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Mercoledì 20 Giugno 2012

13:03 - EGITTO: CINGOLI (CIPMO) “TRANSIZIONE LUNGA E TORMENTATA”

È una “transizione lunga e tormentata” quella che l’Egitto sta vivendo, al di là della vittoria delle presidenziali, rivendicata sia dal candidato dei Fratelli musulmani Morsi che da quello “ufficioso delle Forze Armate” Shafiq. Un braccio di ferro tra due forze che storicamente si contendono il potere nel paese e che ben fotografa la situazione attuale. Tuttavia, secondo il direttore del Cipmo, Centro italiano per la pace in Medio Oriente, Janiki Cingoli (cipmo.org), “vi è una terza componente che non compare in questi primi risultati, ed è quel 49,3 per cento che al primo turno era andato ai candidati di area più democratica, più del 48,4 totalizzato da Morsi e Shafiq insieme”. Un voto che si è perso per strada nel passaggio dal primo al secondo turno, complici anche divisioni interne ed astensione. Stesso discorso anche per i gruppi legati a piazza Tahrir: “quest’area - spiega il direttore del Cipmo - paga il prezzo delle sue divisioni e della sua ingenuità, ed anche dei suoi errori, ma non è scomparsa, ed esprime con crescente consapevolezza una maturazione complessiva della società egiziana, almeno nelle grandi città, che sarà difficile ignorare. Di questo sono consapevoli i Fratelli musulmani, che hanno usato l’alleanza con piazza Tahir per fare pressione e sconfiggere la resistenza dell’establishment militare”.

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Tuttavia, aggiunge l’esperto, “questa politica dei due forni pare giunta a un punto di non ritorno: l’ordinanza con cui la Corte costituzionale, nominata da Mubarak, ha sciolto il parlamento dominato dalle diverse formazioni islamiche; e quelle con cui il Consiglio militare ha privato il presidente che sarà eletto di molte delle sue prerogative, tracciano uno stop di fronte a cui l’organizzazione islamica dovrà scegliere”. E’ probabile, dunque, che si vada verso uno “scontro controllato, in cui come sempre la piazza verrà usata per concludere il miglior compromesso possibile”. Messo di fronte all’ipotesi di un doppio en plein dei Fratelli musulmani, parlamento prima e presidenza ora, l’esercito “non ha esitato ad attuare una sorta di colpo di stato militare ‘bianco’, fondato su cavilli e dubbie interpretazioni giudiziarie di corti addomesticate”. Lungi dal rinunciare a tutta una serie di privilegi economici e sociali di cui gode, l’esercito “gioca pure sulla preoccupazione in ampi settori della società angosciati per la permanente instabilità e insicurezza, per la crisi economica, ed anche per la crescente sfida dell’integralismo islamico”. Timore questo che riguarda la minoranza copta che rappresenta il 10% del paese. Nonostante ciò, conclude Cingoli, “chi, anche nel Consiglio militare egiziano, pensasse di rimettere al potere un nuovo Mubarak, è destinato a ricredersi presto”.






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