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FEDE E CITTÀ: DON CASTELLUCCI AL COP, LA CHIESA “NON COLTIVA LA VISIBILITÀ”

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(Orvieto, dal nostro inviato) – “Testimoniare la bellezza della fede senza preoccuparsi dei numeri, ma della fedeltà al Vangelo”. È l’invito rivolto dal teologo don Erio Castellucci alla 62ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, in corso a Orvieto per iniziativa del Cop (Centro di orientamento pastorale). Il teologo, approfondendo la dimensione dell’eucaristia come “sorgente di vita cristiana”, ha sottolineato come spesso questa venga “intesa solo come frutto della Chiesa che celebra”. Un’interpretazione che, però, è un “impoverimento rispetto al Nuovo Testamento, come pure alla tradizione antica”, dove “è l’Eucaristia che fa la Chiesa”. Don Castellucci ne ha quindi messo in evidenza tre aspetti. “L’eucaristia come banchetto fa la ‘Chiesa condivisione’, comunità di fratelli”; “come sacrificio rende la Chiesa una comunità che ama attraverso l’offerta di sé”; “come presenza reale”, in terzo luogo”, richiama la Chiesa “presente nel mondo”. Una presenza, quest’ultima, “che non s’impone ma s’innesta, non coltiva la visibilità, ma cerca di essere sale e luce”. E qui viene in aiuto il “piccolo gregge” evangelico, ripreso pure dal Concilio Vaticano II, e l’esortazione di Benedetto XVI a essere “minoranza creativa”. “Essere pochi o marginali – ha concluso – non deve portare alla frustrazione, ma a riscoprire il proprio specifico, a essere segno e strumento dell’amore di Dio”.

27/06/2012 -



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