Logo sir
Versione testuale - Prima Pagina

Sabato 18/05/2013

Un segnale forte
Toscana: oggi l´incontro per una "agenda di speranza" regionale
[<< INDIETRO] - - - - - - - - - - - - - - -     


“Come possiamo dare, in Toscana, un segnale forte di Chiesa perché il popolo di Dio si senta meno smarrito davanti alla crisi e ai mutamenti che stanno segnando in modo pesante le famiglie, la politica, l’economia, il lavoro, la cultura e soprattutto i giovani e il futuro?”. Parte da questa domanda la “proposta per le Chiese della Toscana” su cui, questa mattina a Firenze, si sono ritrovati un migliaio di laici cattolici toscani – di tutte le diocesi, i movimenti, le associazioni ecclesiali – che hanno affollato un incontro nella basilica di San Lorenzo su iniziativa della Conferenza episcopale toscana (Cet) e, in particolare, degli Uffici pastorali che si occupano di problemi sociali e di lavoro.

L’amore che rompe gli schematismi. “Cattolici protagonisti nella Toscana di oggi” - questo il titolo dell’incontro – si è concluso con una Messa presieduta dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Cet, e concelebrata dai vescovi delle diocesi toscane. Nell’omelia, il cardinale, commentando la prima lettura del giorno, tratta dal profeta Osea, ha invitato ad avere “consapevolezza dichiarata delle radici che hanno condotto all’attuale involuzione economica e sociale” e anche ad un “impegno costruttivo per un volto nuovo della società, più ancorato agli irrinunciabili principi del rispetto della persona umana e della ricerca anzitutto del bene comune”. Occorre anche pensare – ha proseguito il cardinale – “che il Dio dei cristiani e la fede in lui si pone come una presenza storica che ci svincola dai legami naturalistici e ci spinge a decisioni etiche in cui si rivela la potenza dell’amore come forza capace di rompere gli schematismi persino delle cosiddette leggi economiche”.

Verso la prima settimana sociale dei cattolici toscani. Tre le relazioni della mattinata: il nuovo vescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, il direttore del Centro per la pastorale della cultura della diocesi palermitana Giuseppe Savagnone, padre Antonio Airò, responsabile toscano per la pastorale sociale. Ed è stato quest’ultimo a presentare la proposta su cui, adesso e per un anno, le singole diocesi saranno impegnate con iniziative locali che termineranno – dal 1° al 5 maggio 2013 – con la prima “Settimana Sociale dei cattolici della Toscana” dove – si legge nel documento - “potremo riunirci per la definizione e la divulgazione di un’agenda di speranza per la Toscana”. Sullo sfondo dell’intero cammino il ricordo, e il documento finale, dell’ultima Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si svolse a Reggio Calabria due anni fa, analizzando molti profili di attualità: economia e politica, immigrazione e scuola, riforme istituzionali e mondo giovanile. In questo anno di lavoro ogni diocesi è chiamata a studiare e a confrontarsi sulle questioni socio-politiche-economiche (“cercando di coinvolgere in questo fermento tutti i soggetti della società civile, politica, economica, sociale e tutti gli uomini di buona volontà”) per contestualizzare nei singoli territori quella che i cattolici chiamano “agenda di speranza”. Fra i primi appuntamenti toscani alcune iniziative su economia e nuovi stili di vita, lavoro e legalità, ambiente ed ecologia. Attivi un sito web (www.toscana.chiesacattolica.it[>>]) nonché pagine su Facebook e Twitter.

Caritas e bene comune. L’incontro si era aperto con la preghiera guidata dal vescovo delegato per la pastorale sociale e il lavoro, mons. Giovanni Santucci, che ha sottolineato la scelta del brano evangelico delle Beatitudini, come leit-motiv del cammino intrapreso dai cattolici toscani, invitando i presenti a chiedersi come vengono vissute oggi queste Beatitudini. “Come cristiani, ha detto, siamo consapevoli che la Pasqua cambia il mondo, orienta la vita, fonda la speranza. Non c’è il politico cristiano, ma il cristiano che serve la sua comunità”. Monsignor Arrigo Miglio ha inquadrato il cammino dei cattolici toscani all’interno di quello delle Settimane Sociali nazionali, illustrando il documento conclusivo della 46ª, tenutasi nel 2010 a Reggio Calabria, ma con lo sguardo già rivolto all’appuntamento della 47ª, che sarà nell’autunno del 2013. Ha sottolineato soprattutto la necessità del “discernimento” per dar vita ad una “agenda di speranza” per il Paese, ma anche la necessità di “riscattare” la parola “Caritas” e la nozione di “bene comune”, alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Per un cattolico onesto e competente – ha osservato – “non solo è difficile individuare il bene comune, ma anche farlo capire alla gente”. Da qui il compito di “purificazione della ragione” a cui è chiamato il cattolico, sviluppando quelle argomentazioni razionali che aiutino tutti a capire il vero nesso tra persona e bene comune.

Un terreno tipicamente laicale. “Disastro antropologico” e “desertificazione valoriale”. Giuseppe Savagnone è partito da queste recenti espressioni del card. Bagnasco per descrive la crisi del nostro sistema politico. Tocca ai cattolici riportare idee e speranza. Ma non è che i cattolici arrivino oggi sulla scena politica. Anche loro sono responsabili di questa situazione. È perciò necessario – per Savagnone - un “atto penitenziale”, che “non significa rimestare il passato” o rimanere prigionieri dei sensi di colpa, ma capacità di conversione. Capacità di prender coscienza delle nostre “ferite” e trasformarle in “feritoie” da cui far entrare un po’ di luce. I vescovi hanno il diritto e dovere di richiamare i principi e indicare valori, anche coniugandoli a situazioni concrete. “Dopodiché si apre l’immenso spazio della politica, che è compito dei laici”, senza per questo che “depositino la loro fede all’attacapanni”, ma comportandosi da “cittadini cristiani”. Se oggi c’è un eccessivo protagonismo della gerarchia, per Savagnone, è perché si opera una forma di “supplenza”. La Dc nel dopoguerra poteva contare su un 70% di dirigenti che provenivano dall’associazionismo e il 70% di chi la votava era un cristiano praticante. Oggi quel mondo non c’è più. E può essere inutile tentare di costruire dighe contro leggi sbagliate, quando la mentalità corrente, anche dei cattolici, è ormai favorevole a quelle leggi. Il lavoro da fare è quello di base, attraverso la formazione di coscienze mature sul piano civile e ecclesiale.

17/03/2012 -


IN ARCHIVIO:


Copyright © 2010 - Società per l'Informazione Religiosa - S.I.R. Spa - P.Iva 02048621003 - Via Aurelia, 468 - 00165 Roma - tel. 06/6604841 - fax 06/6640337