I volontari tra le strade di Londra per annunciare Cristo
La missione del Joshua Camp Centoventicinque volontari da tutto il mondo che, fino alla conclusione delle Olimpiadi, andranno sulle strade attorno al villaggio olimpico per parlare di Gesù e invitare i passanti all'Adorazione del Santissimo Sacramento. Nella scuola di san Bonaventura, a qualche chilometro dal villaggio, dall'1 al 4 agosto i volontari si preparano alla loro missione. In questa base, nella quale torneranno alla sera, don Simon Penhalagan e altri membri della comunità di Sion, un movimento carismatico che promuove l'evangelizzazione, stanno allestendo diverse stanze: cucina, sala da pranzo e un palcoscenico con i cinque anelli colorati e i microfoni per la musica. Qui si rilasseranno all'imbrunire, con spettacoli teatrali, balli e concerti. "Il 'Joshua camp' è aperto a tutti - spiega don Penhalagan - ma si dorme per terra, nelle classi della scuola, con materassini. Per questo la maggior parte dei partecipanti è sui vent'anni. Il fondatore della nostra comunità, Pat Lynch, sosteneva che la missione della Chiesa è condividere la fede come hanno scritto anche Paolo VI in 'Evangelii nuntiandi' e Giovanni Paolo II in 'Redemptoris Missio' e come ha detto Benedetto XVI quando è venuto in Inghilterra nel 2010". "Qui ci prepariamo alla nostra missione nelle strade di Londra. Impareremo anche attività pratiche per intrattenere bambini e adolescenti - prosegue don Penhalagan - e prepareremo anche un festival aperto a tutti domenica 11 agosto. Ogni giorno, inoltre, ci sarà la messa celebrata da un vescovo". Don Penhalagan ricorda che "andremo nelle chiese di St. Catherine a Bow, di st. Francis a Stratford e di st. Patrick a Soho. Vi sarà anche una adorazione continua del Santissimo sacramento dalle 9 alle 18, in tutte le chiese". Per il sacerdote della comunità di Sion, "la nostra fede è condividere l'amore di Dio con altre persone e lo facciamo con forme e modi diversi a seconda di quello che è appropriato; pertanto spero che nelle prossime settimane potremo fare così attraverso l'ospitalità e le preghiere". Nick Miller studia ingegneria civile a Nottingham e ha 23 anni. Ha fatto un anno di volontariato con la comunità di Sion: "La fede mi dà felicità e motivazione e il 'Joshua camp' mi offrirà l'opportunità unica di arricchirmi della fede di giovani di altri Paesi. È la prima volta che esco sulle strade per parlare ad altre persone di Gesù e mi chiedo come andrà". Allegra Mutanda ha 35 anni. È stata battezzata a Piacenza, in Italia, quando era piccola ma è originaria del Congo ed è venuta in Inghilterra per studiare: "L'arrivo delle Olimpiadi è un'occasione unica. E sono sicura che Dio ne approfitterà per darci molte grazie e benedizioni. Penso che sarà difficile avvicinare persone che non conosciamo per parlare di Gesù ma quando Dio ti chiede di fare qualcosa ti da' anche la forza".
Giovani finlandesi e frati francescani insieme Nel cortile della chiesa cattolica di san Francesco d'Assisi, appena fuori il villaggio olimpico, alcuni volontari provenienti dalla Finlandia, appartenenti all'organizzazione protestante "Youth with a mission", chiedono ai frati della loro vocazione cattolica. Lo spirito delle Olimpiadi è anche questo, un nuovo dialogo tra le diverse fedi cristiane e la volontà di raggiungere insieme chi si è allontanato da Cristo. In questa parrocchia, frequentata da circa mille persone ogni domenica, il gruppo di giovani arrivati dalla Finlandia collabora con frati provenienti da Portogallo, Argentina, Singapore, Isole Mauritius, Francia, Colombia e anche dalla comunità di Palestrina, vicino a Roma. Escono insieme, sulle strade attorno al villaggio olimpico, i giovani vestiti con la maglietta con la scritta "More than gold", la charity ecumenica che ha organizzato le attività di evangelizzazione in tutto il Regno Unito, e i frati con il saio marrone. "Non facciamo proselitismo imponendo il cristianesimo", spiega Alice Lamula, volontaria finlandese, che è qui insieme al marito, "cerchiamo di far sentire ai passanti che li amiamo e che il nostro affetto proviene da Gesù. Poi li invitiamo a messa o a bere qualcosa nella tenda dell'ospitalità che la parrocchia ha organizzato per accogliere i visitatori che vengono a Stratford per le gare". "Sulla metropolitana la gente è incuriosita dal nostro vestito e ci fa domande. Anche questo è un modo di testimoniare Cristo", spiega padre Anthony Cho, parroco. "In occasione della cerimonia di apertura dei giochi - prosegue -abbiamo organizzato una festa: le persone delle diverse comunità hanno portato cibo e abbiamo fatto il tifo gli uni per le squadre degli altri, guardando le Olimpiadi su un maxi schermo". Per padre Cho, i Giochi olimpici sono un'ottima opportunità per migliorare i rapporti all'interno di questa comunità multiculturale nella quale i parrocchiani provengono un po' da tutto il mondo: Europa dell'est, Malesia, Singapore e Caraibi. "Fino al 10 agosto esporremo il Santissimo Sacramento dalle 9 del mattino alle 18 di sera e avremo quattro serate dedicate alle preghiere di Taizè. L'ultimo giorno delle Olimpiadi, domenica 12 agosto - conclude -, il vescovo di Brentwood, mons. Thomas McMahon, celebrerà una messa di ringraziamento".