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Mercoledì 19/06/2013
Diritti veri e presunti
Approvata a Strasburgo una relazione sulla parità uomo-donna
C’è di tutto, forse anche qualcosa di troppo, nel testo della relazione “sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea” approvata oggi a Strasburgo dal Parlamento Ue. Il documento emerso dalla Commissione parlamentare per i Diritti della donna e l’uguaglianza di genere, molto ampio e articolato, riporta (come ha segnalato Sir Europa n. 19 del 9 marzo: clicca qui[>>]) accanto a indicazioni assolutamente condivisibili sul rispetto dell’uguaglianza sostanziale fra donne e uomini quale diritto fondamentale dell’Ue – e di ogni società democratica e moderna – tutta una serie di segnalazioni, richieste, affermazioni che con l’uguaglianza tra donna e uomo hanno poco o nulla a che fare. Inoltre la stessa relazione inserisce vari paragrafi che tendono ad affermare o a prefigurare pseudo-diritti e pseudo-verità che vanno ben al di là delle competenze dell’Europarlamento e di quelle comunitarie e che per giunta risultano lesive di una gran parte dell’opinione pubblica e del sentire comune europeo. In positivo la relazione indica, ad esempio, la necessità di procedere con le “quote rosa” per accrescere il numero delle donne nella vita politica e nei board dirigenziali delle aziende; ribadisce l’urgenza di politiche volte ad assicurare la parità retributiva tra maschi e femmine che svolgono le stesse mansioni lavorative; il Parlamento chiede, inoltre, al Consiglio di sostenere la proposta di direttiva sul congedo di maternità per garantire un congedo retribuito in tutta l’Unione. Altre affermazioni importanti riguardano più in generale la tutela e promozione della dignità della donna, il rispetto dei diritti individuali e sociali, il contrasto a ogni forma di violenza e sopruso nei confronti delle donne, in Europa e nel mondo. C’è però da chiedersi cosa abbia a che fare – stando alla relazione varata dall’emiciclo, con 361 voti a favore, 268 contrari e 70 astensioni – la richiesta del riconoscimento di un inesistente “diritto all’aborto” con la dignità della donna e la parità fra questa e l’uomo. Allo stesso modo, ci si domanda cosa c’entra la richiesta del riconoscimento – e della equiparazione alla famiglia tradizionale – delle “unioni di fatto” o delle unioni omosessuali con la parità tra donna e uomo. E in quale misura è rapportabile la disponibilità gratuita di preservativi per – si afferma – contrastare la diffusione dell’Hiv-Aids con la parità tra donna e uomo? Un primo commento al voto è giunto da Carlo Casini, eurodeputato, giurista e presidente della Commissione Affari costituzionali dell’Europarlamento. “La parità tra donne e uomini è una conquista indiscutibile dell’epoca moderna. Il suo fondamento è l’uguale dignità umana e il riconoscimento universale dei diritti dell’uomo – ha spiegato Casini –. Purtroppo nella relazione” sulla pari dignità uomo-donna, emersa dall’emiciclo (che in realtà ha scarso se non nullo peso sull’attività legislativa dell’Ue, restando pur sempre un preoccupante segnale politico), “vi è un’inaccettabile contraddizione che cambia radicalmente il suo significato. La dignità umana e i diritti umani riguardano tutti gli esseri umani e, quindi, anche i più fragili, deboli e poveri. Esigere come diritto della donna l’aborto, nascondere equivocamente questa istanza sotto la domanda dei diritti sessuali riproduttivi (di per sé meritevole di ogni consenso se non ritenuti comprensivi di un diritto di distruggere la vita di un figlio non voluto) è inaccettabile”. “Aggiungo – ha affermato Casini – che la parità tra uomini e donne non significa la pari identità e che la maternità è il segno di una capacità di accoglienza (ciò che può chiamarsi ‘genio femminile’) che l’uomo non ha. In questo senso le donne possono camminare alla testa di tutta l’umanità verso obiettivi di libertà, di giustizia, di pace, di solidarietà. Ma, per essere se stesse, non debbono camminare da sole, ma accompagnando tutti i più deboli della terra, a cominciare dai loro figli”.
13/03/2012 -
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