Il parere di p. Gargano, camaldolese, sui divieti di circoncisione per gli ebrei
"Provvedimenti che aggrediscono l'identità". È secca la replica di padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese ed esperto di ebraismo, rispetto alla tendenza in atto a vietare la pratica della circoncisione rituale. All'origine, una sentenza emanata lo scorso giugno dal Tribunale di Colonia secondo la quale "la circoncisione rituale è una lesione personale contraria all'interesse del bambino". Sulla stessa linea provvedimenti adottati in Svizzera e in Austria, mentre per il presidente dei rabbini d'Europa, Pinchas Goldschmidt, "un divieto sulla circoncisione mette in discussione l'esistenza stessa della comunità ebraica in Germania".
Padre Gargano, innanzitutto, che cosa rappresenta per un ebreo la circoncisione? "È una 'carta d'identità', come il battesimo per i cristiani…".
Dunque, cosa pensa della replica del presidente dei rabbini d'Europa alla sentenza del Tribunale tedesco e, più in generale, alla tendenza che si va affermando in Europa di proibire la circoncisione? "Si tratta di una preoccupazione legittima. Sarebbe come se lo Stato emanasse una legge che proibisce il battesimo perché è contro l'igiene o l'interesse del minore. Non vanno fatti provvedimenti che aggrediscono l'identità della persona, a qualunque titolo. Eventualmente bisogna interpellare gli stessi ebrei, prima di pensare a qualunque altra proposta, per capire cosa sia per loro importante e cosa no. Non si può decidere dall'esterno. Dal Concilio Vaticano II siamo stati educati a lasciare che sia l'altro ad autodefinirsi. Se per gli ebrei la circoncisione è parte integrante della propria identità, che diritto abbiamo noi d'impedirlo? Probabilmente dietro ci sono altre motivazioni, a volte inconfessabili".
Nell'islam, per le donne, c'è la pratica dell'infibulazione… "L'infibulazione è altro rispetto alla circoncisione, e a quella ebraica in particolare. Per gli ebrei fa parte dell'identità, di popolo scelto da Dio con un'alleanza precisa che comporta determinate manifestazioni. La circoncisione per gli islamici o l'infibulazione, invece, non fa parte del patrimonio religioso strettamente inteso, ma soltanto di alcune tradizioni, che hanno preso il sopravvento nell'uno o nell'altro contesto. Una cosa è la circoncisione, per ciò che significa, per il popolo ebraico, altro è la circoncisione o l'infibulazione per i credenti nell'islam".
Per quanto riguarda i paventati rischi per la salute? "Lo Stato ha il diritto d'intervenire per ciò che riguarda la prevenzione, la buona salute delle persone, ma anche qui ci sono dei confini da rispettare. Se un medico asserisse che digiunare o non mangiare carne il venerdì va contro la salute, e una persona invece è stata educata a rendere la propria fedeltà nel rapporto con Dio anche con determinate forme di tipo religioso e ascetico, chi può imporle di abbandonare tali pratiche? Non si possono dare leggi che prescindono dalle persone che le devono seguire".
Il filo conduttore è perciò il rispetto della libertà religiosa? "È il rispetto della persona nella sua identità personale, e dunque anche religiosa, e all'interno di questo rispetto bisogna trovare quella strada che permetta l'attenzione alla salute globale. Stiamo invece spostando l'attenzione dalla persona, pretendendo di rendere infallibile la tecnica. Bisogna certamente legiferare, ma rispettando le convinzioni religiose ed etnico-identitarie di tutte le persone".