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Domenica 19/05/2013

Prima le persone
Intervista con don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana
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A una settimana dal terremoto è salito a circa 7.000 il numero degli sfollati nei Comuni colpiti dal sisma del 20 maggio in Emilia Romagna, mentre continuano ancora le scosse. Le persone sono in 12 campi di accoglienza, 46 strutture di accoglienza al coperto (palestre, strutture comunali e altro), 14 alberghi. I volontari di Protezione Civile impegnati nell’assistenza sono circa 1.200, di cui 700 provenienti dall’Emilia-Romagna e 500 da altre Regioni. La rete Caritas si è subito attivata nelle diocesi di Carpi, Mantova, Modena-Nonantola e Ferrara-Comacchio. A Finale Emilia è stato attivato un centro Caritas dove coordinare gli aiuti, gestito dalla delegazione regionale. Intanto Benedetto XVI, tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, ha donato sabato scorso un contributo straordinario di 100 mila euro, da ripartirsi tra le diocesi colpite. Di ritorno da una visita nelle zone terremotate, Patrizia Caiffa, per il Sir, ha incontrato a Firenze, nell’ambito di Terra Futura, don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, per fare il punto della situazione.

In che modo interviene la Caritas italiana?
“Quando si tessono i rapporti è importante manifestare una vicinanza anche fisica, visto che i progetti potranno essere a medio e lungo termine. Entro 15 o 20 giorni vorremmo avere una mappatura completa della situazione. È necessario sapere quanti campi esistono, quante sono le case lesionate e che necessitano d’interventi. Però prima di questi argomenti ci sono le persone, che hanno bisogno di essere avvicinate ed entrare in relazione. La rete Caritas deve farsi presente su questo punto”.

Com’è la situazione nei campi?
“La gente è tranquilla, i campi sono organizzati bene. Anche gli anziani e i bambini sono sereni. Ho chiesto se sono necessari dei beni alimentari, hanno detto di no perché le mense funzionano bene”.

Di cosa vi state occupando al momento?
“Ci sono alcune necessità a cui la Protezione Civile non va incontro, come i prodotti per l’igiene. Lanceremo una campagna nazionale di raccolta di saponi, dentifrici, spazzolini, ecc. Il centro di raccolta sarà al coordinamento a Finale Emilia, previo contatto delle Caritas diocesane con il delegato Caritas della regione Emilia Romagna. La raccolta offerte nazionale è stata lanciata la settimana scorsa. I soldi sono utili ma anche un po’ anonimi, a volte le persone hanno bisogno anche di un piccolo gesto affettivo. Intanto la delegazione regionale Caritas provvederà a una presenza fissa di coordinamento in loco e poi più avanti ci sapranno dire se sarà necessaria anche una presenza fisica di una persona di Caritas italiana”.

Ci sono difficoltà?
“Un esempio: sono stati raccolti degli abiti e dobbiamo portarli nei campi. Sappiamo dalle recenti esperienze che nei campi non si può entrare facilmente, bisogna essere accreditati. In un campo ci hanno detto di lasciare all’ingresso gli indumenti, perché li avrebbero portati loro alle persone. Questo a noi non va bene perché ciò a cui noi miriamo è il rapporto con le persone. Un aspetto da chiarire è, quindi, il rapporto con la Protezione Civile affinché i nostri operatori abbiano pieno accesso ai campi, per portare un’azione ben coordinata. Ho dato indicazioni affinché con la Protezione Civile ci si possa intendere al cento per cento, per dare un servizio ottimale alle persone”.

Quali priorità per l’immediato futuro?
“Si tratta di salvaguardare questa fase di emergenza sperando non succeda qualcosa di peggio e poi rientrare piano piano nelle proprie case. Dovremo valutare se sarà poi necessario creare dei centri di aggregazione sociale, come si è fatto per l’Abruzzo. Oppure se bisognerà pazientare per ripristinare le chiese lesionate. I parroci della zona, comunque, già celebrano messa nei campi. Per ora è così. Bisogna capire cosa succederà da qui a tre mesi. Comunque, la ricostruzione delle chiese non spetta alla Caritas, a noi interessa creare aggregazione”.

Anche quest’anno la Caritas è stata presente in maniera significativa a Terra futura, la mostra-convegno delle buone pratiche di sostenibilità...
“Laddove c’è l’umanità la Chiesa deve essere presente. La Caritas è espressione della Chiesa quindi non possiamo non esserci. Dio è entrato attraverso suo Figlio nella vita dell’uomo, per cui i temi che riguardano la socialità c’interessano completamente. Il mio augurio è che la rotta dell’umanità possa cambiare, in modo che all’interno dei modelli di sviluppo possano essere inventate forme nuove di lavoro, per creare un mondo migliore. È anche importante dare, a chi è chiamato a governare il nostro Paese, un indirizzo, affinché si capisca che il bene delle persone non passa attraverso un’idea o una ideologia ma attraverso dei valori condivisi. In questo modo chi è chiamato a guidarci può avere, insieme a noi, la vittoria di un lavoro ben fatto”.

28/05/2012 -


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