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Versione testuale - Europa
Austria, Francia, Germania, Slovacchia

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Austria: card. Schönborn su elezioni parrocchiali
Le elezioni dei consigli parrocchiali in Austria, svoltesi domenica 18 marzo in tutte le diocesi, hanno registrato un’affluenza stabile: lo ha riferito l’agenzia di stampa cattolica Kathpress. La partecipazione dei cattolici austriaci si attesta intorno al 20-25%, un dato più elevato rispetto alla normale frequenza dei fedeli alle celebrazioni. Le elezioni dei consigli parrocchiali sono "un segno di vitalità" della Chiesa e un "segno molto forte dell’importanza della fede nel nostro Paese", ha detto ieri il card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, poco prima dell’inizio dell’assemblea plenaria a Tainach in Carinzia. Il card. Schönborn ha rivolto un saluto ai candidati, ringraziandoli per il contributo dato alla riuscita delle elezioni: "In tempi in cui anche il numero di cattolici praticanti è fortemente diminuito, i fedeli che si impegnano sono tanto più importanti". I risultati delle consultazioni vengono attualmente discussi dai vescovi riuniti in Carinzia e verranno illustrati venerdì 23 marzo, al termine dell’incontro.

Francia: verso le elezioni
A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali del 22 aprile (primo turno) e del 6 maggio (secondo turno), in linea con il documento dello scorso ottobre "Elezioni: un voto per quale società?" del Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese, è ora la volta di mons. Yves Le Saux, vescovo di Mans, che sul sito della Chiesa di Francia (testo integrale su www.eglise.catholique.fr[>>]) propone una nuova riflessione in vista delle consultazioni. "Nessuno – scrive il presule – può rimanere indifferente di fronte alla precarietà che minaccia sempre più i nostri concittadini, in particolare i giovani che non riescono a trovare un lavoro in linea con le proprie aspirazioni, coloro che per le condizioni di lavoro o la sua mancanza non possono godere di un avita personale e familiare stabile o quelli a rischio licenziamento". Di qui l’importanza che la "funzione politica si ispiri alla preoccupazione per il bene comune e alla promozione della dignità della persona umana". Con riferimento alla ricerca scientifico-tecnologica il presule sottolinea che "ogni persona è unica agli occhi di Dio" e, se è legittimo tentare di migliorare la comprensione e la cura delle malattie, non è accettabile alcuna "strumentalizzazione dell’embrione". Di fronte alla crisi economica, "attendiamo dai rappresentanti del nostro Paese che tengano conto dell’insieme dell’umanità", scrive. Infine l’immigrazione che "ci chiama ad un’accettazione reciproca soggetto che accoglie-soggetto accolto".

Germania: no ad attacchi su misure contro abusi
La Conferenza episcopale tedesca (Dbk), attraverso il portavoce Matthias Kopp, ha difeso in un’intervista pubblicata il 21 marzo dall’agenzia cattolica tedesca Kna i provvedimenti della Chiesa contro gli abusi sessuali. A seguito delle polemiche suscitate dal periodico Der Spiegel nei giorni scorsi, che aveva accusato mons. Stephan Ackermann, incaricato Dbk contro gli abusi, di trascuratezza nell’affrontare la situazione nella propria diocesi di Treviri, Kopp ha affermato che "non sono in discussione né la funzione, né la persona di mons. Ackermann". Inoltre, circa l’ipotesi dell’introduzione di un divieto generalizzato dell’esercizio dell’attività di sacerdoti colpevoli di abusi sessuali, Kopp ha puntualizzato che il provvedimento non è stato adottato "soprattutto in virtù del consiglio di molti esperti che hanno raccomandato l’uso di procedure differenziate". Perciò, "un inasprimento della politica di tolleranza zero" è escluso. Kopp ha infine ricordato che le direttive, introdotte in prova nel 2010, sono valide innanzitutto per tre anni. "Naturalmente osserviamo le esperienze raccolte, soprattutto per quanto riguarda i colpevoli. Ma non vediamo alcuna ragione per anticiparne la valutazione".

Slovacchia: vescovi su 70° deportazione ebrei
"L’ambiente secolarizzato della moderna società europea ha generato ideologie totalitarie, che aspiravano a sostituire la religione. È stato tuttavia dimostrato che queste hanno condotto l’Europa e l’intera umanità a grandi ondate di violenza e di ingiustizia". Lo scrivono i vescovi slovacchi in una dichiarazione pubblicata il 20 marzo in occasione del 70° anniversario delle deportazioni degli ebrei dal Paese, oltre 70 mila. Quasi tutti morirono a causa del trattamento disumano dei campi nazisti. "Questi fatti dolorosi ci motivano, in quanto cristiani cattolici, ad un’espressione di sincero e profondo dispiacere per questa tragedia", si legge nella dichiarazione. La Slovacchia detiene il primato, tra i Paesi dell’Europa centrale, per numero di ebrei salvati: il titolo di "Giusto tra le nazioni" è stato infatti concesso a 540 cittadini slovacchi. "Gli interventi di vescovi, sacerdoti e laici, l’occultamento degli ebrei nei conventi e nelle famiglie cristiane, l’emissione di falsi documenti ufficiali" sono stati "espressione di amore cristiano per il prossimo", concludono i vescovi, affermando che il passato "ci può servire da lezione" e i cristiani possono diventare "portatori di speranza".

23/03/2012 -



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