Versione testuale
- Europa
Un´antropologia comune
Per una Carta etica ecumenica
In occasione di un’intervista sull’ecumenismo, il cardinale Kurt Koch ha dichiarato che uno dei problemi importanti che il dialogo ecumenico si trova ad affrontare è il fatto che, oggi, le controversie tra le Chiese sono essenzialmente di ordine etico. Ecco perché è assolutamente necessario farle partecipare al dialogo. La maggioranza delle Chiese si trova d’accordo sulla loro visione generale dell’essere umano. Questo vuol dire che siamo posti davanti alla sfida - secondo il cardinale - della necessità di elaborare un’antropologia ecumenica comune, un insegnamento comune sull’essere umano. A mio avviso, bisognerebbe collegare direttamente questi termini alla questione della responsabilità comune nei confronti della vita politica, economica e sociale. In questi campi, non ci basiamo su questioni rigorosamente teologiche ma sulle conseguenze pratiche della nostra fede cristiana. La maggior parte delle controversie, se non tutte, che sono oggetto di dibattito nella vita politica trovano la loro origine, in definitiva, nelle differenti interpretazioni dell’essere umano. Chi è l’uomo? Quando comincia e quando finisce la vita umana? L’identità sessuale è radicata nella natura umana, o è semplicemente una questione di libero arbitrio? Un padre e una madre sono necessari per crescere normalmente un bambino e hanno la precedenza nelle decisioni che riguardano la sua educazione? Si potrebbe dire che i figli sono essenzialmente "proprietà comune" di una società che ha il diritto di organizzare senza restrizioni il lavoro delle istituzioni educative? Lavoriamo soltanto per garantirci il livello di vita più elevato possibile, o il lavoro è anche una forma di servizio agli altri, nel cui caso dovremmo aiutare anche i più poveri per mezzo di ciò che ci appartiene? Si potrebbe andare avanti con le domande, ma mi sembra che la cosa più importante sia la visione dell’essere umano che abbiamo. Denis de Rougemont un giorno ha dichiarato che ciò che distingueva l’Europa dagli altri continenti era la visione cristiana personalista dell’uomo: "Togliete dall’Europa questa visione della persona umana e comincerà a somigliare un po’ all’India". Non si tratta qui di svalutare la cultura indiana, ma semplicemente di affermare che noi europei siamo differenti e abbiamo una tradizione differente. La nostra responsabilità nei confronti dell’Europa e del suo avvenire non è dunque essenzialmente una responsabilità concernente questa visione predominante della persona umana, che il cristianesimo ha portato alla storia della nostra cultura. In questa visione è radicata anche la concezione integrale dei diritti umani, espressa, per esempio, nella Convenzione europea di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libertà fondamentali. Ciò che il cardinale Koch fa notare è che, anche se i cristiani leggono la stessa Bibbia e condividono la stessa convinzione secondo cui l’uomo è stato creato "a immagine e somiglianza di Dio", la loro unità intorno alla difesa e alla promozione di questa dignità al livello della pratica sociale non è sempre evidente. In altri termini, non sempre – anche sulle questioni più fondamentali – possiamo contare gli uni sugli altri. Da qui l’esigenza di creare una sorta di Carta etica ecumenica. Un simile postulato potrebbe sembrare strano, poiché abbiamo già una Carta ecumenica che contiene una dichiarazione comune su alcune questioni etiche. Vi si può leggere: "Sulla base della nostra fede cristiana, ci impegniamo per un’Europa umana e sociale nella quale si impongono i diritti umani e i valori fondamentali della pace, della giustizia, della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà. Insistiamo sul rispetto della vita, sul valore del matrimonio e della famiglia, sull’opzione preferenziale per i poveri, sulla disposizione a perdonare e, in tutti i casi, sulla misericordia". Questa Carta è un documento molto buono e molto importante, ma secondo il cardinale Koch, le sue disposizioni etiche hanno un carattere troppo generale. Dobbiamo trovare dunque il modo di migliorarlo. Forse una Carta etica ecumenica permetterebbe di chiarire i tipi di argomenti su cui noi – cristiani - possiamo contare veramente gli uni sugli altri.
18/05/2012 - Piotr Mazurkiewicz - Comece (Europe Infos)
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