In soli tre anni, fra ottobre 2008 e ottobre 2011, gli Stati Ue hanno dovuto "iniettare" fondi nel sistema bancario europeo per una cifra che raggiunge i 4.500 miliardi di euro, equivalenti al 37% del Prodotto interno lordo comunitario. Pochi numeri, sufficienti per spiegare il peso cella crisi bancaria sull'economia continentale a partire dalla recessione originatasi negli Stati Uniti.
"Servono nuovi strumenti". La crisi finanziaria "ha messo in luce l'inadeguatezza degli strumenti di cui dispongono le autorità pubbliche per gestire le crisi delle banche che operano sui mercati mondiali", si legge in una nota della Commissione Ue diffusa il 6 giugno, che sottolinea come l'instabilità degli istituti di credito è ricaduta sui contribuenti e sulle finanze statali, oltre che sulle imprese, senza risolvere "il problema di come gestire le difficoltà delle grandi banche internazionali". Per questa ragione il Collegio Barroso ha presentato una serie di proposte, con interventi e norme a livello Ue. Gli strumenti individuati, che ricalcano e danno organicità a quelli assunti in alcuni Stati Ue, sono di tre tipi: "prevenzione", "intervento precoce", "risoluzione delle crisi". Un ampio documento dell'Esecutivo illustra nel concreto queste diverse strategie. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha affermato: "L'Unione europea sta attuando a pieno gli impegni assunti nel quadro del G20". Alla vigilia del vertice di Los Cabos (18-19 giugno), la Commissione "presenta quindi una proposta che contribuirà a tutelare i contribuenti e le nostre economie dagli effetti di eventuali dissesti bancari futuri". Le indicazioni provenienti dall'Esecutivo segnano, per Barroso, "un passo fondamentale verso l'unione bancaria nell'Ue". Fra le linee individuate dalla Commissione figura la disponibilità, da parte delle autorità bancarie, di strumenti utili a "intervenire con decisione sia prima che i problemi si verifichino, sia quando sono già in atto, ma in fase precoce". Inoltre, "se la situazione finanziaria di una banca si deteriora irrimediabilmente, la proposta garantisce il salvataggio delle funzioni essenziali di quest'ultima, evitando nel contempo che i costi della ristrutturazione e della risoluzione delle crisi delle banche in dissesto ricadano sui contribuenti, facendoli invece ricadere sui proprietari e sui creditori della banca".
Chi paga il conto? Tra le misure operative individuate dalla Commissione, figura ad esempio, nel campo della "prevenzione", l'obbligo per le grandi banche di redigere piani di risanamento "che stabiliscano le misure che scatteranno in caso di deterioramento della loro situazione finanziaria e che ripristineranno la sostenibilità economica". Nel campo del cosiddetto "intervento precoce" le autorità di vigilanza – Bce, Banche centrali - potranno invece nominare un amministratore straordinario per un istituto in difficoltà patrimoniale o creditizia il cui compito sarebbe quello di risanare la situazione finanziaria della banca e "provvedere a una sana e prudente gestione della sua attività". Ancora più drastici gli strumenti per la "risoluzione delle crisi", in cui si va dalla vendita dell'attività d'impresa (le autorità vendono la banca in dissesto) allo strumento dell'"ente-ponte", il quale "consiste nell'individuare le attività sane o le funzioni essenziali della banca e nel farne" un nuovo istituto (appunto la banca-ponte) che "sarà venduta a un'altra entità". La vecchia banca, "comprese le attività deteriorate o le funzioni non essenziali, sarà poi liquidata con procedura ordinaria di insolvenza". La Commissione evidenzia interventi specifici per le banche che operano soprattutto a livello transfrontaliero; si prevede inoltre – ed è una delle maggiori novità – che i fondi per intervenire in future crisi saranno raccolti mediante contributi provenienti dalla banche stesse in ragione del loro volume di affari e della dimensione degli istituti di credito.
Gestione coordinata. La proposta dell'esecutivo - che ora passa al vaglio del G20, degli Stati membri, del Consiglio europeo e dell'Europarlamento - arriva in un momento particolarmente delicato, con il sistema creditizio spagnolo a rischio, l'instabilità greca, le discussioni in corso soprattutto fra Ue, Banca centrale europea e Germania, su tassi di interesse, eurobond, fondo salva-Stati. Ma la Commissione insiste: "La crisi finanziaria ha dimostrato con chiarezza la necessità di modalità più solide per la gestione coordinata delle crisi a livello nazionale, nonché la necessità di istituire meccanismi che siano maggiormente in grado di far fronte ai dissesti bancari transfrontalieri". In questi anni "si sono verificati numerosi dissesti importanti (Fortis, Lehman Brothers, banche islandesi, Anglo Irish Bank, Dexia) che hanno messo in luce gravi lacune nelle modalità esistenti per la gestione delle crisi". In assenza di meccanismi di gestione delle emergenze, ogni Stato ha operato all'interno dei propri confini: ora - è la posizione della Commissione – è tempo di muoversi con azioni coordinate a livello Ue.