal senso, la questione della restituzione dei beni della Chiesa dovrebbe essere considerata "in modo totale, trasparente, da tutti i punti di vista e senza pregiudizi dal Consiglio pan-ucraino delle Chiese e degli enti religiosi, che rappresenta 18 tendenze confessionali e oltre il 95% dei credenti ucraini".
16/03/2012 - Lubomir Zhybak - Ucraina
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