Crisi: l'Assemblea chiede alla Commissione azioni immediate
Il Parlamento europeo prova a fare la voce grossa e, pur apprezzando i risultati emersi dall'ultimo Consiglio europeo, ritiene sia necessario passare subito ai fatti per non perdere altri sei mesi preziosi. Così, con una risoluzione sostenuta dai quattro maggiori gruppi politici (Popolari, Socialisti e democratici, Liberali e Verdi), lancia un segnale forte alla Commissione affinché presenti, entro settembre, un pacchetto di proposte legislative.
Proposte entro settembre. Il messaggio rivolto all'Esecutivo è stato steso dopo un vivace confronto tra gli eurodeputati, il presidente della Commissione Barroso e quello del Consiglio europeo Van Rompuy durante la sessione plenaria svoltasi a Strasburgo (2-5 luglio). La risoluzione, passata con 501 voti favorevoli, plaude "alle misure concrete adottate dal Consiglio europeo per fronteggiare la crisi della zona euro e al riconoscimento, da parte dello stesso Consiglio, della necessità di dare una risposta che affronti sia il risanamento di bilancio che la crescita". Ma nondimeno reputa "che sul piano legislativo resti ancora molto da fare per dare una risposta globale, strutturale ed esaustiva alla crisi in atto". Dato che i capi di Stato e di governo si sono presi tutta la seconda metà del 2012 per dar corso alle decisioni assunte al summit - unione economica e di bilancio, unione bancaria, scudo anti-spread, patto per la crescita – il Parlamento schiaccia dunque il piede sull'acceleratore. "Abbiamo bisogno di proposte legislative urgenti, di azioni urgenti", spiega Guy Verhofstadt, belga, leader liberaldemocratico. "I mercati non aspettano, e ci sono troppi Paesi a rischio speculazione. E nemmeno la crescita può aspettare. Con questo testo abbiamo lanciato la palla del campo della Commissione, che deve agire subito. Altrimenti potremmo persino arrivare a un voto di sfiducia". Altrettanto risolute le dichiarazioni che emergono dai Popolari, tanto che il capogruppo Joseph Daul, francese, e la deputata olandese Corien Wortmann-Kool, sono tra i primi firmatari della risoluzione. La verde tedesca Rebecca Harms spiega: "Dobbiamo raccogliere i cocci rimasti dopo il summit. Bisogna intervenire presto, per difendere l'integrità dell'Eurozona e preparare la ripresa economica". L'austriaco socialista-democratico Hannes Swoboda invece si concentra sulle prerogative del Parlamento Ue: "Per le decisioni che ci attendono, per costruire una vera unione economica, monetaria, bancaria e politica, il Parlamento deve essere pienamente coinvolto, rappresentando i cittadini europei".
Pace per la Terra Santa. La sessione plenaria ha quindi affrontato diversi altri temi politici e legislativi. L'Assemblea ha ad esempio votato contro il Trattato anti contraffazione (Acta, Anti-Counterfeiting Trade Agreement), inteso a rafforzare l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale, ma – ritiene la stragrande maggioranza dei deputati – a scapito delle libertà civili e della libera espressione su internet. "Dovremo trovare vie nuove per proteggere la proprietà intellettuale", ha affermato il relatore su questo argomento, il britannico David Martin. L'aula si è poi occupata del bilancio 2013 e di quello pluriennale dell'Unione e di vari argomenti di politica estera. A questo proposito il Parlamento europeo rinnova, con una risoluzione non legislativa sulla Terra Santa, "il proprio fermo sostegno alla soluzione fondata su due Stati, sulla base dei confini del 1967, che prevede Gerusalemme quale capitale di entrambi, lo Stato di Israele, all'interno di confini sicuri e riconosciuti, e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza". Il Parlamento sottolinea che "la conclusione del conflitto è un interesse fondamentale dell'Unione, oltre che delle parti stesse e della regione in generale, e che può essere raggiunta attraverso un accordo globale di pace, basato sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", sulla "road map for peace" del Quartetto (Onu, Usa, Ue, Russia) e "sull'iniziativa di pace araba".
Stop a Strasburgo? Una sede unica per il Parlamento europeo: è quanto ha invece chiesto la maggioranza degli eurodeputati con un emendamento su una relazione più ampia dedicata al bilancio Ue 2013, approvato con 432 sì, 218 contrari e 29 astensioni. "Nel contesto delle politiche di austerità in corso", il Parlamento "deve dimostrare responsabilità e prendere misure concrete immediate per stabilire una sede unica". Il tema è ricorrente e più volte si sono levate posizioni per la soppressione della sede ufficiale di Strasburgo, utilizzata per una settimana al mese, rispetto a quella "di lavoro" di Bruxelles. La doppia sede, che ha ragioni storiche e simboliche, nonché è determinata dai Trattati, costerebbe secondo alcune valutazioni ritenute "affidabili" circa 200 milioni di euro l'anno. Ma, secondo i trattati, ogni decisione in merito spetta al Consiglio dei capi di Stato e di governo, non all'Europarlamento.