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Domenica 19/05/2013

Il magistero della carità
Canonizzazione: tappa in Parlamento
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Il prossimo 23 ottobre il Santo Padre proclamerà don Luigi Guanella santo. Nel cammino di avvicinamento alla canonizzazione, il mondo dei guanelliani ha voluto far tappa nella sede del Parlamento italiano, per annunciare che la santità ha sede anche nei luoghi dove si decidono le sorti dei poveri. “La santità salverà il mondo” il tema dell’incontro. Non poteva mancare il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha definito “alto il magistero della carità di don Guanella e lungimirante la sua visione a favore delle classi più deboli della società”. Nel messaggio augurale il card. Agostino Vallini ha affermato che la canonizzazione di don Guanella “è un appello ad ogni credente a considerare ogni persona come un valore assoluto: ogni creatura umana vale molto di più di quanto essa possa produrre”. Alla tavola rotonda moderata dal vaticanista Fabio Zavattaro hanno partecipato il presidente del Pontificio Consiglio della cultura il card. Gianfranco Ravasi, il direttore del centro di bioetica dell’Università Cattolica di Milano Adriano Pessina, Matilde Leonardi, coordinatrice del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

In ognuno la bellezza di Cristo. Aprendo il “colloquio” il card. Gianfranco Ravasi ha colto l’emblema della santità che salva il mondo nella capacità di don Guanella di scoprire nel volto del povero, in particolare nella persona disabile, la “bellezza” del volto di Cristo. Per questo “la bandiera, il vessillo che caratterizza la figura di don Guanella è il desiderio che ‘in tutto vi sia la carità’”. Infatti egli chiamerà i suoi preti: “Servi della Carità”. Il volto, la vita di don Guanella è rappresentata dal capitolo 25° del Vangelo di Matteo, il giudizio di Dio sull’essere, sulla storia, sull’operare della persona nel mondo. “In questa pagina – ha continuato il cardinale – troviamo sei rappresentazioni del volto di Cristo, il Cristo sofferente nella fame, nell’isolamento del carcere e della malattia, nella tristezza, nella depressione”. Un punto focale della santità di don Guanella, ha rimarcato il card. Ravasi, è la centralità di Cristo in tutto il suo operare. La sua azione non è stata un sentimento di filantropia, ma secondo l’espressione del Guanella “quello di appoggiare sul cuore le sorti del prossimo sofferente ad imitazione di Cristo”. Un altro segno di questa santità destinata a salvare il mondo è dato dalla complessità e dal numero delle opere di misericordia spirituali e temporali che hanno intessuto la vita del futuro santo e ormai, anche attraverso le sue suore e i suoi preti, seminate nel mondo intero. La vita e la santità di don Guanella sono pagine vive dell’evangelo di Gesù. Il cardinale biblista ha ricordato che “il 43% del Vangelo di Marco è scritto nel narrare le guarigioni e i miracoli compiuti da Gesù”. Don Guanella ha vissuto il rapporto con le opere passando nel tormento delle classiche quattro “effe”: fame, fumo, freddo e fastidi; realtà che costituivano il comune denominatore della vita dei poveri. Ulteriore elemento della santità destinata a salvare il mondo è la bellezza congiunta all’amore. Ancora il porporato ha voluto accentuare il concetto che la “carità non è un elemento autoprodotto, non è come il ragno che costruisce la sua tela in modo autartico , ma la carità è sempre una manifestazione del Divino nell’uomo”.

La miseria non può aspettare. Adriano Pessina ha invitato ad uscire “dalla retorica di certe espressioni che potrebbero essere generiche ma invitava a scorgere nella santità la quotidianità”. La santità è portatrice di novità nella vita quotidiana e i santi, come anche i mistici, sono uomini di azione poiché la vita non è mai statica ma c’è sempre una persona che vive, che cresce in una storia costantemente in divenire. Matilde Leonardi ha tratteggiato lo stile moderno e la dinamicità della santità di don Luigi Guanella: “La miseria non può aspettare, i poveri attendono una presenza”. Nella seconda parte del suo intervento ha presentato una fotografia della presenza degli Istituti di assistenza e accompagnamento delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza e dei Servi della Carità sia in Europa come nel mondo intero. Calcolando un popolazione di oltre 25.000 poveri che trovano una Casa nell’Opera di don Guanella. Nel suo intervento lo storico Alberto Monticone, oltre alla cornice storica della presenza caritativa di don Guanella, ha sottolineato “un aspetto un po’ singolare della molteplice attività del Guanella rappresentato dal fatto che egli ha affrontato i problemi della povertà e dell’emarginazione e li ha proseguiti fin dall’inizio senza un disegno ben definito, ma lasciandosi guidare da un forte senso di carità e fu attento osservatore delle realtà con le quali venne via via a contatto e ha cercato di dare una risposta alle esigenze che gli si presentarono con una fantasia creatrice ed insieme di concretezza operativa”.

13/09/2011 - Mario Carrera


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