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Giovedì 23/05/2013
Superare la paura
Oggi i funerali di due operai, veglie e messe di Pentecoste sui luoghi del sisma
Trema ancora la terra, mentre oggi pomeriggio sono cominciati i funerali delle vittime del sisma. Non vi è una cerimonia unica, ma ciascuno torna nella propria parrocchia per l’ultimo saluto. Al campo sportivo di Bondeno, nel ferrarese, le esequie di Leonardo Ansaloni; a Marmorta di Molinella, nella campagna bolognese, quelle di Gerardo Cesaro. Lunedì pomeriggio, nella chiesa della Sacra Famiglia a Ferrara, il funerale di Nicola Cavicchi. Sono tre dei quattro operai morti per il crollo dei capannoni nei quali lavoravano sabato notte (il quarto è l’operaio marocchino di 29 anni Tarik Naouch). E per queste morti ci sono ora una ventina d’indagati. Frattanto le nuove scosse aggravano le condizioni delle chiese e del patrimonio storico e artistico già danneggiati: a rischio di crollo la Torre dell’orologio di San Felice.
Pentecoste con gli sfollati. Questa sera l’arcivescovo di Modena, mons. Antonio Lanfranchi, andrà a Finale Emilia per la veglia di Pentecoste, che verrà celebrata all’Oratorio Don Bosco; a Ferrara, dove la cattedrale è al momento chiusa in attesa delle verifiche, la veglia e – domani – la messa solenne saranno presiedute dal vescovo, mons. Paolo Rabitti, nella chiesa di San Giorgio fuori le mura, mentre il vescovo di Carpi, mons.
Francesco Cavina, celebrerà domani la messa di Pentecoste per gli sfollati e i volontari
a Mirandola, nel tendone della Protezione civile all’interno del campo allestito nella zona delle piscine. A Bologna l’arcivescovo, card. Carlo Caffarra, ha indirizzato una lettera alle popolazioni colpite che sarà resa nota a Pentecoste e, domenica prossima, sarà distribuita dai parroci. Solidarietà concreta è giunta anche dalla Santa Sede: Benedetto XVI, attraverso il Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha inviato 100 mila euro, "a sostegno delle attività di assistenza svolte dalla Chiesa cattolica in favore delle vittime". "Tale somma – riporta una nota della Sala stampa vaticana – vuole essere un’espressione concreta dei sentimenti di spirituale vicinanza e paterna sollecitudine del Sommo Pontefice nei confronti delle persone colpite dal sisma".
Numerosi gli stranieri. Tra i settemila sfollati che hanno chiesto aiuto alla protezione civile numerosi sono gli stranieri, tutti però residenti nei territori colpiti. È l’immagine più ricorrente camminando tra le tende dei campi, oppure entrando nelle strutture al coperto destinate all’accoglienza. Un fenomeno che si capisce considerando che costoro non hanno, il più delle volte, una rete parentale o amicale a cui chiedere ospitalità e vivono in abitazioni più precarie del resto della popolazione. Inoltre, tanti di loro nella pianura padana lavorano nei campi e dormono nei casolari, in buona parte venuti giù fin dalle prime scosse. A San Felice sul Panaro lunedì scorso è stato allestito il "Campo Trento", così chiamato perché lo gestisce la Protezione civile della provincia di Trento. "Attualmente abbiamo 370 persone, tutte residenti nel Comune di San Felice", precisa il capocampo, Alberto Trenti.
Solo residenti. Già, perché sul "diritto" ad avere una tenda si è scatenata qualche polemica, dal momento che qui il 90% degli ospiti è extracomunitario. "Inizialmente – annota il parroco don Giorgio Palmieri – sembrava che la tendopoli rimanesse mezza vuota, così si accoglieva senza andare per il sottile. Poi, visto che le scosse continuavano, hanno cominciato a rivolgersi al campo anche altre persone trovando però che i posti erano finiti". In un primo momento, forse, era anche difficile stabilire chi fosse di San Felice e chi no, ma ora – con l’identificazione di tutti gli ospiti – si sta ponendo rimedio. E, in ogni modo, "accogliamo i nominativi che il Comune ci trasmette", rimarca Trenti. Sempre a San Felice è stato poi aperto un secondo campo, a fronte della crescente richiesta di aiuto della popolazione.
Gli psicologi nel campo. Al "Campo Trento", oltre alla protezione civile, a mandare avanti la struttura ci sono i volontari della Croce Rossa, i Nuvola (nuclei volontari alpini) che stanno dietro ai fornelli da campo e garantiscono tre pasti al giorno, nonché gli "psicologi per i popoli". Realtà particolarmente interessante, quest’ultima, che si occupa "degli effetti del disagio psichico" e di "prevenire le conseguenze del trauma". Incontriamo Manuela Bailoni e Salvatore Massaro, psicologi volontari entrambi trentini, che ci raccontano come il loro sia un "intervento a 360 gradi per prevenire le situazioni di stress: principalmente rivolto a chi è sfollato, ma anche per gli stessi operatori e volontari". Nel campo vi sono 57 bambini dai 3 ai 13 anni (e due mamme prossime al parto). "Stiamo cercando di organizzare attività – spiegano – soprattutto per loro, ma anche gli adulti hanno bisogno: sono rimasti traumatizzati, chiedono di essere ascoltati, supportati nell’elaborazione della paura". Anzi, aiutare i grandi ha un effetto positivo anche sui piccoli. "I bambini all’interno della famiglia sono quelli che hanno più risorse, ma si spaventano se vedono il proprio papà o la propria mamma spaventati". Le scosse non si possono far smettere, ma la paura, insieme, si può affrontare.
a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a San Felice sul Panaro
26/05/2012 -
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