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Martedì 18/06/2013

Un´altra economia
Bruxelles: il manifesto conclusivo
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“Donare è vincere”. Questa la vera strategia per uscire dalla crisi, tracciata nel corso nella conferenza “Economia di comunione” che si è svolta oggi, sabato 12 maggio, al Parlamento europeo a Bruxelles nell’ambito delle iniziative collaterali del forum “Insieme per l’Europa”. E quale luogo più adatto della “casa dell’Europa” per riflettere sul futuro dei popoli e delle minoranze? Perché, come ha ricordato Steven Vanackere, vice primo ministro belga e ministro delle finanze e dello sviluppo sostenibile, “la politica deve tornare ad ascoltare”.

No all’etica individualistica. Erano molti gli ascoltatori presenti che hanno seguito il dibattito, il quale ha visto come fulcro il tema della “cultura del dare”. Ma come tale concetto, inteso soprattutto come apertura e attenzione verso il prossimo, può sopravvivere nella società globalizzata moderna? Secondo Hendrik Opdebeeck, professore di filosofia ed economia presso l’Università di Anversa, la risposta risiede nella responsabilità partecipativa. In un momento di crisi economica la tentazione è quella di accentuare gli egoismi e gli individualismi e di relegare gli esseri umani al ruolo di sole risorse finanziarie. “Dobbiamo combattere l’etica individualistica e di chiusura verso il prossimo e – ha continuato l’esperto – dobbiamo porre al centro della nostra attenzione i poveri e la solidarietà”.

Dalla crisi alla rinascita. La crisi economica è sì fonte di disagio, ma può anche essere vista come uno stimolo per intraprendere nuove sfide secondo László Surján, vicepresidente del Parlamento europeo. Pensiero condiviso anche da Luigino Bruni, professore di economia politica all’Università Milano Bicocca, il quale ha però rilevato che un nuovo inizio sarà possibile solo se ci sarà un ripensamento del sistema economico finanziario. “Attualmente, gran parte della ricchezza prodotta dall’Europa non passa per l’economia reale, ma per i mercati finanziari e questo squilibrio non è portatore di democrazia, ma di disuguaglianza e chiusura”. Un nuovo umanesimo e un ripensamento della natura del capitalismo è ciò che suggerisce il professor Bruni, prendendo spunto sia dai valori dei padri fondatori dell’Europa, ma anche guardando all’esperienza pilota dell’economia comune nata nel 1991 con Chiara Lubich.

La cultura del dare. Cardine di questa teoria è la “cultura del dare” che si evidenzia nell’approccio dell’Economia di comunione. Una proposta specifica riguarda la suddivisione degli utili prodotti dall’attività economica: un terzo va dedicato allo sviluppo dell’azienda e di chi ci lavora, inteso come crescita produttiva, ma anche crescita umana e professionale delle persone, siano essi i lavoratori e l’imprenditore (“non l’uno o l’altro”); un terzo dev’essere dedicato all’assistenza ai bisognosi, in modo da affrancarli dalla situazione di indigenza e “rendendoli elementi attivi” (e quindi a loro volta occasione di aiuto ad altri indigenti); un terzo infine va dedicato alla crescita ed espansione della cultura del dare, da realizzarsi con la formazione di “uomini nuovi”, ovvero di persone che operino secondo tale paradigma e aperti al prossimo.

Imprenditori “sociali”. Significative, al riguardo, le testimonianze portate all’Europarlamento di imprenditori che hanno sposato tale causa all’interno delle loro attività e per i quali “al primo posto non c’è il profitto, ma le relazioni sociali”. “In questo tempo di crisi – ha ricordato Jan de Volder, direttore della rivista Tertio e tra i responsabili della Comunità Sant’Egidio in Belgio – non ci può essere felicità senza generosità” e per supportare tale tesi ha raccontato l’apporto fondamentale fornito dalle “scuole della pace” che offrono gratuitamente istruzione e assistenza a bambini poveri in più di 70 Paesi del mondo. “Bisogna preservare uno spazio di gratuità nelle nostre vite e nelle nostre società e – ha concluso l’esperto – gli europei hanno una missione importante da compiere: sostenere gli immigrati, aprendosi e includendoli nella società, rifiutando di porre gli interessi del singolo al di sopra degli interessi comuni”.

a cura di Nike Giurlani, inviata Sir Europa a Bruxelles


CRISTIANI E UE - Unità nella diversità

Pubblichiamo il testo integrale del manifesto conclusivo dell’incontro tenutosi oggi a Bruxelles nel quadro dell’iniziativa “Insieme per l’Europa che vede la partecipazione di numerose associazioni cattoliche.

“Siamo cittadine e cittadini europei, rappresentanti di numerosi movimenti e comunità, che vogliono vivere il Vangelo di Gesù Cristo. Siamo cristiani, cattolici, evangelici, anglicani, membri delle Chiese libere e ortodossi, che provengono da diversi Paesi e Regioni d’Europa. Nonostante le grandi differenze di provenienza e di storia siamo diventati amici e siamo legati da una collaborazione fraterna.
Abbiamo sperimentato che la nostra diversità non è un motivo di divisione, ma rappresenta una molteplicità di doni e una risorsa. Insieme abbiamo visto che l’unità è possibile, un’unità che non annulla le identità, ma al contrario le rafforza. Lo avevano immaginato anche i padri fondatori dell’Europa, cristiani che ebbero il coraggio di un grande sogno, di una visione di unità dopo la tragedia dei totalitarismi, l’orrore della guerra e del colonialismo, l’abisso della Shoah e dei campi di sterminio.
Davanti alla crisi che colpisce il nostro Continente, come cristiani e come europei, sentiamo che la risposta non è chiudersi nelle rivendicazioni nazionali, nell’antagonismo e nella contrapposizione, nel localismo, neppure proteggere se stessi dietro i nuovi muri dall’egoismo politico ed economico, che ci dividono gli uni dagli altri, sia all’interno del nostro Continente che tra Nord e Sud del mondo.
L’Europa ha bisogno di più unità. Se i nostri Paesi, i nostri popoli, affronteranno da soli le sfide di un mondo globalizzato saranno destinati all’irrilevanza. L’Europa è un destino e una necessità per ogni nostro Paese. Un futuro di pace, di prosperità e di giustizia si ottiene solo insieme, nello scambio e nella collaborazione. L’Europa, unita in una diversità riconciliata, realizza la civiltà del vivere insieme di cui il mondo ha bisogno.
Oggi vogliamo affermare con decisione che la nostra fraternità è al servizio dell’unità e della pace dell’Europa e di tutta la famiglia umana. Insieme ci impegniamo, qui a Bruxelles, culla del sogno europeo, per un’Europa unita, solidale e accogliente. Il nostro vivere insieme tra europei sia segno di libertà, giustizia e solidarietà. Insieme vogliamo costruire un’Europa aperta con generosità alle sfide del mondo povero, che metta la ricerca della pace e del vivere insieme al centro delle proprie preoccupazioni e del proprio impegno”.

12/05/2012 -


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